Venezia e Mestre, nel football le due anime di una città divisa

scritto da UMBERTO ZANE

A Venezia, mentre è ancora in ballo l’effettuazione di quello che sarebbe il quinto referendum sulla separazione, il football torna a dividere prepotentemente le due anime della città, con due squadre, entrambe campioni d’inverno nei loro rispettivi campionati: il Venezia in Prima divisione e il Mestre in serie D.
Sia in Centro storico sia in Terraferma è davvero tornata la voglia di grande calcio, l’entusiasmo, e insieme a queste, una rivalità mai sopita.

Il tutto, curiosamente, proprio quando, dall’altro capo dell’Italia, sembra tramontare la trentennale parabola calcistica di Zamparini, l’uomo che nel 1987 aveva acquisito la proprietà congiunta del Venezia e del Mestre, fondendoli in un’unica società, capace poi, con lui, di scalare gradatamente, dalla quarta serie, tutti i gradini del calcio nazionale, arrivando a disputare anche tre campionati di serie A, prima dell’abbandono dell’imprenditore friulano e l’inesorabile ridiscesa, condita anche da due dolorosi fallimenti.

Acqua però a quanto pare davvero passata: a Venezia, dopo l’arrivo, lo scorso anno, di Joe Tacopina alla guida del club, si è tornati a sognare in grande.

L’avvocato newyorchese sta lavorando sinora davvero bene in laguna: sia in ambito societario, con una struttura organizzativa ormai ben definita, sia sotto il profilo tecnico, con in cabina di regia un grande conoscitore del nostro calcio, come il direttore sportivo Giorgio Perinetti.

Dopo il vittorioso campionato di serie D, il Venezia ha puntato decisamente in questa stagione ad un nuovo salto di categoria, per rientrare definitivamente nel calcio che conta.

Il primo “colpo” di mercato, è stato l’ingaggio di Filippo Inzaghi, un mister giovane, dal grande futuro, che dopo l’esperienza agrodolce col Milan, non ha esitato a “sposare” il progetto di Tacopina “retrocedendo” di fatto di due categorie. Ed insieme a lui sono arrivati in laguna giocatori di provata esperienza nelle serie maggiori insieme a giovani di belle speranze e ad altri “di categoria”: un mix che Inzaghi sembra essere riuscito ad amalgamare, come comprovano le cinque vittorie ottenute negli ultimi sette match disputati. Il rocambolesco pareggio casalingo dell’ultima partita di andata, contro la Maceratese (arancioneroverdi raggiunti sul 3 a 3 allo scadere su calcio di rigore) ha comunque consentito a Domizzi e compagni di laurearsi campioni d’inverno, con 39 punti, frutto di undici vittorie, sei pareggi e due sole sconfitte.

È un campionato che resta comunque difficile e molto equilibrato: il Pordenone è passato al giro di boa con un solo punto di ritardo, la Reggiana con tre, mentre il Parma ed il Padova sono a sei lunghezze.

Filippo Inzaghi

Il primo ad essere consapevole che il cammino resta ancora molto lungo e accidentato è proprio Filippo Inzaghi.

Concludere in testa il girone di andata – sottolinea il mister lagunare – è in ogni caso una bella soddisfazione. Siamo felici, anche perché sentiamo crescere attorno a noi la fiducia: l’obiettivo è anche quello di ricreare sempre più quell’entusiasmo che il Venezia conosceva in passato, ai tempi dei suoi massimi livelli. Le altre contendenti restano molto vicine a noi, ma il bello di essere davanti è anche quello di dipendere da se stessi, senza dover troppo guardare quello che fanno gli altri. Per fare un bilancio di questa prima parte di stagione direi comunque di aspettare le prossime due partite che precedono la sosta di campionato: ma se pensiamo a come siamo partiti in luglio, con ben 17 giocatori nuovi, dobbiamo già essere orgogliosi di aver creato in poco tempo un gruppo del genere.

Tifosi del Venezia

Anche dall’altra “parte del cielo”, in Terraferma, il rinato Mestre, con un campionato di serie D sino a questo momento da urlo, ha riscaldato i cuori di tanti tifosi che la fusione di ventinove anni fa non l’avevano mai digerita.

Numeri da record (solo leggermente “sporcati” dagli ultimi due pareggi casalinghi consecutivi, riscattati però dalla vittoria esterna a Vigonza nell’ultima partita dell’anno) che hanno consentito agli arancioni di essere largamente campioni d’inverno, a quota 44 (frutto di quattordici vittorie due pareggi e una sola sconfitta), sette lunghezze davanti la Triestina e otto dal Campodarsego.

Il punto più alto del campionato è stata sinora la pirotecnica vittoria sul campo della fortissima Triestina, un 4 a 3 davvero entusiasmante, e forse meno netto dei valori visti in campo, che ha davvero entusiasmato i circa cinquecento tifosi mestrini accorsi allo stadio “Rocco”: più di qualcuno ha già definito questa squadra, come “il Mestre più bello di sempre”.

Lo stadio di Mestre negli anni Trenta (Mostra sul Baracca)

E con un futuro (leggi “girone di ritorno”) che si prospetta “roseo”, sia perché i due scontri diretti contro le avversarie più pericolose saranno giocati in casa, sia perché questa “casa”, non sarà più lo stadio di Mogliano, ma quello storico di Mestre, il “Baracca”, che dopo anni di stop dovuti a problemi di ristrutturazione e di permessi, tornerà, dal 15 gennaio, ad ospitare i ragazzi di mister Zironelli.

Un evento, che la società ha voluto in qualche modo celebrare organizzando in questi giorni una mostra fotografica itinerante sul vecchio stadio, che sta per compiere i novant’anni di vita.

Mestre insomma con le vele spiegate ed il vento in poppa, anche se ora come non mai, come ci spiega mister Zironelli, è necessario non abbassare la guardia.

Il presidente Serena alla mostra sul Baracca

Siamo contenti – ci dice l’allenatore arancionero – di aver fatto in questo girone di andata qualcosa di veramente grande: mai nessuno, in serie D, aveva girato il campionato a quota 44 punti.

Anche i sette punti sulle avversarie sono importanti, ma di partite ne mancano ancora davvero tante. Se questo vantaggio lo avremo ancora verso marzo, solo allora potremo cominciare a sognare davvero in grande. Qui in ogni caso ci sono tutti i presupposti per fare bene: ho sposato con entusiasmo il progetto del presidente Serena e vorrei davvero portare il Mestre verso traguardi importanti. Col Venezia, da giocatore, sono arrivato a conquistare la serie A, col Mestre…chissà!”

In terraferma il sogno dei tifosi è quello di ritrovare al più presto, e in categorie che contano, i cugini del Venezia.
Magari già il prossimo anno, in Prima divisione.

Tifoseria mestrina

Eventualità che ovviamente non si augura la tifoseria degli arancioneroverdi, peraltro ancora composta da due “frange” che in trent’anni non sono riuscite mai a trovare una coesione: quella dei “veneziani d.o.c.” e quella degli “unionisti”, ex tifosi del Venezia o della Mestrina, che si riconoscono comunque nella società nata dalla fusione realizzata da Zamparini per dare alla città un’unica squadra in grado di poter raggiungere traguardi ambiziosi.

È in ogni caso in ballo una lotta per la supremazia cittadina, per ora appannaggio del Venezia, che pare però appena cominciata: tra i due litiganti, a goderne, si spera sia il bel gioco, primo ingrediente, con le vittorie, per riportare allo stadio sempre più gente.

Venezia e Mestre, nel football le due anime di una città divisa ultima modifica: 2016-12-22T15:39:15+00:00 da UMBERTO ZANE

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