Ariosto, la strabiliante mostra di Ferrara. Chi può, corra!

scritto da MARIO GAZZERI

La preziosa mostra ferrarese sull’Ariosto per i 500 anni dell’Orlando Furioso non è solo interessante, non è solo spettacolare. È letteralmente strabiliante, a partire dal sottotitolo (di sapore chiaramente freudiano) dell’esposizione che si concluderà il 29 di questo mese a Palazzo dei Diamanti. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi“, recita infatti l’onirica nota esplicativa della mostra che è, per il visitatore, una forte emozione prima ancora di divenire fonte di conoscenza.

Bottega di Andrea della Robbia, Scipione l’Africano, primi anni del secolo XVI

Il mondo di Orlando e Astolfo

Un tuffo nel mondo fantastico dei poemi cavallereschi, un invito a cercare e a ritrovare, attraverso i suggerimenti sognanti dell’arte, le radici di un mondo che vive tuttora in noi, anche se spesso inconsapevolmente. Orlando, Astolfo, Ruggiero, Bradamante, Angelica. Nomi, emozioni. E Roncisvalle, la battaglia che vide Carlo Magno vittorioso sui Mori e dove, secondo la leggenda ripresa dall’Ariosto, morì combattendo Orlando.

Lo scontro rivive in un arazzo giunto dal Victoria and Albert Museum di Londra ed esposto in una delle prime sale del palazzo. Nell’azione serrata, ogni movimento è colto nel suo divenire ma bloccato come in un’istantanea a formare un affresco che paradossalmente trova vita nella sua immobilità. L’arazzo è uno dei “pezzi” più storicamente indicativi della rassegna dove, per penetrare nel mondo dell’Ariosto, i curatori hanno volutamente percorso anche strade parallele. Una scelta che consente ad esempio di ammirare la preziosa armatura di un aristocratico dell’epoca e, poco più in là, la lucente corazza del Gattamelata, ritratto dal Giorgione, in un magnifico dipinto in cui il volto del giovane condottiero appare in un alone di misticismo dietro l’elsa della sua spada. Un’elsa che è in realtà anche una croce.

Botticelli, Raffaello, le donne e i cavallier…

“Le donne, i cavallier, l’armi, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto…”. E’ nel primo verso del Furioso che in estrema sintesi vive il mondo così egregiamente rappresentato a Palazzo dei Diamanti, l’edificio “principe” della cosiddetta “addizione erculea”, dell’ampliamento cioè del tessuto urbano di Ferrara voluto da Ercole I d’Este. Nell’oscurità delle sale emergono, come dalle tenebre degli appena trascorsi Secoli bui, i capolavori del Rinascimento. Oltre al Giorgione già citato (a nostro avviso il “pezzo” più prezioso della mostra), un ritratto di Raffaello Sanzio (Tommaso Inghirami), un tondo in ceramica vetrata della scuola dei della Robbia (su disegno del Verrocchio) raffigurante Scipione l’Africano, una Primavera della bottega di Sandro Botticelli e diversi capolavori di Tiziano, Dosso Dossi, Sebastiano del Piombo e altri maestri oltre ad un disegno di Leonardo.

Raffaello Sanzio, Ritratto di Tommaso Inghirami detto “Fedra”, c. 1510

Frammenti di storia

Ma non sono solo le arti figurative ad aprirci le porte di quei mondi lontani. Manoscritti, oggetti in avorio, armi e libri, tra cui la prima edizione dell’Orlando Furioso pubblicato a Ferrara cinque secoli or sono, aiutano il visitatore a penetrare nel tempo e nello spazio dell’Ariosto. In una sala, l’attenzione è catturata da una grande sfera di metallo sulla cui superficie è ancora ben visibile una serie di fori. Si tratta della sfera che era collocata sopra l’obelisco di Piazza San Pietro, ripetutamente colpita dai proiettili degli archibugi dei lanzichenecchi, durante il terribile sacco di Roma del maggio 1527. La Città eterna, nelle mani della soldataglia di mercenari tedeschi al soldo di Carlo V, visse i suoi giorni più drammatici. Secondo alcuni storici il trauma del saccheggio, durato per molti mesi, ebbe effetti devastanti anche al di là dei territori dello Stato pontificio e nella stessa Firenze tanto da determinare un tracollo economico con notevoli contraccolpi nel campo delle arti.

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, c. 1440

Secondo il filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, la fine del Rinascimento italiano venne segnata proprio dal sacco di Roma da parte dei “lanzi”.

Posto al centro del percorso espositivo – scrive nell’Album del catalogo Barbara Guidi – l’Orlando furioso è il perno di un itinerario ordinato in sezioni tematiche che alternano le fonti dell’immaginario ariostesco al contesto in cui è nato il poema: dall’universo delle battaglie all’evocazione di un’elegante vita cortese, dalla fascinazione per i viaggi alle immagini di condottieri reali o immaginari.

C’è tempo fino al 29 gennaio. Chi può, si affretti!

Ariosto, la strabiliante mostra di Ferrara. Chi può, corra! ultima modifica: 2017-01-08T17:39:22+01:00 da MARIO GAZZERI

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