Social Housing. Gigio e sor Pampurio a Venezia

scritto da GIUSEPPE SACCA'

Un tweet dello scorso 5 gennaio del sindaco Brugnaro ha attirato la nostra attenzione, un tweet che recita con i soliti toni enfatici, arricchiti dall’immancabile emoticon: “Fatti concreti!”. Il cinguettio celebra un traguardo importante per l’amministrazione fucsia che è riuscita a portare in porto un progetto avviato da tempo ovvero l’assegnazione di 71 appartamenti in locazione agevolata.

La vicenda ci ha fatto tornare alla mente un articolo di 11 mesi fa che riproponiamo qui di seguito perché ancora oggi attuale. Il tema è il social housing ossia progetti di edilizia sociale quindi da non confondere con l’edilizia residenziale pubblica perché rivolti a chi è in grado di sostenere un canone calmierato e remunerare l’investimento iniziale, anche se in misura contenuta.

Si tratta di investimenti pensati per coloro che non riescono a soddisfare i prezzi del mercato, ma sono troppo “ricchi” per entrare nelle graduatorie dell’edilizia pubblica residenziale. A Venezia uno strumento che può funzionare perché il ritorno di investimenti immobiliari è alto tanto da permettere alla pubblica amministrazione di “contrattare” un numero congruo di abitazioni sociali con gli imprenditori che decidessero di investire. Insomma, siamo al cuore di uno dei problemi più sentiti a Venezia, quello della residenza. E la costante diminuzione della popolazione in città storica è un dato che preoccupa tutte le forze politiche.

Sulle possibili soluzioni e relative azioni da mettere in campo si sono scritti centinaia di tomi. Di certo esiste un solo indicatore per capire se le politiche attuate siano più o meno efficaci: il numero dei residenti. E i numeri parlano chiaro. Tre dati per riassumere il trend e fotografare la situazione, novembre 2006, giugno 2015 (inizio del mandato dell’attuale amministrazione) e novembre 2016 (fonte Comune di Venezia http://www.comune.venezia.it/archivio/26622): 61.798; 56.095; 54.881.

Il trend è chiarissimo e il problema viene da lontano. Ma cosa sta facendo l’attuale amministrazione? Con questi 71 appartamenti che dovrebbero essere assegnati a giugno forse aumenteranno i residenti. Ma di altri interventi nel social housing non c’è traccia e soprattutto progetti avviati da tempo sono completamente abbandonati nonostante le promesse dell’attuale assessore alle politiche per la casa, il vicesindaco Colle. Proprio al progetto alla Giudecca (ex Scalera) si riferiva l’articolo che riproponiamo.

Il rischio che in cinque anni di amministrazione vengano assegnati solo questi 71 appartamenti, in locazione, è assai forte. Se poi dal social housing si passa alla edilizia pubblica residenziale i numeri sono altrettanto chiari: oltre 700 appartamenti in tutto il Comune risultano non essere occupati in quanto non a norma o perché necessitano di manutenzione. Per emettere un giudizio sull’operato della Giunta fucsia è ancora presto, è doveroso aspettare la fine del mandato, di certo nel DUP (Documento unico di programmazione) non si intravedono grandi idee e né interventi. Per ora nel campo della residenza a Venezia c’è poco da festeggiare come dimostra la continua emorragia della popolazione che anche nelle isole della laguna appare irrefrenabile, in dieci anni si è infatti passati da 30.733 a 28.243 residenti.

Sor Pampurio è un personaggio dei fumetti ideato nel 1925 da Carlo Bisi e pubblicato per la prima volta sul Corriere dei Piccoli nell’aprile 1929

È un dato noto a tutti come la popolazione della città storica sia in lenta e costante diminuzione. Si potrebbe lungamente discutere se il livello di abitanti raggiunto nei centri storici di Milano, Roma e di altre città italiane, non stia a dimostrare come, in realtà, Venezia viva una situazione migliore. Discussione sterile considerato che i veneziani, o alcuni di essi, combattono per sostanziare la parola “città” con tutte le implicazioni che ciò comporta dal punto di vista sociale ed economico e quindi dei servizi che devono essere presenti. Nel dibattito veneziano ad alcuni piace definirla città antica ad altri città storica, ma sempre di città stiamo parlando, non di centro storico.

Ma al di là di questo aspetto, il calo della popolazione a Venezia è percepito come un enorme problema tanto che ogni discorso politico su Venezia afferma, in maniera più o meno articolata, come prioritaria la lotta per la casa individuandola come l’architrave per le politiche della residenza (commercio, servizi sociali, produzione culturale.

È altresì arcinoto come il grosso problema siano i prezzi delle case a Venezia e la loro manutenzione. Chi decide di comprare – non come investimento ma come scelta di vita – sa di affrontare una sfida impegnativa. La domanda è quindi: come lo Stato aiuta a diventare e restare residenti in città storica?

Siamo di fronte a una situazione sconsolante. A livello nazionale non esiste nessun programma, intervento, piano per rivitalizzare i centri/città storiche. E i finanziamenti alla Legge Speciale languono.

La Regione Veneto mantiene una normativa assurda che di fatto rende ereditabile di padre in figlio gli appartamenti pubblici assegnati ai meno abbienti fino a che non si superi per due anni la soglia di reddito di 107.000 euro lordi l’anno, una soglia molto alta e facilmente aggirabile in un paese in cui l’elusione fiscale è altissima. Inoltre a Venezia un enorme problema è dato dalla gestione dell’ATER, ente legato alla Regione, che da anni si avvita in una crisi dirigenziale profonda che ne mina l’operatività.
Rimane il Comune. Il Comune di Venezia possiede molti appartamenti (numeri, caratteristiche, stato di conservazione possono essere consultati nell’annuale rapporto dell’Osservatorio Casa), ma una parte del patrimonio immobiliare è di fatto bloccato per la norma regionale di cui sopra. E ci sono altri problemi come, ad esempio, una fetta del patrimonio immobiliare talmente deteriorata da non poter essere utilizzata.

Ma al netto di tutto gli interventi per la popolazione a basso reddito, seppur insufficienti, esistono. E gli scandali che stanno emergendo in alcune città italiane non sembrano toccare gli immobili gestiti dal Comune (speriamo di non essere smentiti a breve!). Di certo manca una politica cittadina condivisa sugli alloggi di proprietà pubblica, quindi non solo comunali, quando in molte città europee sono la norma agenzie pubbliche capaci di pianificare e portare avanti politiche articolate.

Ma soprattutto, ciò che a Venezia è totalmente assente sono gli interventi per le fasce di reddito che non sono così povere da accedere alle casa popolari e non sono così ricche da gareggiare nel libero mercato. Una fascia di popolazione molto ampia. Al riguardo vorrei raccontare una storia emblematica che ha coinvolto 25 persone e relative famiglie. 25, quindi un numero esiguo, una vicenda che se avesse avuto un esito felice non avrebbe di certo invertito la tendenza allo spopolamento, ma forse poteva essere un segnale, una buona pratica da applicare in altre zone della città. Tutto inizia il 1 ottobre 2010 quando scade il termine per accedere ad un bando comunale per degli alloggi nell’area ex Scalera (Giudecca) assegnati a prezzo convenzionato.

Prezzo tutt’altro che economico visto che si parla di 3.157,57 euro più Iva a mq. Ma stiamo parlando di case nuove, quindi con alcune caratteristiche impossibili da trovare altrove in città storica (classe energetica in primis), case site alla Giudecca, ossia un’isola che negli ultimi anni sta dimostrando una vitalità che la rende particolarmente appetibile. Inoltre gli alloggi dovrebbero fungere da cornice ad un’ampia zona destinata a parco e avere vicino alcuni servizi e spazi pubblici.

Chi partecipa al bando deve possedere alcuni requisiti minimi (reddito, residenza, ecc.) e affidarsi alla dea bendata, infatti la graduatoria è affidata ad un sorteggio. Dopo il sorteggio, di per sé una modalità particolare per indirizzare politiche per la casa, iniziano i primi problemi ossia i lavori avanzano lentamente per arrestarsi con il fallimento di Acqua Marcia Immobiliare S.r.l., l’impresa proprietaria degli immobili, società della famiglia Caltagirone. Non si trova il modo di far proseguire i lavori e una parte di case praticamente finite sono abbandonate al loro destino. I 25 “fortunati” vincitori che, è bene ricordarlo, hanno partecipato ad un bando scritto e gestito dal Comune di Venezia, vengono lasciati senza un minimo di assistenza in un vuoto assoluto di informazione.

A un certo punto l’assessore alla Casa Bruno Filippini tuona: “Useremo la fidejussione bancaria sottoscritta per completare gli alloggi”. Ma non se ne fa nulla. Il Comune non cerca soluzioni alternative reali, non solo, nonostante il pressing dei “fortunati” vincitori del sorteggio, si trincera dietro l’impossibilità di muoversi stante gli accordi sottoscritti. E per fortuna che il bando era stato scritto dallo stesso Comune, come la convenzione con Acqua Marcia, ma l’amministrazione è stata più attenta a difendere se stessa che mettersi al servizio dei cittadini veneziani. Morale della favola: opportunità sfumata.

Oltre al danno la beffa: i 25 avevano versato un assegno circolare non trasferibile intestato a Acqua Marcia Immobiliare S.r.l. di € 10.000 a titolo di deposito cauzionale. Questi vengono trattenuti per un certo periodo dal Comune e poi restituiti. Peccato che dalla emissione alla decisione del Comune di restituirli siano trascorsi anni e ciò ha significato per molti una lunga attesa per vedersi riaccreditare i propri soldi perché gli assegni circolari sono soggetti ad un normativa particolare: se non vengono reclamati entro un certo periodo vengono congelati dalla Banca d’Italia che per rilasciarli richiede una serie non banale di carte e moduli da compilare.

L’ultima tappa è di questi ultimi mesi: da un tweet del sindaco Brugnaro si apprende che un’operazione simile presso l’Opera Pia Coletti si sta definendo. Si tratta di case in locazione agevolata non in vendita. Ma, come si suol dire, meglio che un pugno di mosche. Quello che rimane dei 25 “fortunati” prova a farsi sentire chiedendo che l’amministrazione riconosca nel conteggio del punteggio per l’assegnazione di questi alloggi qualcosa a chi da oltre un lustro è invischiato nella vicenda ex Scalera. Nonostante alcune email inviate al vicesindaco (che è anche Assessore alle politiche della residenza), all’Assessore alle politiche sociali, al sindaco, ai funzionari e dirigenti coinvolti nella vicenda, non si ottiene nessuna risposta. Così il 17 dicembre 2015 viene approvata una delibera di Giunta nella quale non si fa riferimento all’ex Scalera. Non solo, la delibera non indica un termine ultimo entro il quale i responsabili dell’Opera Pia Coletti debbano a loro volta pubblicare il bando per assegnare effettivamente le case. Insomma, non esiste una tempistica vincolante (delibera 448 del 17 dicembre 2015).

Questo racconto aiuta purtroppo a individuare un modus operandi che unisce la passata e la presente amministrazione, un filo rosso che non fa presagire nulla di buono. La vecchia amministrazione aveva avuto la bontà di organizzare più incontri nei quali Bruno Filippini, all’epoca l’assessore competente, ci aveva messo la faccia e affrontato i cittadini. Non aveva raggiunto nessun risultato, ma almeno era un segnale. Questa Giunta non ha ritenuto nemmeno di compiere questo atto.

Ultima nota di colore, l’operato di una consigliera comunale, ieri all’opposizione (Popolo della libertà), oggi al governo (Lista Brugnaro): Marta Locatelli. Nella passata consiliatura si era fatta paladina dei 25 “fortunati” vincitori del bando incontrandoli e attivandosi in Consiglio. Da quando è in maggioranza, quindi con più peso politico, non ha fatto nulla per proseguire questa battaglia e nel frattempo è emerso come la vita imprenditoriale della sig.ra Locatelli sia in antitesi rispetto ai suoi impegni politici sulla residenza. Nulla di nuovo sotto il sole, la coerenza è virtù rara non solo tra chi fa politica, ma certo questo particolare aggiunge una nota amara alla vicenda.

Per dovere di completezza l’assegnazione di case per il ceto medio, il cosiddetto social housing, non marcia nemmeno a Mestre (si veda quanto accade al Rione Pertini e in via Mattuglie) e tantomeno si concretizzano altre forme di abitare innovative come i condomini solidali per anziani: nel progetto di riqualificazione di Altobello erano previsti ben 22 appartamenti dedicati a questa formula, ma le case, di proprietà dell’Ater, di fatto completate, sono chiuse e non assegnate.

Sor Pampurio a Venezia, 8 febbraio 2016

Social Housing. Gigio e sor Pampurio a Venezia ultima modifica: 2017-01-08T16:18:07+00:00 da GIUSEPPE SACCA'

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