Sanremo, prove di unità nazionale

scritto da ALDO GARZIA

Maria De Filippi (Mediaset) e Carlo Conti (Rai) sono i conduttori del prossimo Festival di Sanremo. La non belligeranza tra le due corazzate televisive è il preludio del clima politico da unità nazionale che potremmo vivere, volenti o nolenti, nei prossimi mesi.

Del resto è capitato altre volte che sul palcoscenico del teatro Ariston si rispecchiasse il clima più generale del paese. Basti pensare, per fare solo due esempi, alla vittoria di Modugno nel 1958 che fu l’avvisaglia del boom economico e quella di Endrigo nel 1968 che coincideva con i fermenti diuell’ quell’anno.

L’armistizio tra Mediaset e Rai rischia di essere la migliore metafora del dopo referendum del 4 dicembre. Pd e Forza Italia si lanciano infatti in queste settimane più che segnali di fumo.

Si lavora a una legge elettorale proporzionale per la Camera con le varianti di uno sbarramento al 4-5 per cento e un premio di maggioranza del dieci per cento. La legge elettorale per il Senato potrebbe invece rimanere più o meno quella con cui abbiamo votato l’ultima volta (sbarramento all’otto per cento). Qualunque sia la soluzione finale (Mattarellum, Mattarellum corretto o simili), il ritorno al proporzionale – in un sistema politico diventato tripolare – può produrre, almeno sulla carta, solo due maggioranze: 5 Stelle-Lega, Pd-Forza Italia. La prima appare fantapolitica, la seconda è assai probabile (quasi certa).

L’Italia, dunque, come la Germania di Angela Merkel, dove i socialdemocratici al governo con la Cdu vivono la loro crisi più acuta dal dopoguerra? L’Italia come la Spagna, dove i socialisti al minimo storico sorreggono con la loro astensione il governo del Partito popolare di Rajoy? Non è affatto una prospettiva allettante. Anzi, rischia di essere solo una fase di interregno in attesa dello showdown definitivo dei grillini rinvigoriti ulteriormente dalla gabbia dell’unità nazionale.

Dopo il governo Monti, chi può credere che la concordia nazionale produrrebbe riforme, ripresa economica e non pantano? La democrazia compiuta dovrebbe fondarsi invece su alternanze e alternative possibili.

Massimo D’Alema, in un recente editoriale sulla rivista Italianieuropei, evoca scenari necessari di tutt’altro tipo su scala europea per contrastare la nuova destra: fine del blairismo, fine delle convergenze al centro del sistema politico, fine del liberismo temperato come orizzonte ideale. L’ex premier propone per il futuro una sinistra del lavoro e dei diritti nettamente alternativa alla destra e ai populismi d’ogni colore, sia nei valori sia nelle politiche economiche.

Come non dare ragione a questa dichiarazione d’intenti, nonostante giunga colpevolmente tardiva e dopo gli ammiccamenti decennali al blairismo e al liberismo temperato? Il problema però è che la situazione italiana si avvia in tutt’altra direzione anche per responsabilità di coloro che adesso la pensano come D’Alema.

Alle corde non è solo la politica del Pd e di Renzi (il rottamatore convertito in gestore dell’unità nazionale sarebbe un triste finale). Pure Sinistra italiana – che aveva esultato per la vittoria dei No referendari – potrebbe essere annichilita dalla nuova legge elettorale e dal quadro politico successivo, nel quale avrebbe un ruolo di semplice testimonianza.

Ad alcuni può sembrare una bestemmia perché significa rimettere in discussione recenti certezze, ma o si ripensa una politica senza steccati per l’intera sinistra o quest’ultima si dividerà per l’ennesima volta tra governisti/realisti e chi si ritaglia un ruolo residuale di sopravvivenza. Servirebbero invece idee e progetti sui quali contaminarsi, misurarsi e ricostruire una prospettiva comune.

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Sanremo, prove di unità nazionale ultima modifica: 2017-01-09T16:53:08+00:00 da ALDO GARZIA

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