Presidenziali francesi. L’azzardo di Valls e il Ps in frantumi

scritto da MARIO GAZZERI
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Manuel Valls, ex primo ministro di Hollande, è riuscito a prevalere sugli altri sei candidati del partito socialista nel corso del dibattito televisivo tenutosi nei giorni scorsi in vista delle primarie di sabato 21 e domenica 22 gennaio (primo turno) e del 29 gennaio (eventuale ballottaggio). Un percorso che tuttavia non approderà ad alcun concreto risultato di rilievo, (sia per lui che per il suo probabile “avversario interno”, il socialista Arnaud de Montebourg) considerati i sondaggi che impietosamente offrono una fotografia di un Ps ormai in frantumi, distaccato nella corsa all’Eliseo sia dai Républicains di François Fillon che dal Front National di Marine Le Pen.

Un partito in frantumi

Il glorioso partito che fu di Michel Rocard e François Mitterrand ridotto ormai al ruolo di terzo incomodo deve guardarsi, adesso, anche da un’imprevista impennata nei sondaggi dell’indipendente liberale Emmanuel Macron, già socialista e ministro di Hollande. Una recente auto-candidatura vissuta come un “tradimento” dal presidente ancora in carica che nutriva per il giovane rampante di centro un affetto quasi paterno, una fiducia che non riservava invece a Manuel Valls.

L’azzardo di Valls

Resta poi da capire perché un politico avveduto e ancora giovane come l’ex premier di origini catalane (oggi sostituito a Palais Matignon dall’ex responsabile degli interni Bernard Cazeneuve) abbia ceduto alla tentazione di mettersi in gioco in una sfida senza speranze invece di “saltare il turno” e ripresentarsi alle successive presidenziali quando l'”outlook” dei socialisti non potrà che essere migliore di quello odierno. Ad oggi,  Valls non ha praticamente alcuna chance di approdare al ballottaggio presidenziale (se questo sarà poi  necessario) il 7 maggio dopo il primo turno del 23 aprile. Tutti i sondaggi indicano in Fillon (“euroscettico e reazionario”, secondo la definizione del giornalista Bernard Guetta) e Marine Le Pen i protagonisti del duello finale, sempre che l’esponente di centro-destra non prevalga con il cinquanta per cento dei voti più uno già il 23 aprile.

L’incognita sondaggi

Sarà dunque un duello tra destra e destra estrema anche se, ad essere sinceri, sarebbe prudente non dare un eccessivo peso ai sondaggi e ai sondaggisti, usciti malconci nel 2016 sia in Gran Bretagna che negli Stati uniti. E anche in Francia, in occasione delle primarie del centro-destra, furono in pochi a scommettere nella vittoria finale di Fillon che già al primo turno aveva quasi doppiato il redivivo (ma per poco) Nicolas Sarkozy. E in pochissimi a puntare un solo euro sulla sconfitta di Alain Juppé, il sindaco di Bordeaux amato e stimato non solo dalla ricca borghesia mercantile della città girondina. La sterzata a destra, propiziata dal diffuso malcontento per le falle nella sicurezza nazionale evidenziate dal disastro dell’attentato di Nizza, é stata interpretata al meglio da Fillon che si presenta con un programma in alcuni punti non lontano da quello del Fn.

Cosa potrà fare Valls nel caso, probabile ma non scontato, di una sua vittoria alle primarie? Praticamente nulla se non cercare di ridare lustro al Ps con una campagna centrata sui principi fondanti della République e preparare il terreno per una futura riscossa del Partito socialista. Rassicurare il futuro elettorato riguardo ai tradizionali principi di accoglienza della Francia ma al tempo stesso stringere le maglie dell’ospitalità con chi non è in regola. In linea con quanto stanno facendo altri paesi europei a cominciare dall’Italia col nuovo corso del ministro dell’interno Minniti. Ma Valls dovrà anche guardarsi dall’ex socialista, ambientalista Jean Luc Mélénchon, da alcuni definito il candidato “neogiacobino”, ora a capo del suo Partito della Sinistra.

La dispersione, storico male della “gauche”

La dispersione del voto è un vecchio male che affligge la sinistra francese (ma non solo) già dai tempi di Pierre Mendès France, che seppe comunque varare un governo di unità nazionale che comprendeva i comunisti e che aveva l’urgente necessità di trattare con i vietnamiti dopo la disfatta di Dien Bien Phu. Più recentemente, nel 2002, ricordiamo la débacle personale del favorito candidato socialista Lionel Jospin che non riuscì ad agguantare il ballottaggio a causa della dispersione del voto della “gauche”. Battuto da Le Pen padre che al secondo turno fu senza fatica sbaragliato da Jacques Chirac il quale, con l’82 per cento dei voti, si assicurò comodamente un secondo mandato all’Eliseo.

Presidenziali francesi. L’azzardo di Valls e il Ps in frantumi ultima modifica: 2017-01-14T19:48:46+01:00 da MARIO GAZZERI

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