Trumpworld. Gli affari del giovane Kushner e le grandi manovre cinesi

scritto da BENIAMINO NATALE

[da Hong Kong]

Il 16 novembre scorso, in una sala dell’hotel Waldorf Astoria di New York, Jared Kushner – 35 anni, rampollo di un ricco costruttore, genero e consigliere del nuovo presidente americano Donald Trump – si è incontrato con Wu Xiaohui, Chief Executive Officier (CEO) della conglomerata cinese Anbang, che, tra le altre cose, è proprietaria dello stesso Waldorf.

Jared Kushner

Per inciso, ricordiamo che nel prestigioso albergo di Midtown Manhattan ha recentemente alloggiato il presidente cinese Xi Jinping mentre il presidente americano uscente Barack Obama ha preferito trovare un’altra sistemazione per i suoi soggiorni a New York, temendo di essere spiato.

Il Chrysler Building, una delle icone di Manhattan, visto da una stanza del Waldorf Astoria

In gennaio, poi, Trump ha ricevuto Jack Ma, il CEO di Alibaba, il gigante cinese del commercio online.

La Anbang è una società estremamente interessante.
“Si tratta – spiega Willy Lam, professore all’Università Cinese di Hong Kong e autore di numerosi libri sulla politica cinese – di un’impresa che ha solidi legami politici. Si ritiene che il suo presidente Wu Xiaohui sia sposato con una nipote di Deng Xiaoping (il leader succeduto a Mao Zedong che lanciò alla fine degli anni Settanta la politica di “riforma e apertura”). Ci sono anche altri legami di alto livello con alcuni dei principali clan del Partito (Comunista Cinese).

In Cina una compagnia privata non può avere successo senza forti legami con i potenti clan del Partito – per fare un esempio, Alibaba è sostenuta dalla fazione di Jiang Zemin (ex-presidente cinese e principale avversario politico di Xi Jinping)… ci sono insistenti voci secondo le quali il figlio dell’ ex-premier Wen Jiabao, Winston Wen, sarebbe fortemente impegnato negli affari di numerose società assicuratrici cinesi”.

Secondo The Economist

…l’ Anbang è stata fondata nel 2004 con un capitale di cinquecento milioni di yuan (sessanta milioni di dollari in quel momento) e con il ristretto orizzonte del settore delle assicurazioni per le automobili

Dieci anni dopo, la compagnia lancia una straordinaria campagna di acquisizioni, prima in Cina poi all’ estero. Scriveva la Reuters nel marzo del 2016:

Il China Anbang Insurance Group è emerso dall’oscurità diciotto mesi fa firmando accordi per oltre trenta miliardi di dollari, entrando nel gruppo della grandi imprese globali dell’ immobiliare e della finanza.

Nel solo settore assicurativo l’Anbang ha comprato la Fidelty&Guaranty Life (americana) e la Tong Yang (sudcoreana). Inoltre, ha acquisito la maggioranza della belga Fidea e dell’ olandese Delta Lloyd. Il gruppo cinese si è anche lanciato nel settore immobiliare con una serie di acquisizioni delle quali il Waldorf è la più scintillante.

In precedenza, in Cina, aveva comprato quote dominanti della Minsheng Banking Corporation – una delle principali banche di affari del Paese – e della Vanke, la gigantesca impresa immobiliare basata a Shenzhen, nel sud, a tiro di schippo da Hong Kong. Il fondatore e leader dell’Anbang Wu, che ha 49 anni e che i media americani lodano per i vestiti eleganti e i modi urbani, è diventato negli ultimi mesi un personaggio molto richiesto negli uffici e nei salotti mondano-affaristici della Grande Mela.

La struttura proprietaria dell’Anbang, come di molte altre compagnie cinesi, rimane un mistero.
Da un’inchiesta pubblicata nel settembre del 2016 dal New York Times risulta che gran parte dei suoi azionisti sono dei “piccoli commercianti e contadini” della contea di Pingyang, nel sudest della Cina. Tutti costoro, scrive il NYT, “hanno qualcosa in comune: sono parenti o conoscenti di Wu Xiaohui…”, che è originario di quella zona. Tra i veri proprietari sono stati indicati, tra gli altri, dai media internazionali Chen Xiaolu, figlio di Chen Yi, uno dei generali del Grande Timoniere Mao Zedong e Levin Zhu, figlio dell’ex-premier Zhu Rongji, rispettato analista finanziario.

Mettendo insieme queste informazioni si delinea un assetto proprietario centrato sull’asse famiglia di Deng Xiaoping-Zhu Rongji-Wen Jiabao. Un clan sicuramente molto potente e che potrebbe non essere tra i grandi sponsor di Xi Jinping, che è il primo leader cinese a non essere stato scelto da Deng Xiaoping.

Il “Piccolo Timoniere” (piccolo per statura – era alto un metro e mezzo – non per importanza) aveva scelto personalmente Jiang Zemin e aveva stabilito che dopo Jiang sarebbe stato nominato Hu Jintao. Zhu Rongji – un premier molto popolare in Cina – sembra essere rispettato dagli alti dirigenti del Partito ma sostanzialmente emarginato e senza voce in capitolo nelle decisioni che contano. E suo figlio Levin è stato nel recente passato molto critico verso il governo e in particolare verso la sua politica di investimenti pubblici, che ha definito “inefficiente”. Wen Jiabao è stato più volte indicato come una delle “tigri” – i dirigenti di alto livello – dei quali Xi si vorrebbe liberare.

Per il “numero uno” il 2016 è stato tutto sommato un anno positivo. In ottobre, ha ottenuto dal VI plenum del Comitato centrale il titolo di “core leader” – “centro” o “cuore” del Partito – una conferma della sua forza politica che lo mette nelle condizioni migliori per affrontare un 2017 che si annuncia difficile. La qualifica di “centro” del Partito era stata in passato attribuita a tre dei predecessori di Xi – Mao Zedong, Deng Xiaoping e Jiang Zemin – ma non a Hu Jintao, “numero uno” del regime di Pechino dal 2002 al 2012. Ora Xi è in una posizione ideale per condurre con successo le serrate contrattazioni che avranno luogo tra le varie fazioni del Partito in vista del suo 19esimo Congresso, che si terrà nell’autunno dell’anno prossimo.

Xi Jinping celebra il sessantacinquesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, 30 settembre 2014 (Xinhua/Pang Xinglei)

Il Congresso eleggerà il nuovo Ufficio politico e il suo standing committee, l’organismo più potente del Paese, che ora è composto da sette membri, cinque dei quali hanno superato il limite di età che è stato considerato fino ad oggi insuperabile. Dovranno inoltre essere sostituiti – secondo il quotidiano Epoch Times, pubblicato negli USA da fuoriusciti cinesi – “due quinti dell’attuale Politburo e almeno la metà dei 376 membri del Comitato centrale”.

Sul piano internazionale, Xi, ha messo a segno un paio di buoni colpi, raggiungendo accordi di collaborazione economica e militare con due Paesi – le Filippine e la Malaysia – con i quali ha in corso dispute territoriali nel Mar della Cina Meridionale.

Il presidente cinese Xi Jinping e il presidente filippino Rodrigo Duterte

Sia il filippino Rodrigo Duterte – la cui “guerra alla droga” ha già provocato oltre cinquemila esecuzioni extragiudiziali – sia il malese Najib Razak – accusato in uno scandalo finanziario con ramificazioni americane – hanno allentato i loro tradizionali legami con Washington scegliendo di entrare nell’orbita della nuova superpotenza. Le motivazioni sembrano piuttosto opportuniste – Duterte è stato snobbato da Obama e Razak indagato da funzionari americani – e le loro decisioni potrebbero cambiare con l’installazione dell’Amministrazione Trump.

Non hanno invece avuto successo i tentativi cinesi di intimidire la Corea del Sud – scossa da una crisi che potrebbe portare alle dimissioni della presidente Park Geun-hye, accusata di corruzione, e a nuove elezioni – per convincerla ad abbandonate l’idea di schierare il sistema americano di difesa antimissilistica Terminal High Altitude Area Defense (THAAD). Data la costante postura aggressiva della Corea del Nord – alleata di ferro di Pechino – è improbabile che un prossimo e diverso governo sudcoreano decida di farne a meno. Con manovre della sua aviazione e della sua marina militare, Pechino ha anche cercato di mettere paura alla presidente taiwanese Tsai Ing-wen, che è stata rafforzata da uno dei tweet di The Donald col quale il presidente eletto ha messo in discussione la cosiddetta politica della “Cina unica”. E quella delle imprevedibili iniziative di Trump è certamente la sfida più grande che attende nei prossimi mesi l’uomo forte di Pechino.

Il grattacielo 666 Fifth Avenue

Difficile in questo momento valutare il significato delle manovre in corso, dato che non è stato reso noto di cosa si sia parlato nel colloquio tra Kushner e Wu – il New York Times ha ipotizzato una joint-venture per la ristrutturazione del 666 Fifth Avenue, un grattacielo di proprietà della famiglia Kushner – e in quello tra Trump e Ma.

Certo è che non tutto è tranquillo sotto il cielo della Cina.

Circa un anno fa è partito quello che Linette Lopez, sul Wall Street Journal, ha definito un “attacco alla Wall Street cinese”. L’ articolo si riferisce alla caduta in disgrazia di Mao Xiaofeng, uno dei golden boy della finanza cinese, presidente della Minsheng Bank, controllata come abbiamo visto dall’Anbang, che è sparito dalla circolazione dopo essere stato chiamato a “collaborare” con una delle tante inchieste sulla corruzione che sono la principale arma usata da Xi Jinping per liberarsi dei suoi avversari politici.

Epoch Times – che è legato alla setta religiosa del Falun Gong, perseguitata in Cina, e che ha buone fonti interne al regime cinese – ha scritto, lo scorso dicembre, che una lotta è in corso anche per il controllo della Vanke, un’altra gallina dalle uova d’oro controllata dall’Anbang, e di altre grandi assicurazioni tra cui la Evergrande di Shenzhen (famosa per i successi della sua squadra di calcio) e la Forsea.

Lo scorso dicembre il vicepresidente della China Insurance Regulatory Commission (CIRC), Chen Wenhui, ha provocato un tonfo del tre per cento alla Borsa di Shanghai annunciando iniziative contro il “selvaggio west” delle assicurazioni, accusate di agire in modo “barbaro”. C’è da giurare che le sorprese non mancheranno.

Trumpworld. Gli affari del giovane Kushner e le grandi manovre cinesi ultima modifica: 2017-01-17T20:07:39+02:00 da BENIAMINO NATALE

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