Che con-senso ha oggi lo schema ulivista di D’Alema?

scritto da ALDO GARZIA

Aveva promesso che dopo la vittoria dei No nel referendum costituzionale sarebbe tornato a occuparsi di mondo, Europa e socialismo europeo (è presidente della Fondazione dei progressisti del vecchio continente). Ma si sa che per alcuni la politica è una malattia da cui non si guarisce. E Massimo D’Alema, per quanti sforzi faccia, appartiene a tale genia. Ecco così che ha fondato un nuovo movimento, forse l’embrione di un nuovo partito. Il nome non è particolarmente efficace e fantasioso – ConSenso – ma l’intenzione è chiara: o si rovescia la segreteria piddina di Matteo Renzi in un congresso entro l’anno e non si va elezioni in tempi rapidi o nascerà un nuovo partito per richiamare alla politica quelli che, secondo D’Alema, hanno già lasciato il Pd e vogliono restare a sinistra.

Dopo gli addii dei soci fondatori Romano Prodi, Francesco Rutelli e il pensionamento forzoso di Walter Veltroni, ora è D’Alema far balenare l’idea dell’abbandono del Pd. Ha precisato D’Alema in tv (Carta Bianca): meglio contare dall’esterno in un rapporto di forza con la forza con cui ci si deve comunque alleare in una prospettiva di governo, che accettare le logiche di gestione renziana del non confronto del Pd. Sembra conseguentemente di tornare a uno schema di gioco ulivista: la sinistra che si allea con il centro su una base programmatica. Peccato che l’idea della “federazione” tra Ds e Margherita fu bocciata dai soci fondatori del Pd che scelsero – D’Alema tra questi – la via del partito unico.

Oggi i dalemiani hanno evidentemente cambiato opinione, pur non ammettendo l’errore di partenza come sarebbe necessario per ripensare la sinistra e le alleanze. Il paradosso è che ora in un nuovo centrosinistra rischia di essere egemone ciò che resterebbe del Pd (venti per cento?) a fronte di un neo partito di sinistra che potrebbe attestarsi – è la previsione dello stesso D’Alema – tra il dieci e il quindici per cento. Insomma, in questi anni si è giocato alla tela di Penelope della sinistra: un capolavoro politico.

Tutta colpa di Renzi? Quando il Pd muoveva i primi passi, l’ex premier era solo uno dei giovani margheritini di belle speranze che facevano carriera a Firenze. Poi è diventato il prodotto della crisi del progetto iniziale del Pd, senza che i soci fondatori ne prendessero atto. Il “rottamatore” è apparso ai più come il salvatore di un partito che perdeva la spinta propulsiva iniziale: perciò è stato eletto segretario a furor di popolo. Ma gli antirenziani lo hanno sempre considerato un “intruso usurpatore” in quanto non omogeneo alla ditta.

Un partito nuovo di sinistra non può nascere solo contro il “renzismo”. Chissà che non si tratti di un partito socialista che vede la luce con almeno ventotto anni di ritardo rispetto alla “svolta” occhettiana del Pci. Questa nuova forza politica si mescolerà con una parte di Sinistra italiana e con il campo progressista di Pisapia? Vedremo. A spingere in questa direzione ci pensano pure “l’effetto Trump” che costringe la sinistra a ripensarsi e il confronto apertosi nei partiti socialisti europei che sta premiando le correnti di sinistra di quei partiti: Corbyn in Gran Bretagna, Hamon in Francia, Schulz a Berlino. Siamo però solo all’inizio di un nuovo ciclo dopo il blairismo (che non dispiaceva a D’Alema) dal liberismo temperato. Per giunta, le previsioni non sono rosee né a Londra e né a Parigi e Londra.

Mario Rodriguez @marodri su twitter: “#ConSenso è un libro sulla comunicazione politica scritto qualche anno fa, non è il manifesto di #Dalema ma se lo comprate va bene lo stesso”

PD. BERSANI: SCISSIONE? NON MINACCIO E NON GARANTISCO NULLA

“Non minaccio nulla e non garantisco nulla”. Cosi” Pier Luigi Bersani a proposito di una possibile scissione nel Pd. Al segretario del partito Renzi, aggiunge, “porrò” delle questioni politiche e “sentirò le risposte”. (Pol/ Dire) 16:44

Che con-senso ha oggi lo schema ulivista di D’Alema? ultima modifica: 2017-01-31T17:45:24+02:00 da ALDO GARZIA

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