#AlVotoAlVoto, grida Grillo. Però non adesso

scritto da PATRIZIA RETTORI

E adesso, a sorpresa, è Beppe Grillo in persona a mettere una zeppa nella corsa verso le elezioni anticipate: bene il Legalicum, cioè il sistema scaturito dalla sentenza della Consulta sull’Italicum, ma senza i capilista bloccati, ha scritto sul suo blog. Concetto rilanciato e spiegato dal fedelissimo Danilo Toninelli in varie interviste televisive: quelle “non possiamo proprio accettarle”.

In sé l’obiezione è del tutto comprensibile, vista la nota allergia degli elettori al malcostume dei parlamentari nominati. Il problema è che se si vuole andare rapidamente alle elezioni bisogna velocizzare al massimo il percorso di armonizzazione delle leggi per Camera e Senato. Se invece si apre alla possibilità di modificare anche le norme uscite indenni dal vaglio della Corte costituzionale allora si abbatte una diga: tutti presenteranno le loro proposte di modifica e l’iter fulmineo immaginato da Renzi, Salvini e fino a poco tempo fa anche da Grillo, si trasformerà in un faticoso e complesso cammino destinato a scavalcare i termini per votare a giugno e forse anche nell’autunno prossimo.

Impossibile pensare che il M5S non ne sia consapevole. Più probabile, invece, che stia cominciando a riflettere sul suo futuro. Il bolognese Max Bugani, non certo un eretico visto che è il braccio destro di Casaleggio alla piattaforma Rousseau, avverte che il movimento dovrà porsi il problema delle alleanze: “Se non raggiungiamo il quaranta per cento qualcuno la fiducia dovrà pur votarcela”.

Ovvio che una simile rivoluzione nel pensiero pentastellato debba richiedere qualche tempo di maturazione. Del resto, il M5S ci ha abituato a repentini voltafaccia, per cui è impossibile trovare un filo logico che consenta di intravvedere una strategia (il citato Danilo Toninelli, fino a un attimo prima della comparsa del post di Grillo, sosteneva che il Legalicum andava bene così com’era). Staremo a vedere.

Intanto, però, la strada verso le elezioni è sempre più accidentata, tanto che perfino tra i renziani più ortodossi cominciano a serpeggiare dubbi, come dimostra l’intervista di Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo economico, al Corriere della Sera, che confessa di aver suggerito a Renzi di prendere tempo e di elaborare una soluzione che tenga insieme il governo e il Pd. Compito davvero complicato di questi tempi.

La via per le elezioni dunque: la legge dice che la campagna elettorale deve durare non meno di 45 giorni e non più di 70. Immaginando un voto a metà giugno, dunque, e utilizzando il tempo minimo per la campagna elettorale, le Camere dovrebbero essere sciolte all’inizio di maggio. Ma ci sono anche tempi tecnici tra le dimissioni del governo e lo scioglimento del parlamento. Il capo dello stato, titolare del potere di scioglimento, decide dopo aver verificato l’impossibilità di dar vita ad un nuovo governo.

È difficile che Sergio Mattarella dia vita a un’interminabile melina, ma anche volendo far presto una settimana ci vorrà. In più, sempre procedendo a ritroso, la stessa apertura della crisi di governo richiederà qualche giorno. E così arriviamo a metà aprile. Se consideriamo che la legge elettorale è calendarizzata alla Camera per la fine di febbraio e che poi dovrà essere discussa al Senato i tempi appaiono davvero strettissimi: un mese e mezzo. Troppo poco per neutralizzare manovre e contromanovre.

Per di più, la caduta del governo è un passaggio delicatissimo. Gentiloni si dimetterà spontaneamente per spianare la strada a Renzi? Oppure prevarrà in lui la responsabilità del momento, dall’emergenza terremoto ai guai dell’economia, alla disputa con l’Europa? Difficile dirlo, come è difficile immaginare il ruolo che avrà Mattarella. È indicativa, in questo senso, la solidarietà espressa dall’attuale capo dello stato al suo predecessore, attaccato per aver definito patologico il ricorso alle elezioni anticipate. Mattarella ha uno stile diverso da quello di Napolitano, ma è legittimo leggere in quella solidarietà una certa consonanza di opinioni tra i due presidenti.

Alla fine, dunque, si può dire che oggi la prospettiva di elezioni a breve sembra allontanarsi. Lo ha detto anche una vecchia volpe della politica come Pier Ferdinando Casini, intervistato nel salotto di Lilli Gruber: tutto è possibile, ma vedere elezioni in primavera è davvero difficile.

#AlVotoAlVoto, grida Grillo. Però non adesso ultima modifica: 2017-02-02T14:30:38+02:00 da PATRIZIA RETTORI

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