L’altra faccia della Germania. Un ritratto di Frauke Petry

scritto da NICOLÒ BUSETTO

Pubblicato il 28 settembre 2016
In un tweet, il 3 giugno scorso, prende pesantemente in giro il ministro delle finanze Schäuble. È la vigilia dei quarti di finale di Euro 2016, del match in cui la nazionale dell’Islanda, la grande, simpatica, sorpresa del torneo, potrebbe incontrare i campioni pluridecorati tedeschi. “L’incubo di Schäuble sono gli incestuosi islandesi nei quarti di finale”. La battutaccia è la risposta a quanto aveva detto qualche giorno prima a Die Zeit il più potente ministro del governo tedesco a proposito dell’Europa che si trincera di fronte all’arrivo degli immigrati: “Se l’ostacoliamo, finiremo col degenerare per consanguineità”. La squadra dell’Islanda, un paese di 330.000 abitanti, è composta ovviamente da giocatori nativi, diversamente dai melting pot delle grandi nazionali di altri paesi. È un tweet che dice molto di chi l’ha inviato.

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Quante altre “perle” del genere potremmo aggiungere a questa? Una lunga collana, perché ormai è ricca l’aneddotica intorno a Frauke Petry. Specie in tema d’immigrazione e di Islam. E siccome il calcio è uno degli “incroci” dove più è evidente il multiculturalismo della Germania d’oggi, il mondo del pallone è uno dei bersagli preferiti dei suoi attacchi via social media. Come quando ha criticato uno dei beniamini dei tifosi tedeschi, il centrocampista di origine turca dell’Arsenal e della nazionale Mesut Özil, per aver pubblicato su Facebook una foto che lo ritrae fuori dalla Kaaba, il santuario musulmano della Mecca.

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Frauke sostiene che gli avvenimenti del passato hanno annullato il sentimento di orgoglio nazionale. “I politici tedeschi sono sempre pronti a scusarsi per ciò che è accaduto in passato”, ha dichiarato la leader dell’Alternative für Deutschland (AfD), stigmatizzando quello che secondo lei è un insensato sentimento di sudditanza nei confronti dell’Islam. “E ciò – aggiunge – ha portato a un’accettazione acritica dell’Islam in ogni sua forma, da moderata a radicale.”

Tanto impulsiva e scorretta politicamente è Frauke Petry quanto riflessiva e ponderata è Angela Merkel. L’accostamento tra le due leader è inevitabile, è ormai il Leitmotiv quotidiano sui media tedeschi e non solo. Al declino della cancelliera, non rapido ma evidente e inevitabile dopo tanti anni al potere, fa da contrappunto l’ascesa della leader di Alternativa per la Germania (AfD), , il partito di destra che nelle ultime elezioni regionali ha messo a segno tre grossi successi, assurgendo a protagonista di spicco sulla scena politica tedesca. Un’affermazione costruita nel giro di pochi anni, e molto legata a un contesto che, come in tutti i paesi europei, alimenta le destre estreme, e a una leader che si sta dimostrando particolarmente abile nello sfruttare questo contesto. Altro che “fenomeno temporaneo”, come s’illudeva Angela Merkel all’apparire dell’AfD.

Dunque, se la vita politica tedesca attraversa una fase di trasformazione e sembra trovarsi di fronte a un bivio, è intorno a queste due figure femminili che si gioca la partita, tra un’idea di Germania inclusiva, davvero europea, paese leader non solo per la sua forza economica, e un’idea di potenza chiusa egoisticamente nel perimetro del suo benessere e percorsa da sentimenti nazionalistici e identitari che sembravano oramai consegnati definitivamente al passato.

Due figure diversamente carismatiche, per generazione, per indole, per cultura, per visione, molto distanti tra loro eppure anche vicine, per alcuni tratti che le accomunano. Come la cancelliera, la leader della nuova destra tedesca è dell’Est. Quarantun anni (Merkel sessantadue) Frauke Marquardt è nata a Dresda. È emigrata nell’allora Germania Ovest all’età di quattordici anni, giusto pochi mesi prima della caduta del Muro. Come la Kanzlerin, che ha studiato fisica e chimica, la leader dell’AfD ha una formazione scientifica. Petry ha studiato chimica all’università di Reading. Parla un inglese impeccabile. Dice che i tre anni passati in Inghilterra le hanno insegnato a capire la differenza d’atteggiamento tra inglesi e tedeschi rispetto all’Europa “Quando gli inglesi parlano di Europa sembra che lo facciano senza mai includere la Gran Bretagna. Mentre i tedeschi quando ne parlano lo fanno esclusivamente intendendo e includendo la Germania”.

Quattro figli, avuti con Sven Petry, pastore luterano (la cancelliera è figlia d’un pastore), il matrimonio è finito male, nel 2015. Anche per dissidi politici nella coppia. Sven oggi simpatizza dichiaratamente per la CDU, il partito di Angela. Dopo la separazione, Frauke ha iniziato una relazione con un compagno di partito, l’europarlamentare Marcus Pretzell.

È al congresso di Essen, il 4 luglio 2015, che Frauke Petry è eletta leader del partito. Quattro giorni dopo, l’8 luglio, Bern Lucke e altri fondatori lasceranno il partito. Ai loro occhi i toni del nuovo segretario sembrano troppo vicini al movimento anti-islamico Pegida. Il partito dei professori ha smesso di essere un partito di professori.

Frauke Petry non fa discorsi complessi, diversamente dai “professori” che fondarono l’AfD e che lei soppiantò ed emarginò per diventarne il numero uno indiscusso (anche se ne è una delle tre Parteisprechern, portavoce). Ma, come i “professori” è liberista e antistatalista. Afferma di voler cambiare – privatizzandola – la televisione pubblica perché la considera diseducativa. È contraria all’insegnamento dell’educazione sessuale ai bambini: “Com’è possibile insegnare la masturbazione ai bambini?”

Assumendo la leadership dell’AfD Frauke Petry detta una linea dura, di chiara impronta populista, concentrando il fuoco contro la politica a favore dell’accoglienza del governo di Grande coalizione. S’assiste così – osserva il politologo Thorsten Benner, direttore del Global Public Policy Institute (GPPI) di Berlino – alla fine dell’“eccezione tedesca” rispetto al populismo che dilaga in Occidente. “Se per anni le forze populiste di destra avevano avuto una presenza forte in tutti i suoi paesi vicini, non sembravano avere molta fortuna in Germania”.

Questa condizione “eccezionale” aveva permesso a Merkel di “sfidare per anni la forza di gravità della politica”, ragiona ancora il politologo del GPPI, consentendole di “spingere una CDU conservatrice verso il centro-sinistra, occupando anche lo spazio proprio della SPD (proteggendo e anche espandendo i programmi di welfare sociale), dei verdi (promettendo la fine della dipendenza energetica dal nucleare) e più aperta all’Islam (affermando che l’Islam è parte della Germania)”. Nel progressivo spostamento a sinistra ha guadagnato voti al centro, “senza pagare un prezzo alla sua destra”, dal momento che nessuna forza politica era riuscita, prima dell’AfD a occupare quello spazio. La stessa AfD non era stata in grado di farlo, attestandosi nel 2013 al 4,7 per cento, sotto la soglia critica del cinque per cento per entrare in parlamento. Poi col grande arrivo dei rifugiati islamici, il quadro cambia. L’AfD s’affida a Petry, che con decisione sterza ancora più a destra, trasformando il partito in forza “nativista” anti-islamica, raggiungendo così risultati a due cifre.

Ciò nonostante il partito di destra tedesco ha sue peculiarità che lo distinguono dalle forze simili in Europa, come quelle di Marine Le Pen, dell’olandese Geert Wilders, di Matteo Salvini. Con loro è parte al parlamento europeo di Europa delle Nazioni e della Libertà, ma solo dopo l’espulsione, lo scorso 12 aprile, dal gruppo parlamentare conservatore (ECR), con una mozione che stigmatizzava la distanza di Alternativa per la Germania dai valori fondamentali di Ecr a causa della sua radicalizzazione anti-immigrati.

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Se il successo clamoroso di AfD è legato alla propaganda anti-immigrazione e anti-Islam, proprio le nuove considerevoli dimensioni elettorali la costringono a non restare ferma in quel perimetro. Nell’orizzonte di Petry AfD è un “Volkspartei”, un partito di massa. Lo può diventare riprendendo le tematiche euroscettiche originarie proposte da Bern Lucke, l’iniziatore dell’AfD, ma rilanciandole con più forza da una posizione ormai elettoralmente consolidata. Tematiche collegate alla lista tipica di un partito ultra conservatore dei tempi attuali. Il programma contempla una stretta sui diritti d’asilo e interventi a favore della classe media impoverita. Non manca il divieto di indossare il niqab o il burqa in pubblico, il bando alla circoncisione per motivi religiosi e alla macellazione senza anestesia. E poi ritorno al nucleare, un referendum sull’euro, privatizzazione della televisione pubblica e abolizione del canone.

Le recenti elezioni di Berlino sembrano indicare che la “cura” Petry sta funzionando. E se nella città più tollerante e cosmopolita della Germania AfD è il primo partito all’opposizione qualcosa di profondo sta intervenendo nella chimica politica tedesca. Un cambiamento in corso che, per contrasto, accentua il valore della “resistenza” di Angela e dei suoi alleati nell’aderire a scelte difficili ma irrinunciabili, a questo punto importanti per la tenuta e la difesa stesse dei valori costitutivi dell’Europa.

L’altra faccia della Germania. Un ritratto di Frauke Petry ultima modifica: 2017-02-07T19:11:57+00:00 da NICOLÒ BUSETTO

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