Elezioni nazionali al veleno. Ma l’Europa ha ancora anticorpi

scritto da MARIO GAZZERI

A venticinque anni dalla firma dei trattati di Maastricht (7 febbraio 1992) sui parametri economici europei, il vecchio continente sembrerebbe scricchiolare. Percorso da scosse populiste e antiunitarie e dai venti isolazionisti che soffiano come canti di sirene dagli Usa di Trump, l’edificio europeo mostra quasi ogni giorno una nuova crepa.

La disobbedienza dei paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) in particolare sulle politiche comuni da seguire in fatto di immigrazione, la Romania che scende in piazza contro il tentativo del governo (poi fallito) di abrogare le leggi contro la corruzione, la Scozia che indirà un nuovo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito nello stesso giorno in cui Londra darà il via, nei fatti, alla Brexit applicando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

I veleni contro Fillon e Macron

E poi gli infuocati discorsi di Marine Le Pen nell’ormai arroventata campagna elettorale francese. “Fuori dall’Ue, dall’Euro e dalla Nato”, promette la figlia del fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen. E i veleni senza fine di una campagna elettorale in cui, dopo l’attacco del Canard Enchainé a François Fillon per i denari illecitamente versati a moglie e figli per attività mai svolte di “collaboratori parlamentari”, una vile azione di dossieraggio (dietro la quale si vorrebbero vedere i servizi segreti di Putin e la mano dell’immancabile Julian Assange) è stata lanciata contro Emmanuel Macron, candidato indipendente e già ministro dell’economia di Hollande, dal deputato di destra Nicolas Dhuiq, vicino a Putin e amico di Assad. Macron, già banchiere della Rotschild e ora favorito nella corsa all’Eliseo, è stato accusato di essere una spia degli Usa e di intrattenere una relazione omosessuale con il giornalista Nicolas Bergé, “all’insaputa”della moglie Brigitte Trogneux, di ventiquattro anni più anziana di lui.

Sono tutti segnali di nervosismo che si accompagnano a una certa confusione dell’elettorato e a una diffusa volontà di cambiamento. E fin qui siamo tutti d’accordo. Ma i temuti (o auspicati) scricchiolii sono “wishful thinking” della destra e sembrano finire qui. Senza dimenticare, infatti, che nelle recenti elezioni austriache il candidato populista di destra Norbert Hofer è stato sconfitto dal “verde” Alexander Van der Bellen pur avendo ottenuto la ripetizione della consultazione elettorale per vizi di forma, il panorama delle prossime importanti elezioni europee, non sembra poi così preoccupante.

Ad oggi l’unico rischio potrebbe venire dall’Olanda i cui elettori si recheranno alle urne a breve, il 15 marzo. Geert Wilders, il biondo politico xenofobo che spesso appare in foto accanto a Le Pen e Salvini, ha buone possibilità di vittoria. Che poi riesca a formare un governo è un altro discorso.

La sopravvivenza dell’Europa passa da Parigi e Berlino

Ma l’Europa sopravviverà, con qualche adeguamento allo spirito del tempo e qualche concessione alla destra per quanto riguarda il controllo dell’immigrazione, senza particolari e ulteriori traumi. Sia a Parigi che a Berlino le elezioni saranno infatti vinte da moderati e, nel caso francese, nonostante i veleni e contrariamente a quanto si potrebbe pensare e temere, la vittoria potrebbe andare proprio al giovane Macron, europeista convinto.

Com’è noto, poi, a Berlino se la vedranno Angela Merkel e il socialdemocratico Martin Schulz, appena dimessosi dalla presidenza del Parlamento europeo. Insomma una sfida tedesca tra due europeisti. In Francia, si diceva, dopo una incredibile serie di colpi di scena (la sconfitta di Sarkozy e di Alain Juppé alle primarie di centrodestra e l’inattesa vittoria di Francois Fillon, l’uscita di scena del socialista Manuel Valls e, per ora, dello stesso Fillon a causa dello scandalo dei pagamenti illeciti a moglie e figli) stanno emergendo le figure dei duellanti che si contenderanno l’Eliseo al ballottaggio.

Se Marine Le Pen viene data dai sondaggisti come vincente al primo turno (ma anche questo non è più così sicuro) Emmanuel Macron si aggiudicherebbe il ballottaggio con ben trenta punti di vantaggio sulla candidata del Front National.

Martin Schultz “nominato” candidato alla cancelleria dal leader del partito Sigmar Gabriel nella sede della SPD

Terzo posto a Berlino per la Petry

Il 39enne ex socialista moderato ha avuto la geniale intuizione di lasciare il Ps per poter porre una distanza tra sé e i socialisti ormai in rotta ed ha formato un suo movimento, fortemente europeista, En marche, diventando così il punto di riferimento della “coalizione degli indecisi”. Per lui, poi, si prevede un voto massiccio anche dalla sinistra e dalla destra democratica che non si riconosce in Marine le Pen. Ovviamene è ancora presto per poter prevedere con certezza questo scenario anche perché Fillon non si è ritirato dalla corsa pur avendo perduto ben 27 punti nel gradimento personale presso il suo potenziale elettorato, mentre il presunto scandalo che vorrebbe lo stesso Macron fedifrago e spia non sembra finora avere intaccato il suo gradimento. A Berlino, poi, la “minaccia” della destra xenofoba è contenuta. La giovane e brillante Frauke Petry, leader di Alternative fuer Deutschland, è accreditata di un dodici per cento che le garantirebbe il terzo posto. Un risultato ottimo ma tale da non impensierire troppo né Merkel né Schulz.

Elezioni nazionali al veleno. Ma l’Europa ha ancora anticorpi ultima modifica: 2017-02-09T19:43:05+02:00 da MARIO GAZZERI

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