La Gipsoteca canoviana e le connessioni visive di Carlo Scarpa

Il volume di Gianluca Frediani con fotografie di Alessandra Chemollo (Electa) sull’ampliamento della Gipsoteca di Possagno è un monumento di conoscenze sull'opera dell'architetto veneziano
scritto da FRANCA SEMI

Gianluca Frediani, Carlo Scarpa. Gipsoteca Canoviana Possagno, fotografie di Alessandra Chemollo, con un saggio di Susanna Pasquali. Mondadori Electa, Milano 2016.

Come dice Francesco Dal Co, nella premessa al volume di Gianluca Frediani, l’eco costante nell’opera di Carlo Scarpa è quella di aver trascorso anni all’Accademia, ed è percepibile sia nel suo lavoro svolto dal 1945 per la sistemazione delle Gallerie dell’Accademia, sia nella Gipsoteca di Possagno. La Gipsoteca, come osserva Dal Co, è un omaggio a Canova che egli imparò a conoscere negli spazi dell’Accademia da lui frequentata.

Il libro di Frediani oltre che un omaggio è un monumento di conoscenze, sull’opera di Carlo Scarpa. Frediani, già autore di libri su Scarpa, con questo libro ricostruisce l’avventura museale, bicentenaria, della Gipsoteca per arrivare a introdurci nell’opera di Scarpa.

Ho letto questo libro, che non è facilissimo per i non addetti ai lavori (museali e scarpiani), con notevole interesse e, come è mia consuetudine in questi casi, ho cominciato dalla bibliografia e dai cenni biografici su Carlo Scarpa.

Ho trovato la bibliografia di grande completezza e i cenni bibliografici forse un po’ meno. Dal 1968 al 1978 ho collaborato con Carlo Scarpa per Masieri Memorial: è vero che è rimasta incompleta, ma se non è di Scarpa di chi è? Ma appunto si tratta di cenni.

Interno della Gipsoteca

La citazione dal secondo libro di Palladio, a proposito di progetti per luoghi difficili, nei quali “sia di bisogno accomodarsi ai siti” (1), avrebbe sicuramente fatto assai piacere a Scarpa.

Frediani ci accompagna con passione a ricostruire le vicende relative alla nascita della Gipsoteca e alla evoluzione dei suoi allestimenti museali, partendo dalla morte di Canova, a Venezia nel 1822.

Egli ci racconta il lavorio succeduto alla morte dello scultore nell’abitazione che fu del Canova, con l’arrivo da Roma di centinaia di opere dopo la chiusura dell’atelier canoviano in Campo Marzio (1829) e la mancanza di spazi, fatto quest’ultimo che ha sempre travagliato la vita e le vicende del museo canoviano.

Antonio Canova, Le Tre Grazie

Vi furono costruzioni di spazi aggiuntivi ma vi furono anche drammatici avvenimenti: Possagno si trovò in prima linea dopo la rotta di Caporetto. Opere piccole furono salvate altrove, ma le opere più grandi furono gravemente danneggiate. Altri danni furono causati con la seconda guerra: per salvarle le opere furono perfino segate e imballate con cura!

Quindi vi furono poi sistemazioni museografiche di vari personaggi, ma si deve probabilmente a Vittorio Moschini, allora Soprintendente e con il quale Scarpa già collaborava per la sistemazione delle Gallerie veneziane, l’idea di affidare a Scarpa stesso il progetto per Possagno; quindi un incarico diretto fu affidato a Scarpa da Antonino Rusconi, Soprintendente ai Monumenti di Venezia.

Si potrebbe dire: e qui comincia la delicata avventura di luci, spazi, paesaggi e colori (il famoso bianco delle pareti!). Con l’intermezzo della vergognosa protesta dell’Ordine degli Architetti, lì per lì brillantemente risolta dal Soprintendente Rusconi, che definì il ruolo di Scarpa come quello di “consulente artistico”, anche se poi il caso finì in tribunale.

Sul contenuto di questa straordinaria avventura, che ricorda, riunisce, prelude, esperienze antiche e future rimando alla lettura di questo prezioso libro, ricordando ancora quel che scrive Frediani:

Tesa fra suolo e cielo, la Gipsoteca ci rivela in ogni sua parte la crescente tensione emozionale che spinge Scarpa a tessere, da un lato, le sottili fila di una rete di connessioni visive che raggiunge la linea d’orizzonte e, dall’altro, scandagliare la materia alla scala del dettaglio costruttivo al vero.

E ancora:

… Nella disposizione delle figure nelle sale, Scarpa distende un sistema ampio di relazioni che, propagandandosi dai morbidi movimenti dei corpi, si allarga alllo spazio intero e si espande, infine, verso il paesaggio lontano.

In sostanza io credo che tutto ciò voglia dire rappresentazione, e non ostensione. L’ostendere a mio parere indica un modo limitativo nell’opera di Scarpa, in quanto sembra voglia riferirsi semplicemente agli oggetti, senza considerare, in generale, le capacità creative dell’immaginazione: così ben espresse nella Gipsoteca.

Lorenzo Lotto (1480 – 1556), Ritratto di giovane gentiluomo, 1527, 98 x 116, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Detto tutto ciò, meraviglia che Frediani non abbia fatto un solo cenno al Foscolo, che pur ha avuto certamente un importante interesse nei riferimenti dell’immaginario di Scarpa.

È vero, questo bellissimo testo si interessa della straordinaria fisicità della Gipsoteca e il Foscolo è materia da letterati: cosa che non sono neanch’io. Ma è difficile pensare, date le conoscenze letterarie di Scarpa e le sue ricerche, che per costruire la rappresentatività de “Le Grazie”, oltre che al Lotto non abbia pensato al Foscolo, che poi evidentemente ricordò anche per la Tomba Brion: questo è anche il primo caso nel quale Scarpa si imbattè nel Foscolo e indubbiamente lo indaga nel Carme: costruisce insomma la rappresentazione de Le Grazie canoviane attraverso il Veneto, il Lotto e il Foscolo (2) .

Infine un particolare grazie sia a Gianluca Frediani sia ad Alessandra Chemollo, alla quale si debbono bellissime fotografie, per non aver ripetuto in parole ed immagini quello che ormai purtroppo è diventato uno slogan quando si parla di Scarpa e della Gipsoteca (e che ancora purtroppo qui devo ripetere) : “Volevo tagliare l’azzurro del cielo”.

(1) A. Palladio, I Quattro Libri dell’Architettura, libro II, Venezia 1570

(2) Foscolo (1778 – 1827), Carme Le Grazie, in Tragedie e poesie, 1812. Edizione di riferimento: Ugo Foscolo, Opere, a cura di Mario Puppo, Mursia, Milano 1967

La Gipsoteca canoviana e le connessioni visive di Carlo Scarpa ultima modifica: 2017-02-14T16:03:51+01:00 da FRANCA SEMI

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1 commento

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Gianluca Frediani 16 Febbraio 2017 a 15:46

Ho trovato per caso, nelle mie scorribande in rete, questa bella recensione di Franca Semi sul mio lavoro. Ne sono ovviamnete molto lusingato. Non conosco Franca Semi di persona, ma ho letto con passione il suo bel libro dedicato alle “lezioni” di Scarpa; una fonte preziosa di materiali originali e di riflessioni critiche. Sorvolo sui complimenti che l’autrice mi fa, per lasciare solo una rapida nota su alcune osservazioni mossemi. La prima, sulla biografia: essa è stata pensata ed inserita solo come corredo a vantaggio di chi fosse del tutto inesperto della materia (e più per la versione inglese del libro che non per quella italiana); si tratta, insomma, solo di una nota generale dove non ho potuto, per motivi di spazio, inserire tutto quello che si sarebbe potuto dire. Anche per Foscolo vale un’osservazione analoga; riconosco di buon grado che è assolutamente vero che non solo la letteratura in generale ha avuto un peso enorme nella formazione delle idee scarpiane, ma che la passione per la poesia, e per Foscolo in particolare, fa parte integrante del mondo delle immagini e dei sogni del maestro veneziano. Questo è tuttavia un mondo così denso, e fragile allo stesso tempo, che è difficile avventurarvisi senza correre il rischio di perdere la strada. Ho preferito, nel mio breve testo, concentrare l’attenzione sulle citazioni più solide, visive, che sono riuscito a rintracciare. Questo è tutto; e chiudo inviando un saluto cordiale alla collega Semi, con la speranza di incontrarci una volta, magari a Venezia… (g.f.)

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