Venezia/Mestre. Come affossare celermente la città metropolitana

scritto da ADRIANA VIGNERI

Appare, nemmeno tanto velata, una oliata macchina per affossare celermente la città metropolitana.

La frase non è mia, è di Debora Onisto, capogruppo in consiglio comunale a Venezia di Forza Italia, e risale alla fase conclusiva della scorsa legislatura regionale, quando sembrava che si approvasse lo svolgimento del referendum separatista Venezia/Mestre prima delle elezioni regionali.

È la migliore sintesi politica su ciò che sta succedendo a Venezia (e nel Veneto) con la delibera del Consiglio regionale del Veneto di martedì 14 febbraio 2017, delibera che ha acconsentito al referendum per la creazione del comune di Mestre.

Se Venezia non ci fosse più, nella sua interezza, nella sua storia, che non è storia soltanto di Venezia insulare, non vi sarebbe neppure più l’attuale capoluogo di Regione (la Regione Veneto cambierà stendardo o bandiera?). Non vi sarebbe più la città metropolitana (CM), che la legge organizza intorno a Venezia così com’è oggi. Non vi sarebbe più Brugnaro, sindaco metropolitano perché sindaco di Venezia.

Spero nessuno dica a questo punto: evviva, ci liberiamo di Brugnaro. Sarebbe la prova provata dell’insipienza, della superficialità, della leggerezza, dell’incoscienza di qualche pezzo di opinione pubblica veneziana, e forse anche di qualche pezzo di classe dirigente.

Dividere Venezia oggi come se la città metropolitana non esistesse non significa soltanto compiere un’illegittimità che diventa incostituzionalità, come diremo; significa compiere un gesto ostile e demolitorio contro la stessa possibilità di buon funzionamento dell’organizzazione metropolitana. Aprire la strada alla negazione dell’organizzazione metropolitana in Veneto. Laddove rifiutare l’organizzazione metropolitana – come di fatto la regione sta facendo – significa rinunciare prima ancora di aver iniziato ad un nuovo modello di governo del territorio, che crei condizioni di efficienza, qualità e attrattività dell’ambiente in cui si vive. Rinunciare a priori a competere con altre aree metropolitane che non aspettano noi (ad esempio, Lione).

Il nuovo modello di governo del territorio di cui parliamo è in sostanza una collaborazione tra comuni, cui si richiede di considerare il territorio anche nel suo insieme, e non soltanto nelle separazioni comunali.

La battaglia è vecchia, lo sappiamo, siamo al quinto tentativo dopo quattro falliti. Vi sono cittadini convinti che saranno amministrati meglio se gli amministratori locali potranno occuparsi soltanto di Mestre, o soltanto di Venezia insulare. novemila firme sono state raccolte, e molti di più andrebbero a votare se il referendum si svolgesse. Tanto più che ora c’è un motivo ulteriore per essere a favore: Mestre e Venezia farebbero entrambe parte della stessa città metropolitana, avrebbero un governo sopra di loro che le terrebbe insieme.

È vero, ma le cose non sono così semplici.

La legge statale che ha costituito le città metropolitane – e solo la legge statale è competente a disciplinarle – ha previsto la possibilità che il Comune capoluogo si scinda in più comuni minori, ma con una procedura diversa da quella con cui le regioni possono modificare i confini comunali (ai sensi dell’art. 133 Cost.). Dal momento della nascita della Città metropolitana di Venezia in poi, la regione Veneto continua a poter disporre autonomamente in materia di confini comunali, ma non dentro il perimetro della città metropolitana. La forma di governo “normale” delle città metropolitane, con il sindaco della CM che coincide con il sindaco del comune capoluogo, in ragione del suo peso e dimensione e ruolo, rende evidente che il comune capoluogo è immodificabile. Ovvero non è più modificabile per effetto dell’esercizio dell’ordinaria competenza regionale a creare nuovi comuni. Farlo significa violare direttamente una legge ordinaria, la legge Delrio, e indirettamente la norma costituzionale che rende necessarie le città metropolitane.

Ma non è affatto detto che il comune di Venezia debba rimanere come lo conosciamo, come è stato costruito in anni lontani, dal 1883 (annessione dell’isola del Lido), al 1917 (annessione di quella che sarebbe divenuta Marghera, a seguito della creazione del nuovo porto industriale di Venezia in terraferma), al 1923 (annessione di Pellestrina), al 1924 (annessione di Murano e Burano), al 1926 (annessione di Mestre e dintorni). Nel 1926 il comune di Venezia raggiunge la sua attuale configurazione.

La legge Delrio prevede che il comune possa dividersi in più comuni, proprio in quanto si trova all’interno di una città metropolitana, per rendere possibile l’elezione diretta del sindaco metropolitano: se Venezia resta com’è, la scelta del sindaco del grande capoluogo come sindaco metropolitano è ragionevole (la Corte costituzionale lo ha già riconosciuto). Se si preferisce l’elezione diretta, come per tutti i sindaci, non è più possibile che un comune interno alla CM sia così tanto più grande degli altri comuni dell’area.

Il procedimento regionale basato sull’art. 133 Cost. serve a separare due entità dello stesso comune, perché ciascuna sia autonoma dall’altra. Il referendum riguarda soltanto il territorio comunale di Venezia.
Il procedimento che nasce dall’interno della città metropolitana – e che si conclude anch’esso con una legge regionale – ha tutt’altro scopo: di rendere più omogenee tra loro le organizzazioni comunali proprio perché interne alla città metropolitana. Il referendum riguarda tutta l’area metropolitana.

Per queste ragioni non si può dire che i due metodi sono entrambi praticabili, prima l’uno, poi l’altro.
Concludendo: le novemila firme raccolte hanno un interlocutore, ma questo è prioritariamente la città metropolitana, non la Regione. Nel frattempo

appare, nemmeno tanto velata, una oliata macchina per affossare celermente la città metropolitana.

Le immagini sono tratte dal CD “Venezia Novecento. Reale Forografia Giacomelli”, Archivio Storico Comunale, Comune di Venezia

Venezia/Mestre. Come affossare celermente la città metropolitana ultima modifica: 2017-02-17T13:03:37+00:00 da ADRIANA VIGNERI

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