PD Sei (ex)segretari in cerca dello scettro perduto

scritto da GUIDO MOLTEDO

Ricordate Lionel Jospin? Ve l’immaginate oggi nell’agone dei socialisti francesi, Jospin, che prende partito per l’uno o per l’altro degli aspiranti presidenziali? E Tony Blair, ve lo vedete nella rissa in casa laburista? Ai tempi di Jospin, che era il modello buono del socialismo europeo, Blair era l’emblema di quel che non avrebbe mai dovuto essere la sinistra. Certo, Blair, nei giorni scorsi, ha ripreso la parola ma per lanciare un appello “alto” perché sia rovesciato il verdetto del Brexit e ha criticato l’attuale leader laburista Corbyn che non mostra di crederci tanto nell’Europa e non ha fatto il possibile per restarci. E Gerhard Schröder? Anche lui protagonista di quei tempi, oggi fa l’affarista e non ci pensa neppure a mettere becco negli affari della SPD. La lista delle personalità di quei tempi e del decennio successivo è lunga e ricca, alcuni nomi sono fuori per sempre (si pensi solo al labour: Brown, Kinnock, i fratelli Miliband o al PSOE, Gonzalez e Zapatero), altri sono in giro anche se “in scadenza” come Hollande e Merkel. Tutti i leader italiani d’allora sono invece presenti, presentissimi.

Erano i tempi i cui Massimo DAlema (1949) era il segretario dei DS (1994-1998) dopo esserlo stato del PDS. In questi giorni è attivo più che mai, con la verve intatta di vent’anni fa. Il suo successore (2001-2007), Piero Fassino (1949), anche lui è uno dei protagonisti del momento, sul versante opposto rispetto al suo predecessore. Il suo successore, Walter Veltroni (1955), primo segretario del PD (2007-2009), è stato molto più sobrio nelle settimane scorse, ma poi non ha resistito alla tentazione di essere pure lui sulla scena, anche se nei panni del padre nobile che cerca di comporre la lacerazione fratricida. In campo c’è anche il suo successore, Dario Franceschini (1958), segretario del Pd dal 21 febbraio 2009 al 7 novembre 2009, ed è uno dei capi dello schieramento pro-Renzi, avendo di fronte il suo conterraneo e successore Pier Luigi Bersani (1951), segretario del Pd dal 2009 al 2013 e il successore di Bersani, Guglielmo Epifani, (1950) segretario della CGIL (2002 -2010) e segretario del PD dall’11 maggio 2013 al 15 dicembre 2013.

Sei ex-segretari. Tutti quelli che si sono passati il testimone dopo la segreteria di Occhetto. Tutti. Un momento, c’è anche Franco Marini (1993), segretario del PPI (1997-1999), uno dei partiti su cui da cui, via Margherita, si fonda PD. Tutti maschi, tutti attempati, tutti onusti di incarichi importanti e prestigiosi. Tutti desiderosi di dire al segretario in carica cosa fare o non fare. Desiderosi, anzi, di tornare a contare, e anche a comandare, come ai bei tempi. Tutti maschi e âgé come, pare finora, il grosso degli scissionisti e, comunque, dei capi del dissenso anti-renziano

Come rottamatore, Matteo Renzi non è stato granché. E dire che, anche per questo, proprio per questo, cercano dacché è in giro di farlo fuori.

Che dire? È una fotografia del potere piddino che difficilmente potrebbe invogliare a fare parte del PD chi non è fin nei capelli già dentro, dentro quella logica autoreferenziale e caratterizzata da un’infinita coazione a ripetere e a ripetersi. Immutabile.

A questo punto, a noi fa particolarmente  piacere sentirci europei (più che convintamente non sovranisti italiani) in questo momento storico. Così, almeno, possiamo ammirare, come fosse anche “nostra”, la scena di Sigmar Gabriel, leader della SPD, che cede il passo a Martin Schultz, nella sede del partito, sotto la statua di Willy Brandt, e lo “incorona” come candidato nella sfida contro Angel Merkel.

Gabriel, in italia, avrebbe fatto l’opposto, si sarebbe tenuto lui la posizione di candidato alla cancelleria, pur sapendo che un altro compagno, Schultz, ha chance maggiori e migliori di farcela. E lui di essere lo sconfitto sicuro.

 

PD Sei (ex)segretari in cerca dello scettro perduto ultima modifica: 2017-02-20T17:24:14+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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