Il Veneto che dice no all’apartheid dei bambini in nome del Veneto

Interrogazione urgente delle deputate venete PD al presidente del Consiglio su una legge della Regione che dà la priorità negli asili ai bambini i cui genitori siano residenti in Veneto da almeno 15 anni “ininterrottamente”
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA
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Prima i veneti” non è più solo uno slogan populista. Le destre (in testa naturalmente la Lega e Lista Tosi) hanno imposto in Consiglio regionale del Veneto, appena il 14 febbraio scorso, l’approvazione una legge fortemente ideologica e razzista che dà la priorità negli asili nido comunali ai bambini i cui genitori siano residenti in Veneto da almeno quindici anni “ininterrottamente” o che dallo stesso tempo, e sempre “ininterrottamente”, in Veneto lavorano.

Riteniamo che si debbano privilegiare – ha spiegato compunta la relatrice, Giovanna Negro, co-firmatrice dell’indecente provvedimento – quei cittadini che dimostrino di avere un serio legame con il territorio della nostra Regione.

Quasi che la “serietà” del legame fosse computabile in anni, anzi in un tassativo e spropositato numero di anni.

Le nuove regole – che osano chiamare “servizi innovativi”! – valgono solo per le strutture educative gestite dai comuni: nella regione sono 263 (mentre quelle statali sono dodici, e non “vittime” della legge regionale) sparse in 172 comuni. I posti per bambini nelle strutture pubbliche sono 11.550, mentre sono altri 8.600 i piccoli tra zero e due anni inseriti nelle paritarie private, anch’esse non colpite dalla legge.

In pratica si intende negare l’integrazione, e anzi si cerca di ostacolarla, il perfetta linea con la politica di quel governatore Luca Zaia che il segretario-padrone della Lega, Matteo Salvini, vorrebbe addirittura candidato del centrodestra alla presidenza del Consiglio! Di più: la legge (che riforma una normativa che risale al 1990, e che non prevedeva nulla del genere) limita in modo inammissibile la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, costruendo una discriminazione inammissibile. E gli altri, non veneti e non “venetizzati” da almeno quindici anni? Si mettano in coda e aspettino che rimanga qualche posto libero.

Da qui la mobilitazione di tutte le deputate venete dei Democratici che hanno formulato e sottoscritto una interrogazione urgente al presidente del Consiglio per sapere intanto se il governo è a conoscenza di questo provvedimento e qual è il suo giudizio; e per conoscere i suoi intendimenti, che hanno da essere immediati: insomma il governo intende impugnare davanti alla Corte costituzionale il provvedimento entro i regolamentari novanta giorni, come è prescritto per istruire un eventuale conflitto Stato-Regione.

D’altra parte non è il primo caso di decisioni populistiche della giunta leghista del Veneto, né è la prima volta che una sua legge viene impugnata. È già accaduto, di recente con quell’altra legge regionale che definiva il popolo veneto nientemeno che una “minoranza nazionale”, addirittura prevedendo che ad esso spettassero i diritti per le “minoranze” stabiliti dalla convenzione-quadro del Consiglio d’Europa. Questa legge era stata impugnata e la Corte costituzionale l’ha annullata. (Peraltro la Consulta ha identico potere di impugnativa dello Stato e, non solo in teoria, potrebbe scavalcare il governo se questo esitasse.)

È del resto di tutta evidenza che questo nuovo provvedimento, come ha sottolineato il consigliere Pd Claudio Sinigaglia,

incide sull’autonomia dei comuni, e impedirà di fare graduatorie rispettose dei bisoghni reali di chi deve iscrivere i figli negli asili nido. È un provvedimento sbagliato, che desta molte preoccupazioni per gli effetti negativi che produrrà: dalla minore attrattività dei Veneto per le giovani coppie all’esclusione di tante famiglie vulnerabili.

E tra queste anche i figli di tanti immigrati, non solo da altre regioni italiane ma soprattutto di tanti extracomunitari. Ed è chiaro che uno degli obiettivi è proprio quello di colpire i ”negri” e le altre vittime di qualsiasi discriminazione, razziale e non.

Nel sollecitare quindi un’immediata impugnativa di queste norme, le deputate venete del Pd richiamano infine un principio fondamentale: l’autonomia delle regole che hanno gli enti locali, ed in particolare le Regioni su questionidi carattere amministrativo e di graduatorie per l’accesso ai servizi formativi e scolastici, non può assolutamente ledere i diritti fondamentali di chi vive in Italia.

Il Veneto che dice no all’apartheid dei bambini in nome del Veneto ultima modifica: 2017-02-21T16:18:12+01:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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