“Turismo a Venezia. Alzare muri non serve” Conversando con Massimo Donà

"È bella e il bello attrae. Non possiamo impedire che il turismo cresca. Si tratta di organizzarlo con un margine di razionalità. Separarsi da Mestre? Venezia diventerebbe ancora più turistica"
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Turismo, spopolamento cittadino, ennesime tentazioni separatiste e fallimento sostanziale della nuova città metropolitana delineano scenari poco invitanti per il futuro di Venezia. Ne abbiamo discusso, tra paradosso e provocazione, con il filosofo Massimo Donà, per vedere se è possibile riscoprire un ubi consistam che restituisca ordine e senso compiuto alla discussione.

L’economia turistica ci consuma, e la moralità è merce, per citare Bauman. Che ne pensi?
Prima di tutto penso che il turismo sia una realtà inevitabile perché Venezia è una città museo. È il suo destino. Non si possono alzare mura, perché Venezia è bella e il bello attrae. Non possiamo impedire che il turismo cresca. Si tratta di organizzarlo con un margine di razionalità, cercando quelle soluzioni che possono rendere la cosa più sopportabile. Quante sono le entrate di Venezia? Infinite. Non si possono mettere dei varchi e far pagare il biglietto.

Ma è pur sempre uno spazio finito. Non si può andare in uno studio dentistico quando si vuole. Devi prenotare.
Venezia è una città. In quale città per entrare bisogna chiedere il permesso? È una città museo, ma non è un museo. Dove c’è una porta di entrata.

Mettiamola così. Ci sono alcuni studi che hanno analizzato la città sotto il profilo delle “uscite di emergenza” in caso di necessità. Partendo dalla misurazione degli spazi aperti e delle vie di esodo di ciascuna isola di cui la città si compone, sono arrivati alla conclusione che Venezia è una realtà a rischio e del tutto fuori norma rispetto alle normative sulla sicurezza.
Io sono convinto che, al di là dei proclami, è impossibile chiuderla. Oppure la trasformi da città a museo, e allora diventa un’altra cosa. Ma se rimane una città, come in tutte le città si entra e si esce. Venezia è una città difficile con problemi particolari. Dopo di che è evidente che con la globalizzazione e con l’entrata in scena di un turismo proveniente da zone della terra che prima non viaggiavano, il fenomeno è aumentato e aumenterà sempre di più. Ma come fai a chiuderla? La trasformi in museo? Allora cambia scenario. Non ci sarà più il sindaco, ma il direttore del museo. Se vogliamo questo, basta dirlo, ma mi sembra un po’ surreale. Io credo che bisogna mettere a ragionare degli esperti che possano suggerire delle soluzioni razionali.

Ma sono quarant’anni che veniamo inondati dalle chiacchiere degli esperti.
No, il punto è che sono non quaranta, ma trecento anni che non si fa niente. Chi l’ha governata non si è occupato di questo problema. Cosa si è fatto fino ad ora, dimmi?

Assolutamente nulla.
Ecco appunto. Sono quarant’anni che, a scadenze regolari, diciamo che Venezia non sopporta più il turismo. Poi non si fa più niente, nessuno fa niente. Il punto è che non c’è la volontà politica di affrontare questo problema. Chi governa la città deve prendere a cuore questo problema e fare in modo, attraverso quel gruppo di esperti di cui parlavo, di mettere in atto le soluzioni.

Scusami un attimo. Chi governa questa città risponde in primo luogo alle categorie economiche che operano in città…
Che sono quelle del turismo, certo…

Esatto, e vorrei anche dire che queste categorie di cui parliamo hanno ormai nel loro DNA il turismo di massa. La sua moltiplicazione consente la progressione dei guadagni di questa gente.
Chi può chiudere Venezia? Non c’è una soluzione, al di là dei proclami. Quali sono le soluzioni concrete? Non idee, come potremmo avere tu ed io o qualcun altro, ma soluzioni concrete. E chi le mette in opera se non lo fa il governo della città?

A fronte della mancata soluzione di queste problematiche in tutti questi anni, c’è una parte della cittadinanza che sta accarezzando l’idea della separazione tra Venezia e Mestre. Che sarebbe in grado di garantire dei governi cittadini più “performanti”. Per il centro storico, poi, la separazione sarebbe il primo passo per la richiesta di uno statuto speciale che le riconoscesse strumenti adeguati per far fronte alla sua specificità.
Questa mi sembra un’enorme sciocchezza. Si va ancora avanti con questa idea di separazione che spingerebbe Mestre a essere ancora più nulla. Non è che separando le due entità risolvi i problemi. Non c’entra niente.

Ma c’è un fatto su cui voglio richiamare la tua attenzione. Molti di coloro che in passato hanno sempre votato no alla separazione ora hanno cambiato idea.
Può darsi che questo cambiamento ci sia. Anche se personalmente spero di no, perché sono pseudo soluzioni che non servono a niente, e che farebbero diventare Mestre ancora più un paesino. E Venezia ancor più dedicata al solo turismo. Si peggiorerebbe la situazione.

Non ti pare che l’ultima mazzata sia venuta dal sostanziale fallimento della città metropolitana, che è tuttora una scatola vuota e un’entità lontanissima dalla sensibilità del cittadino? E non credi, inoltre, che sia stato un errore evitare che fosse eletta direttamente dall’elettorato metropolitano?
Di fatto questa realtà non è ancora nulla. Direi che è una delle tante realtà fittizie che l’Italia ha saputo costruire. Ma il problema di Venezia rimane quello che dicevo. La soluzione la può attuare solo chi governa la città. Cosa stanno facendo coloro che hanno un ruolo di governo? Nulla. E prendo atto di questo nulla. Speriamo che chi sarà eletto nel futuro abbia più a cuore il destino della città. La democrazia è anche questo. A volte si eleggono degli incapaci e degli incompetenti.

Percepisci anche tu il fenomeno di spopolamento della città? Te lo chiedo perché c’è chi sostiene che la città non è il suo numero di cittadini residenti impietosamente segnato dal contatore della farmacia Morelli a San Bartolomeo, ma anche i cosiddetti residenti temporanei, come gli studenti.
Una città vive se ha dei cittadini residenti. E Venezia si sta spopolando progressivamente da anni ormai. È una città che è sempre meno città. Il paradosso è che è una città che sta diventando sempre più museo, però rimanendo città. Sta diventando sempre più una non città. E si andrà avanti così, la cosa è progressiva. E personalmente non sono a conoscenza di fatti che possano rappresentare un’inversione di tendenza. Forse è vero. Il suo destino sarà prima o poi di diventare museo.

Un paradosso forse tenuto in piedi solo dall’ipocrisia. Sarebbe nostra convenienza smetterla con le fisime di voler salvare la città e ammettere che siamo gli abitanti del più bel parco tematico del mondo. E come tali operare da attori recitando la nostra quotidianità a beneficio dei visitatori. Pagati s’intende. Il che almeno favorirebbe una qualche forma d’interesse a continuare a risiederci. Questo non è a mia volta un paradosso. In città c’è già chi teorizza un salario per i residenti come compenso per lo sforzo di risiedervi.
Sono battute, provocazioni che non avranno nessun esito. Sono sintomi di una situazione che è sempre meno sopportabile. Ma è probabile che vivremo un graduale andare verso la trasformazione in museo.

Io credo che dall’iniziale palla di neve siamo per essere travolti da un effetto valanga.
Non succederà niente. Sono, come dicevo, dei sintomi di un malessere. L’effetto valanga è nella nostra testa ma penso che noi non faremo in tempo a vedere questa trasformazione possibile. Di sicuro, sono convinto che se non si faranno mosse in direzione opposta, questo sarà il destino. Tutto continuerà come prima, normalmente, e i problemi rimarranno tali e quali. Se non peggiorati. E questo sarà un modo per procedere con maggiore celerità verso quello che tu dicevi prima. Io credo che nessuno abbia un’idea concreta di come trasformare questa situazione. Nessuno di quelli che possono trasformarla. Quindi saremo chiamati a vivere un processo che creerà sempre maggior disagio. Quello che mi fa imbufalire sono i proclami, le soluzioni declamate. Tu hai in mente una soluzione concreta a questo problema?

Esistono tante proposte, qualcuna più complessa dell’altra.
Io non so quale sarà il politico che avrà il coraggio di mettere mano alla questione.

Forse per questo alcuni chiedono per Venezia uno statuto speciale che conceda un potere decisorio che vada al di là delle categorie che operano in città.
Ma gli abitanti che non sono tassisti, gondolieri o baristi sono talmente pochi! Lo spopolamento fa sì anche che l’eventuale protesta abbia una risibile forza. Alla fine chi resta a Venezia sono proprio quelli che di turismo vivono.

Sai quanti tra gondolieri, tassisti etc. vivono in terraferma? E che quindi, come sostengono alcuni, non voterebbero il sindaco in caso di separazione? Che quindi sarebbe costretto a fare gli interessi di chi l’ha eletto, e non di chi non risiede nella città dove opera nel settore turistico?
Ho qualche dubbio che sia così semplice. A occhio penso che non accadrà nulla di quello che tu dici. O forse sarà proprio come tu dici. Ma non so se è questa la soluzione. Mi sembra troppo facile.

Ma assumi per un attimo il modo di pensare di queste persone. Abbiamo da una parte un turismo ormai incontrollabile. Dall’altra le amministrazioni, e non parlo solo di quest’ultima, che corrispondono a interessi diversi da quelli di una cittadinanza correttamente intesa. Su un altro piano ancora, il totale fallimento della città metropolitana. Dove vado?
Loro dicono ci separiamo. Sì, sì. Ma lascia che sospetti che sia troppo facile una soluzione di questo tipo.

Non c’è dubbio.
Le cose sono più complesse e non so se basti questo. Io invece temo che, separandosi, Venezia diventi ancora più turistica.

Hai presente la trasformazione in corso in direzione turistica del centro di Mestre e della terraferma veneziana in genere? Mestre si sta trasformando nel dormitorio per turisti.
Ma conserva ancora molti abitanti. Anche se è sempre più la città della morte civile, sempre più svuotata di tutto. Ma non perché ci sono gli affittacamere. Mestre è ancora una città, anche se è morta. E non so cosa si prospetti per il futuro, perché quanto ai progetti, come quello del museo del contemporaneo, mi sembrano ancora avvolti da nebbia fitta. Quanto all’aumento dell’offerta ricettiva per i turisti, esso ci sarebbe comunque, anche nel caso che Mestre fosse separata dal centro insulare. Mestre e Venezia, che siano unite o no, hanno un destino abbastanza comune perché sono vicine.

Come la vedi?
Posso prevedere che il fenomeno per cui gli abitanti del centro mestrino si spostano in periferia per lasciar posto ai turisti crescerà in futuro. Ma questo sarà ancora lontano da farle perdere i caratteri propri di una città. Io credo che la domanda è ancora quella di prima.

Sul politico?
Già, quale è il governante che vuol davvero mettere mano al problema? E ciò anche dopo l’eventuale divisione in due della città. Temo sarà molto dura. Giustamente si possono tentare varie strade. Quella della separazione non mi pare una strada che risolva alcunché. Però accetto il fatto che posso sbagliarmi completamente. Io non la vedo così. Nessuno sa come sarà. Quando saremo divisi, vedremo. Se saremo divisi.

Le immagini sono tratte dal CD “Venezia Novecento. Reale Forografia Giacomelli”, Archivio Storico Comunale, Comune di Venezia

Pubblicato il: 22 Feb, 2017 @ 18:49

“Turismo a Venezia. Alzare muri non serve” Conversando con Massimo Donà ultima modifica: 2017-02-22T09:49:35+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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