PD in crisi. Addà venì Bill Gates

La proposta del re dell'informatica di tassare i robot mette al centro del dibattito la questione-chiave del lavoro nell'era dell'automazione. Ma la sinistra è troppo presa dalle sue vicende interne per occuparsene...
scritto da PATRIZIA RETTORI

Per sentire qualcosa di intrigante intorno ai tempi difficili che stiamo vivendo abbiamo dovuto aspettare Bill Gates. Forse la sua idea di tassare i robot non sarà realizzabile, ma di certo ha il merito di centrare il punto: il lavoro, così come era inteso da secoli, va scomparendo, e per inventarsi qualcosa di nuovo servono idee e soldi per realizzarle.

La cronaca di questi giorni fornisce esempi illuminanti. La protesta dei tassisti ha molto del luddismo di antica memoria: allora si distruggevano i telai meccanizzati, adesso si dovrebbe distruggere il web. Perché ogni volta che inviamo una email togliamo lavoro ai postini, l’home banking ha falcidiato i ranghi dei bancari, lo shopping on line uccide i negozi, e così via. Del resto, lo sappiamo bene, i tipografi non esistono più, l’industria discografica è pressoché scomparsa, e la stessa classe operaia è in via di estinzione.

Certo, prima o poi il sistema troverà nuovi equilibri, ma potrebbero volerci decenni di lacrime e sangue e non è detto che lo sbocco finale ci piaccia. L’alternativa è di cercare di governare il processo, indirizzandolo verso il bene collettivo. E questo, ovviamente, dovrebbe essere il compito di una politica degna di questo nome. Una politica che non si vede all’orizzonte, né in Italia né, per la verità, nel resto del mondo.

La destra sembra non porsi neppure il problema, occupata com’è a vellicare la pancia di un’opinione pubblica smarrita e rassicurata solo dal ritorno indietro verso impossibili e pericolosi nazionalismi identitari. Dunque il compito dovrebbe spettare alla sinistra, per sua natura più attrezzata a immaginare il futuro. Almeno questo direbbe la logica. Ma la sinistra, si dice, è in crisi ovunque. Ed è vero, ma lo è perché non riesce a fare la sinistra, cioè non riesce a staccarsi dalle vecchie categorie intellettuali, travolte dalla realtà, per guardare invece dove va il mondo cercando di pilotarne il cammino.

I tempi, dunque, sarebbero assai propizi per una sinistra che voglia continuare ad essere tale. Se non riesce a cogliere l’opportunità e, anzi, rischia di venirne spazzata via, è perché ha perso la capacità di elaborare progetti e strategie. E, purtroppo, non si colgono segni di resipiscenza.

Guardando la nostra piccola vicenda nazionale si vede il più forte partito della sinistra che va in pezzi senza che si riesca a coglierne la ragione. Intendiamoci: non è il caso di banalizzare lo scontro. La cosiddetta guerra del calendario è solo la punta dell’iceberg. Sott’acqua ci sono le incompatibilità personali, incancrenite fino a diventare odio profondo e reciproco, e reali differenze di analisi. Ma i progetti dove sono?

Vedremo se Renzi tornerà dalla California con idee risolutive, ed è lecito dubitarne, ma intanto quel che si capisce è che vuole correre al congresso e poi alle elezioni. Per quanto riguarda il congresso, il progetto è trasparente: l’ex segretario vuole tornare padrone del partito non dando tempo a chi si candiderà contro di lui (e le insidie maggiori vengono da Andrea Orlando) di consolidare la propria posizione. Ma le elezioni perché? Per fare cosa? Per riproporre se stesso come la soluzione di tutto? Francamente, è un po’ poco. E gli scissionisti che cosa vogliono? Basta liberarsi di Renzi per entrare in un mondo migliore? Anche qui la risposta è deludente.

I vecchi cronisti, resi cinici dalla lunga frequentazione del Palazzo, sorridono a sentir parlare di conferenza programmatica, quella che molti hanno chiesto nell’Assemblea nazionale del Pd e che Renzi ha negato interpretandola, forse a ragione, come un attentato alla sua sovranità. Nei vecchi partiti le conferenze programmatiche sono state spesso un inutile sfogatoio oppure un modo per perdere tempo fingendo di occuparsi di cose serie. Eppure oggi la sinistra italiana avrebbe proprio bisogno di un luogo dove ognuno possa portare idee e progetti da cui far nascere una strategia all’altezza della sfide odierne. Come gestire il progressivo esaurimento del lavoro tradizionale, come costruirne di nuovo, come aggiornare le competenze, come sostenere le fasce più deboli nella difficile transizione, e come reperire le risorse necessarie a tutto questo: ecco le questioni che aspettano risposta. La sinistra è in grado di lavorarci? Per ora la risposta è no. Poi vedremo, ma certo sale la tentazione di gridare “Bill Gates for president”.

PD in crisi. Addà venì Bill Gates ultima modifica: 2017-02-23T16:29:13+01:00 da PATRIZIA RETTORI

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