Portogallo, il laboratorio della sinistra plurale che governa, e bene

scritto da MASSIMILIANO CORTIVO

Brinquebalante. La definizione più precisa l’hanno data i francesi. Quella portoghese è una sinistra brinquebalante, una sinistra che ondeggia, barcolla, una sinistra che traballa e che rischia di inciampare a ogni passo. Ma che nonostante tutto rimane là, al suo posto, tra il governo e l’appoggio esterno, a comandare, come direbbe il Rovazzi ai teenager. E il fatto, in questa Europa spazzata da sempre più forti venti populisti (o conservatori) non può passare inosservato a chi abita a sinistra o da quelle parti cerca di costruire la sua nuova casa.

Perché se è vero che il cammino di António Costa e soci deve sempre affrontare pendenze da passi dolomitici, è altresì rilevante il fatto che socialisti, ecologisti, comunisti e sinistra radicale siano insieme ormai da un anno e mezzo. Cifra sulla quale i bookmaker non invitavano di sicuro a scommettere.

E così, da scommessa lanciata quasi per disperazione nell’estate del 2015, la cosiddetta sinistra plurale portoghese (Partido Socialista direttamente al governo, Bloco de Esquerda, Partido Comunista Português, Partido Ecologista all’appoggio esterno) è diventata il laboratorio a cui guardare, se non il vero e proprio oggetto del desiderio dei progressisti italiani e francesi.

In entrambi i casi, le cronache politiche degli ultimi giorni raccontano però di mondi lontanissimi rispetto a quello adagiato sul Tago, tanto lontani da rievocare per quest’ultimo sogni utopici. Se la corsa a sinistra per l’Eliseo è infatti sempre più una Comédie Française – con tutti i rischi che può portare il duello Hamon-Mélenchon – in Italia come al solito i progressisti attingono a piene mani nella tradizione farsesca, spaccando il più forte partito a vocazione maggioritaria e complicando ancora di più le cose in vista di prossime elezioni amministrative e politiche.

Ma se in Francia e in Italia continua ad agitarsi lo spettro dell’eterno Tafazzi, non va molto meglio altrove: in Inghilterra la grossa coperta della Brexit ha messo a tacere il Labour e in Germania la “sinistra” è rappresentata da Martin Schulz, negli ultimi sondaggi davanti a Merkel ma lontanissimo dalle spinte pluralistiche portoghesi. Spinte che negli ultimi mesi non hanno contribuito solo a cristallizzare il laboratorio politico ma hanno portato risultati concreti al mulino del governo Costa.

Ad esempio: la possibilità di adottare figli per coppie dello stesso sesso, il salario minimo alzato prima a 530 e poi a 557 euro, l’accordo firmato con la compagnia aerea Tap (interventi statali per il cinquanta per cento), la settimana lavorativa a 35 ore nella pubblica amministrazione, l’imposta sulle case dei “ricchi” (tasse sugli immobili che superano i 600mila euro), e via dicendo. Provvedimenti concreti, li hanno giudicati i portoghesi. Provvedimenti di sinistra li hanno etichettati gli osservatori politici europei.

In mezzo l’atteggiamento più benevolo degli economisti. Che appena qualche giorno fa da Washington hanno fatto sentire il proprio punto di vista: il Fondo monetario internazionale non ha infatti speso i soliti rimbrotti per la gestione dell’economia lusitana ma, per la prima volta dopo un bel po’ di tempo, ha addirittura elogiato la crescita del Paese nel secondo semestre del 2016: più consumi interni e più export che fanno guardare al domani addirittura con una bozza di sorriso. E con la grande invidia di chi si sta avvicinando a elezioni sempre più sparpagliato al vento di vecchi conservatorismi e nuovi populismi.

Portogallo, il laboratorio della sinistra plurale che governa, e bene ultima modifica: 2017-02-23T18:22:59+02:00 da MASSIMILIANO CORTIVO

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