ULTIMORA Presidenza Democrats. Eletto il latino Perez, suo vice il nero Ellison

scritto da GUIDO MOLTEDO

A G G I O R N A M E N T O ULTIMORA
È Tom Perez il nuovo presidente del comitato nazionale del Partito democratico americano. È stato eletto al secondo turno con 235 voti su 445 all’assemblea di Atlanta, Georgia. Sconfitto Keith Ellison. Perez, dal palco, ha attribuito al rivale la carica di vice per confermare la sua missione di unione del partito prima di promettere che i democratici guideranno “la resistenza” contro il presidente Donald Trump “per essere sicuri che questa sia una presidenza da un solo mandato”. “So che Tom Perez ci unirà sotto la bandiera dell’opportunità, e getterà le basi per una nuova generazione della leadership democratica per questa America grande, coraggiosa, inclusiva e dinamica che amiamo così tanto”, il messaggio di congratulazioni che l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha mandato al suo “amico” Perez. .”Congratulazioni a Thomas Perez, appena nominato presidente del comitato nazionale democratico. Non potrei essere più felice per lui, o per il partito repubblicano!”: così su Twitter Donald Trump ha commentato la nomina di Perez.

Facile immaginare il succo dei titoli dei giornali americani domani – “svolta a sinistra” dei democrat – e l’esultanza dei social media di fede sanderista. Il Partito democratico affida la leadership del suo massimo organismo dirigente, il DNC, all’esponente più a sinistra del momento, Keith Ellison, africano americano, musulmano, sostenuto da Bernie Sanders, Elizabeth Warrene Bill de Blasio, ma anche dal capogruppo al senato Chuck Schumer. Ma andrà davvero così, come affermano certi pronostici della vigilia? O ad avere la meglio sarà il favorito in partenza, Tom Perez, spalleggiato dagli apparati e dall’amministrazione uscente, in modo aperto da Joe Biden? Può perfino andare a finire, in caso di stallo, che prevalga un terzo candidato. Ma esito finale a parte, intanto conta che nel Partito democratico si sia riaperto davvero il confronto e la sinistra abbia acquistato peso e voce, come non si vedeva da tempo. Un confronto reale che, fosse arrivato fino in fondo, senza remore, nelle primarie e nella convention, proprio come si osserva in questi giorni, forse avrebbe portato a un esito diverso le elezioni di novembre.

Keith Ellison

Il leader del Partito democratico americano non ha mai avuto gran peso. Carica organizzativa, più di coordinatore che di “segretario”, quella di party chairperson del Democratic National Committee (DNC), l’organo di direzione del Partito democratico, non è stata mai particolarmente ambita né è mai stata un trampolino per altri incarichi di maggiore visibilità o potere, né è stata generalmente occupata da esponenti di prima fila. Diventa cruciale il ruolo del DNC e del suo chair nelle primarie e poi nell’organizzazione e nella regia della convention. Ultimamente, però, non è stato più così, anche personaggi di rilievo hanno ricoperto l’incarico, come Howard Dean e Tom Kaine, e questa volta l’elezione della nuova party chairperson è particolarmente combattuta, specie dopo la dura sconfitta di Hillary Clinton, con un livello di partecipazione che investe militanti e simpatizzanti come mai s’era visto prima.

Tom Perez: “Rimbocchiamoci le maniche”

Sconfitta che ha anche segnato il ridimensionamento dell’area clintoniana nel Partito democratico e la messa in crisi della leadership che ne era espressione. Si ricorderanno le dimissioni Debbie Wasserman Schultz da numero uno del DNC. Fu il momento culminante delle primarie democratiche, dopo le rivelazioni di una fitta corrispondenza di email tese a infangare con insinuazioni e manipolazioni Bernie Sanders e a spingerlo fuori della corsa, nel momento in cui da underdog diventava un rivale temibile per Hillary, in termini di consensi ma anche di proposte alternative che trovavano sempre più spazio nell’elettorato democratico.

Oggi dunque i 447 componenti del “parlamentino” democratico riuniti in assemblea a Atlanta eleggeranno il prossimo chair, i suoi vice, il tesoriere, il segretario e il responsabile finanziario.

Dopo l’8 novembre, dopo l’uscita di scena di Barack Obama, e con l’affermazione di una presidenza di estrema destra, “eversiva”, che procede a passi spediti e decisi lungo il solco annunciato in campagna elettorale, l’elezione del numero uno del DNC ha assunto un significato politico notevole, che non riguarda tanto il profilo e il potere della leadership quanto la linea politica stessa del partito, nell’opposizione parlamentare a Trump e nella preparazione della riscossa, a partire dalle elezioni di medio termine del prossimo anno. L’elezione della nuova chairperson è diventata un test generale sui rapporti di forza nel partito e l’indicazione della linea che avrà in questi anni d’opposizione.

Le trattative tra le correnti legate ai contendenti vanno avanti da mercoledì, da quando è iniziata l’assemblea del partito, che ha assunto i caratteri di un vero e proprio congresso, di un congresso importante.

La corsa per la leadership, nelle ultime battute, si è ridotta da sei a due contendenti con reali possibilità di successo, il segretario al lavoro uscente Tom Perez, 55 anni, e Keith Ellison, 53 anni, congressman del Minnesota. Perez è stato incoraggiato a candidarsi dall’entourage di Barack Obama. In partenza, era considerato il più quotato degli aspiranti alla carica, pare possa contare su 205 voti su 224, il minimo richiesto per l’elezione. Ellison avrebbe invece dalla sua parte 153 membri del DNC, ma il suo portavoce Brett Morrow definisce questa presunta conta “totalmente inaccurata”.

In corsa c’è anche Pete Buttigieg, sindaco di South Bend, Indiana, sostenuto da Howard Dean, e anche lui contesta i voti attribuiti a Perez, mentre un altro contendente, Jaime Harrison, chair del partito nella South Carolina, vanta 27 voti, che, giovedì, ritirandosi dalla corsa, ha annunciato di voler dirottare verso Perez. Importanti anche i voti attribuiti – una ventina – a Buttigieg e a Sally Boynton Brown, dirigente del partito in Idaho. I restanti voti nel DNC sono ancora non dichiarati o incerti. Ed è in quest’area indefinita che si gioca il duello Perez-Ellison.

Sostenitori di Tom Perez

Nonostante il clima ad alta tensione nel confronto tra i candidati – in particolare in un forum ospitato dalla CNN –, è prevalso l’impegno a indirizzare gli strali verso il comune nemico esterno, Donald Trump. Naturalmente, fronteggiare Trump può essere fatto con diversi atteggiamenti e con diversi toni. E, soprattutto, per essere efficaci, significa analizzare fino in fondo la portata e le origini del tonfo di novembre e quindi del distacco di tanti elettori democratici, la ragione principale della sconfitta, che o sono rimasti a casa o non hanno votato per Hillary per votare addirittura per Trump.

Le infermiere a favore di Keith Ellison

Va anche detto che non solo brucia il risultato delle presidenziali, ma anche, forse perfino più, dal punto di vista della tenuta del partito, la perdita nel corso della presidenza Obama di ben 1030 seggi nel congresso federale, nei parlamenti e nei governi locali. Quindi è una sconfitta che viene da lontano e che non può essere imputata unicamente alla candidatura sbagliata di Hillary. Obama, quanto meno, ha la responsabilità di essersi infischiato del suo partito, lasciandolo completamente nelle mani dei clintonistas.

Dei due favoriti, Perez ha fama di mediatore, capace per questo, secondo i suoi sostenitori, di ricomporre le diverse anime di un partito lacerato dopo lo scontro delle primarie. Bernie Sanders ha definito il suo approccio quello tipico dello “status quo che ha fallito”. Come segretario al lavoro si è in realtà distinto per una politica avanzata a favore delle fasce svantaggiate dei lavoratori e per l’aumento del salario minimo.

Barack Obama e Tom Perez

Ellison, grande comunicatore in tv e trascinatore nei comizi, piace ai sanderistas e per ciò stesso è considerato estremista e “divisive” da clintoniani e obamiani. Ellison appare più attrezzato per guidare un’opposizione dura a Trump e a contrastarne il populismo. In un dibattito organizzato dalla CNN, ha sostenuto che Trump ha già collezionato una serie di irregolarità da presidente (alludendo a doni ricevuti da leader stranieri e a conflitti d’interesse evidenti) che giustificano l’inizio di un procedimento d’impeachment nei suoi confronti.

Un assaggio del suo “programma” e della linea dei dem se sarà lui il prossimo chairperson del DNC.

 

ULTIMORA Presidenza Democrats. Eletto il latino Perez, suo vice il nero Ellison ultima modifica: 2017-02-25T10:00:40+00:00 da GUIDO MOLTEDO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento