Sinistra e scissioni. Un campo di sigle più che di idee

scritto da ALDO GARZIA

Dopo decenni in cui hanno prevalso i riferimenti alla botanica (Quercia, Margherita, Ulivo) e la copiatura dei modelli made in United States (Partito democratico), prova a rinominarsi la sinistra che si scinde e si ricompone in queste settimane. L’esercizio è tutt’altro che una prova di felice fantasia. Non è necessario scomodare un manuale di semiotica per capire come dietro alle parole e alle loro allusioni ci siano questioni irrisolte.

Ha iniziato D’Alema, chiamando “ConSenso” il movimento nato dai comitati per il No al referendum costituzionale, preludio all’uscita dal Pd. Non si capisce cosa voglia evocare questo nome, Forse il riferimento a una bella canzone di Vasco Rossi molto usata da Bersani nella campagna elettorale del 2013 (“Un Senso). O forse è un riferimento polemico al decisionismo dall’alto di Renzi. Chissà.

La creatività non ha però partorito di meglio quando Speranza, Rossi e Scotto hanno presentato il loro movimento/partito nato dalle costole di Pd e Sinistra italiana con la denominazione “I democratici e progressisti”, che giornali e tv hanno subito abbreviato in “Dp”.

Gli attempati ex militanti di Dp (Democrazia proletaria di Russo Spena, Capanna, Foa) hanno di conseguenza subito protestato per appropriazione indebita della sigla. Non hanno avuto fortuna coloro che volevano la parola “socialista” o “laburista” nella sigla: evidentemente siamo ancora prigionieri dell’eredità del craxismo che ha reso inutilizzabile il riferimento al socialismo: l’associazione negativa scatta automaticamente. Meglio rifugiarsi allora – devono aver pensato i promotori – in “democratici e progressisti”, che vuol dire tutto e vuol dire niente dovendo riempire di contenuti sia la generica categoria “democrazia”, sia quella obsoleta di “progresso”.

Un pochino più di coraggio ha avuto “Sinistra italiana” che almeno nomina lo schieramento in cui si riconosce (l’ispirazione viene dai tedeschi della “Linke”, parola che vuol dire appunto “sinistra”). È sicuramente un merito in tempi in cui – da una famosissima canzone di Giorgio Gaber in avanti – pochi sanno “che cos’è la destra, che cos’è la sinistra” ma certo non è uno sforzo di creatività particolarmente innovativa. Non brilla per fantasia neppure il mini-movimento di Pippo Civati: quel “Possibile” è quasi una fotocopia dello spagnolo “Podemos”.

Resta il nuovo “Campo progressista” promosso da Pisapia, ex sindaco di Milano. Qui il riferimento vuol essere addirittura politico e toponomastico al tempo stesso: “campo” indica infatti un’area di riferimento vasta e senza preclusioni. Del resto, l’ambizione di Pisapia è unire in un rinnovato centrosinistra i fuoriusciti dal Pd e da Sinistra italiana, i tantissimi orfani di partiti, movimenti e sigle, senza rinunciare al rapporto con Pd e Sinistra italiana. I media si sono sbizzarriti infine a chiamare “cosa” o “cosetta” rossa i tentativi in atto di ricomporre le forze a sinistra del Pd, in questo modo evocando la “cosa rossa” che diede vita a Rifondazione comunista dopo la “svolta” del Pci capeggiata da Occhetto.

In Europa sono più pragmatici di noi: a sinistra ci sono semplicemente “socialisti”, “verdi”, neocomunisti e nuova sinistra. Ma, si sa, gli italiani sono speciali.

Sinistra e scissioni. Un campo di sigle più che di idee ultima modifica: 2017-02-26T17:44:49+01:00 da ALDO GARZIA

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