Lo stadio della Roma spiegato a chi non è di Roma (ma pure a molti di Roma…)

scritto da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

Premessa: a Roma si può vivere benissimo anche senza Olimpiadi e Stadio della Roma (o perfino della Lazio, il suo presidente Claudio Lotito ci ha provato subito a farsi vivo) e si può vivere da oltre duemila anni anche senza che la politica si occupi né dello stadio, né delle buche, o del bilancio. Purtroppo questo è il vero pregio e limite di una città che avrebbe bisogno di tanta normalità per essere governata ma non riesce a trovarla. E però poiché su Roma si gioca, inevitabilmente, una battaglia nazionale di politica tra Pd e Grillo e anche della rediviva destra che a Roma assume le sembianze tipiche e tradizionali del fascismo di sinistra alias destra sociale, vale la pena di occuparsi dello stadio.

Va detto subito che sullo stadio la sindaca Raggi ha battuto il suo primo colpo tattico-politico da che è stata eletta accettando, sembrerebbe in maniera autonoma per la prima volta dal padre padrone Grillo, di stilare un accordo sbandierato come diminuzione delle cubature a fronte di mantenuti oneri sociali, incassando il “sì” della società sportiva che tanto conta in città, l’“ok” dei costruttori e ponendo alla Regione Lazio governata da Zingaretti il problema di dare ora una risposta al Comune di Roma.

Fin qui la questione politica di cronaca apparsa sui giornali ma andiamo a vedere le carte .

Tutto nasce dal progetto, divenuto delibera con sindaco Marino e assessore Caudo, di stadio della Roma presentato dalla società sportiva e dal costruttore Parnasi (nell’ immaginario “rivale” di Caltagirone) che dovrebbe sorgere dove oggi ci sono ancora i resti dell’ippodromo di Tor di Valle, in terreni laterali rispetto al fiume Tevere e idrogeologicamente “disagiati” perché sotto il livello non del Tevere ma addirittura del mare, posto che quella zona nell’antichità era lime e paludi attorno al Tevere e al porto di Roma antica, non lontano da lì.

Edin Džeko

Ora la premessa della delibera è nell’ “interesse pubblico”, che promana dalla contrattazione che l’assessore Caudo fece con il costruttore e la società portando a casa per il Comune (e i cittadini) l’obbligo di realizzare il 35 per cento di opere di pubblica utilità ovvero il 35 per cento di un miliardo e 600 milioni di euro di investimento (normalmente i comuni forti e capaci portano a casa il dieci per cento ndr….) per: ristrutturazione idrogeologica del territorio e dei quartieri vicini, opere di verde (una foresta praticamente…), strutture sportive per i cittadini più l’obbligo (anche qui un obbligo) dei costruttori e della società a garantire sei varchi di accesso: tre attracchi fluviali (con risistemazione delle sponde del Tevere anche in senso ambientale), la ferrovia Roma-Fiumicino (che interessa anche l’aeroporto), l’autostrada Roma Fiumicino, la ferrovia Roma Ostia Lido, unico regalo con l’Eur del piano regolatore del 1935 del regime mussoliniano, la riunificazione della Via del Mare e Ostiense (la via del Mare sembra ancora l’Aurelia del “sorpasso”di Risi) e il prolungamento della metro B in una città che non brilla di metropolitane. Poi due ponti: uno da fare (progetto per ora bocciato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici) e uno da rifare.

Ora, di tutto questo rimane solo l’ annunciata – in comunicato stampa dalla Raggi – sistemazione del Fosso di Vallerano che certamente rientra tra le manovre di sostegno ambientale .

Perché? Perché a diminuzione di cubatura (ma i tre grattacieli di Liebeskind a parte il valore architettonico, vedi Piazza Gae Aulenti e ristrutturazione dell’Isola a Milano, andavano in altezza e non consumavano suolo come gli uffici in larghezza previsti e rimasti in cubature autorizzate) corrisponde diminuzione di opere di pubblica utilità e la società salva lo stadio e il costruttore “dona” a scendere dal 35 per cento della delibera iniziale … ed è più contento.

E fin qui la questione pratica di avere solo lo Stadio, con le stesse vie di accesso di oggi (due, treno stile anni Trenta e autostrada ingolfata per aeroporto di Fiumicino a meno di farsela a nuoto dalla riva opposta…) e uffici tipo centro commerciale.

Ma la delibera che ha ravvisato nella premessa l’“interesse pubblico” può reggere senza la contrattata presenza delle opere di pubblica utilità che saltano? Perché la delibera di “interesse pubblico” serve a garantire un iter in cui non si passa per la variante del piano regolatore che si applica a opere importanti ma solo a carattere privato… chi lo dice alla Corte dei Conti?

Kevin Strootman

E aggiungiamo noi, dopo che la Regione Lazio avrà fatto questa notazione, viste le reazioni nel Movimento 5 Stelle di Roma la Giunta Raggi avrà tutti i voti in consiglio per fare la variante al piano regolatore? E la soprintendenza che, colpevolmente, si è accorta solo ora che il rudere della tribuna dell’ ex ippodromo ha valore di bene culturale che fa ora ? Fischietta e guarda da un’altra parte?

Insomma, un grande progetto pubblico-privato (sia chiaro non necessario ma le città vivono poi di questi progetti…) in cui il Comune di Roma ricavava solo benefici e denari per opere pubbliche ridiventa un caso di scuola dell’intreccio perverso tra costruttori (ah gli ediles…) Campidoglio e politica con digressioni parodistiche…

Sarà il genius loci: Tor di Valle è pur sempre il luogo “der Pomata” e della “Mandrakata” di “Febbre da cavallo”; il campo di coltura dove la Banda della Magliana mosse i primi passi e l’unico sfizio del Divo Giulio Andreotti che da giovane si divideva tra Capannelle e Tor di Valle… ah certo tifava anche la Roma ma in maniera avveduta: non fece mai l’ errore di promuoverne lo stadio distraendo da altro i suoi amici costruttori.

Lo stadio della Roma spiegato a chi non è di Roma (ma pure a molti di Roma…) ultima modifica: 2017-02-27T12:54:24+00:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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1 commento

Julio Colabianchi 28 febbraio 2017 a 12:41

Muy buen articulo de mi mejor amigo ROMANO!!! Desde Rosario, R Argentina

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