Renzi. Consip. Intrichi e intrighi in un clima da 8 settembre

scritto da ALDO GARZIA

Partiamo dalla testa o dalla coda dei problemi che attanagliano l’Italia? Questa volta iniziamo dalla coda. C’è una tipica inchiesta giudiziaria italiana che avrebbe appassionato forse anche Leonardo Sciascia per la sua coazione a ripetere e il sapore di intrigo tangentizio. Alfredo Romeo, imprenditore agli arresti, indagato per il modo con cui voleva conquistare fette consistenti della torta degli appalti Consip (la centrale di acquisti della Pubblica amministrazione, unico azionista il ministero delle finanze), tira in ballo con le sue dichiarazioni un ex sottosegretario ora ministro (Lotti) e il papà di un ex premier (Renzi).

È una vicenda in cui sono coinvolti nelle indagini anche due comandanti dei carabinieri. Secondo uno sperimentato copione, salta il segreto d’ufficio sulle indagini. I verbali degli interrogatori finiscono sui giornali, una mozione parlamentare grillina chiede di sfiduciare il ministro. L’esperienza avrebbe consigliato prudenza, ma l’occasione era troppo ghiotta per non partire subito con una campagna mediatica a colpi di fendenti contro il declinante e in difficoltà Renzi, presunto reo di essersi circondato di un sistema di potere inetto e corrotto che arrivava fino al padre passando per un ministro.

Non è questa la sede per i dettagli giudiziari, che si possono visionare con dovizia sui giornali. Qui vale una considerazione politica. C’è una sindrome da 8 settembre, o più banalmente da “orologeria”: in Italia quando un leader è debole e in crisi, parte l’accanimento dei media e giudiziario. È accaduto con Craxi, Andreotti, Berlusconi e l’elenco potrebbe allungarsi andando indietro fino appunto all’8 settembre 1943. Si tratta di fenomenologia italica.

Ora però la Procura di Roma ha revocato ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico le indagini sul caso Consip per “ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto istruttorio”. Vedremo gli sviluppi. Oltre a dichiarazioni messe a verbale, servono prove (senza tirare in ballo il garantismo che pure è un valore). Tutti i colpevoli di eventuali truffe e tangenti vanno condannati come vuole il codice penale.

Veniamo alla testa. Dopo l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre, la politica italiana è di nuovo impazzita mentre premono i temi di una economia in perenne risacca. Non c’è una legge elettorale e nemmeno si è iniziato a discuterne in Parlamento (alla Camera non è stato eletto il presidente della commissione Affari costituzionali che ne deve istruirne l’iter). Il Pd si è scisso innescando meccanismi indecifrabili di scomposizione-ricomposizione di sigle e appartenenze: ora c’è pure un congresso da resa dei conti che non promette niente di buono. Centrosinistra, centrodestra e grillini appaiono inoltre tre poli politici più o meno della stessa consistenza percentuale ma impossibilitati a governare da soli. In più, centrosinistra e centrodestra non si sa bene da chi siano composti.

Nel primo caso si andrà da un Pd renziano (in caso di conferma alla segreteria) fino al Campo progressista di Pisapia, passando per il nuovo movimento di D’Alema e Bersani fino a Sinistra italiana (che però ha già detto “con Renzi mai”) e ai centristi di Casini e Alfano? Nel fronte opposto ci sarà davvero la Lega?

Il No (di sinistra e di destra) che ha vinto il referendum del 4 dicembre deve darsi al più presto una strategia, una ipotesi di lavoro convincente. Deve darsela anche ciò che resta del Pd. Per ora, almeno sulla carta ci sono solo due opzioni politiche per il futuro: o un governo di unità nazionale Pd/Forza Italia più frattaglie centriste o un monocolore grillino con appoggio esterno di Lega e chissà di chi. Sono due prospettive, a dir poco, non esaltanti.

Renzi. Consip. Intrichi e intrighi in un clima da 8 settembre ultima modifica: 2017-03-06T11:43:37+01:00 da ALDO GARZIA

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