Sale piene, bilanci in rosso. Cinema a 2 euro in replica, aspettando l’estate

scritto da ROBERTO ELLERO

Belle le sale cinematografiche piene di pubblico, festoso e numeroso come un tempo, sia pure soltanto per un giorno: ogni secondo mercoledì del mese, secondo la formula promozionale delle proiezioni a due euro varata con successo lo scorso settembre dal ministero dei beni e delle attività culturali d’intesa con le sigle professionali del settore (produttori, distributori, esercenti). Un milione di spettatori mercoledì 8 febbraio sull’intero territorio nazionale, davvero tanti per un feriale.

Belle, dunque, le sale piene, ma non così tanto da mettere d’accordo tutti. E infatti la decisione di prorogare l’iniziativa per altri tre mesi (doveva concludersi a febbraio, proseguirà sino a maggio) è maturata in extremis, quasi fuori tempo massimo sul primo mercoledì utile (l’8 marzo), trovandosi il ministero a dover vincere le resistenze di non pochi operatori, soprattutto distributori ed esercenti.

Vediamo le principali obiezioni: svalutazione del prodotto; sale piene per un giorno e quasi vuote nei giorni immediatamente precedenti e successivi; l’idea – errata – che due euro sia il prezzo equo per vedere un film in sala (inducendo, di conseguenza, a ritenere un furto, o quasi, il prezzo normale in tutti gli altri giorni dell’anno); i maggiori costi di personale nelle giornate promozionali, quando sale e biglietterie vengono prese d’assalto; il carattere comunque “occasionale” della promozione, quantunque sorretta da una buona pubblicità. A favore: l’oggettiva lievitazione degli spettatori (e assai parzialmente degli incassi) in quelle stesse giornate; la creazione di nuovi spettatori, soprattutto giovani, invogliati dal prezzo; la tendenza a riportare stabilmente in sala, sul medio e lungo periodo, segmenti importanti di pubblico perso per strada; la sala stessa – al di là del film in programmazione – vissuta come “evento”. Libero ciascuno di farsi un’opinione.

A restare irrisolti, piuttosto, sono i nodi dell’industria cinematografica nazionale nel suo insieme. Nei primi due mesi di quest’anno i 160 milioni di euro incassati e i 26 milioni di biglietti venduti segnano un abbondante venti per cento in meno rispetto al pari periodo dello scorso anno, caratterizzato – come si ricorderà – dall’eccezionale performance del Checco Zalone di Quo vado. Ed ecco dunque nell’estrema volubilità tanto dell’offerta quanto della domanda la prima grande fragilità di un sistema troppo legato alle prestazioni del singolo prodotto. In compenso, con o senza giornate promozionali, con o senza particolari campioni di incasso, la sostanziale stabilità di un box office comunque attestato sui cento milioni di biglietti venduti ogni anno, fanalino di coda – l’Italia – tra i mercati dei grandi paesi europei parimenti popolati.

Tanti se ne vendevano nella seconda metà degli anni Novanta, prima dell’avvento dei multiplex, altrettanti se ne vendono oggi, con le città cinematograficamente desertificate e l’iperconcorrenza a ridosso dei centri commerciali. E poi una produzione nazionale monotonamente orientata alla commedia ripetitiva, proposte d’essai generalmente incapaci di distinguersi e di stupire, seriali americani in via di consunzione. Il tutto, paradossalmente, mentre mietono sempre più vistosi successi, anche di critica, le serie televisive vere e proprie, così ben congegnate sul piano drammaturgico da sfidare il cinema-cinema sul suo stesso terreno. Queste ultime considerazioni non riguardano, a dire il vero, il solo sistema italiano. Mentre nostra, assurdamente nostra, è l’eterna stagionalità di un’industria che chiude i battenti per tre mesi d’estate rinviando a settembre le uscite degne di nota e di aspettativa, con l’effetto di impoverire l’offerta estiva e di intasare la ripresa autunnale. Mesi buttati via per questioni di clima? L’esempio spagnolo, dove le uscite estive di prodotto competitivo non mancano, è tutto dire.

Al ministro Franceschini, che ha fortemente voluto la prosecuzione dei mercoledì a 2 euro (così come molte altre iniziative promozionali nei settori di sua competenza, a cominciare dai musei), va dato atto di un entusiasmo raramente rinvenibile in coloro che l’hanno preceduto, unito per giunta alle competenze del caso. Di recente ha promesso di intervenire anche sulla annosa questione della stagione estiva, sbloccando la storica impasse. Sarà il caso che produttori, distributori ed esercenti gli diano ascolto. Ben oltre le discettazioni sui mercoledì in saldo.

Sale piene, bilanci in rosso. Cinema a 2 euro in replica, aspettando l’estate ultima modifica: 2017-03-07T18:40:17+00:00 da ROBERTO ELLERO

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