Marchionne, non è un addio alla Panda, ma al marchio FIAT

scritto da JOHN JAY DEER

L’annuncio che la Panda non sarà più prodotta in Italia è stato interpretato come l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Pomigliano. In realtà, Sergio Marchionne è stato molto chiaro. Ha detto che nell’impianto napoletano saranno prodotte automobili di fascia più alta, auto “più complicate”. Non più Fiat, dunque, ma auto Alfa Romeo di derivazione americana. La Panda continuerà a essere prodotta all’estero, ha precisato l’ad di Fiat Chrysler Automobiles.

Qual è dunque il problema, perché tanto allarme?

In realtà, quello che non ha ancora detto esplicitamente Marchionne ma che risulta chiaramente in controluce da tutte le sue più recenti dichiarazioni, è che si accinge a far sparire definitivamente il marchio FIAT dal mercato,  e il tipo di produzione automobilistica ad esso associato, auto di piccola e media cilindrata. Non ci sarà più, entro pochi anni, una Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Nell’attuale scenario, e ancor di più in quello che si sta profilando e che si realizzerà nel giro di pochi anni, sarà protagonista un pugno di grandi gruppi transnazionali e globali, come l’ultimo nato dalla fusione tra Peugeot e Opel.

Chi non riuscirà ad allearsi, resterà sempre più indietro, nell’incapacità di investire massicciamente nella ricerca e sviluppo, in un settore in rapidissima evoluzione e in straordinario cambiamento, dallo sviluppo dell’auto elettrica all’automazione della guida, fino all’auto volante senza pilota, con la diffusione crescente di forme nuove di mobilità, come car sharing e Uber, e parliamo di quelle già in funzione.

Marchionne tende, nel periodo che gli resta come ad di FCA, di condurre in porto la fusione con un gigante dell’auto come Volkswagen (che però si è già tirata indietro), non essendo riuscito a trovare ascolto a Detroit in General Motors.

Nel frattempo, sul lato italiano, è decisamente orientato a valorizzare al massimo i due marchi di prestigio di cui dispone FCA, Ferrari e Alfa Romeo, dovendo rinunciare al marchio Lancia – un glorioso passato ma non conosciuto fuori d’Italia e dunque inservibile nel mercato globale – e lasciando stingere via via il marchio FIAT, che non è sinonimo di auto affidabile e sicura, ma il contrario, e che nelle future trattative potrebbe rivelarsi non un asset ma un peso. Di qui il processo progressivo di conversione degli stabilimenti FIAT per renderli a tutti gli effetti stabilimenti FCA, con linee più appetibili anche per un’eventuale partnership con  un altro big del settore.

Marchionne, non è un addio alla Panda, ma al marchio FIAT ultima modifica: 2017-03-08T21:00:04+01:00 da JOHN JAY DEER

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