Lezioni olandesi. Verde è il colore per ridisegnare il futuro

Il successo di GroenLinks conferma l’impossibilità di pensare uno schieramento democratico orientato al futuro senza un ruolo forte delle culture legate all’ambiente, alle green economy, allo sviluppo sostenibile. È un segnale forte e chiaro anche per il PD e per il suo congresso.
di ERMETE REALACCI 17 marzo 2017

In Olanda c’è stata la battuta d’arresto dei populisti xenofobi olandesi del PVV, ed è un bene. Ma l’Europa deve cambiare passo, tornare a pensare ed agire in grande. È un’ottima notizia il successo dei Verdi, GroenLinks, che conferma l’impossibilità di pensare uno schieramento democratico orientato al futuro senza un ruolo forte delle culture legate all’ambiente, alle green economy, allo sviluppo sostenibile. È un segnale forte e chiaro anche per il PD e per il suo congresso.

Grazie Amsterdam! I verdi sono il primo partito nella Venezia del nord

Il primo ministro cinese Lǐ Kèqiáng nella sua relazione introduttiva all’Assemblea nazionale del popolo che si è svolta qualche giorno fa, ha parlato a lungo della necessità di far tornare “azzurri” i cieli della Cina. Una priorità di quel Paese, insieme al riarmo e a una crescita “solo” del 6,5 per cento. Un’affermazione del genere era impensabile anni fa. Come era impensabile che il presidente cinese Xi Jinping e Obama nel settembre scorso siglassero gli accordi di Parigi della Cop 21 sui mutamenti climatici.

Barack Obama e Xi Jinping (Official White House Photo by Pete Souza)

Questo accade per tre motivi. Uno, perché c’è un problema ambientale serio che interessa tutti i paesi del mondo. Due, perché è una grande sfida economica e tecnologica e chi arriva prima vince. Tre, chi affronta questa sfida si candida a guidare il mondo. A trovare il suo spazio nel mondo. Vale anche per l’Italia, vale per il PD e la sua proposta politica di cui si è discusso nei giorni scorsi al Lingotto di Torino.

Quando si affrontano i temi ambientali c’è sicuramente un elemento legato alla difesa dei pericoli. Potremo fare tanti esempi. Secondo l’OMS e l’Agenzia europea per ambiente, in Italia l’inquinamento produce ogni anno decine di migliaia di morti anticipate. Così come i mutamenti climatici producono enormi disastri. Ma l’ambiente non è solo questo, è anche una grande sfida economica, tecnologica, sociale che risponde, allo stesso tempo, alle questioni del clima. Un’occasione straordinaria per l’economia.

In questi anni di crisi tante imprese hanno fatto investimenti nella green economy, in tutti i settori. Non solo nelle fonti rinnovabili e nel risparmio energetico, dove l’Italia è messa bene anche grazie al cambio di rotta dell’Enel. Le imprese, circa un quarto del totale, che in questi ultimi anni hanno investito green, sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più occupazione. Il 46 per cento dei posti di lavoro prodotti l’anno scorso hanno a che vedere con l’ambiente, una percentuale che sale al 66 per cento nel settore della ricerca e sviluppo.

L’auto elettrica all-wheel drive MPV Clipper della Italdesign Giugiaro

Siamo presenti anche in campi, come l’auto elettrica, in cui le grandi imprese come FCA non si muovono. Non molti lo sanno ma Giugiaro e altre aziende piemontesi stanno progettando un’auto elettrica per una grande azienda cinese che verrà presentata al salone di Ginevra di quest’anno. La green economy in Italia è anche questa: è l’auto elettrica, l’high tech e la Goel Bio, gruppo cooperativo di agricoltura biologica che opera anche su terreni confiscati alla malavita. La “Green Italy” è un incrocio tra saper fare antico e sfide del futuro.

Questo mix di tradizione e innovazione produce lavoro. A partire da settori tradizionali che innovano. Uno di questi è l’agricoltura, dove sono aumentati gli occupati e le imprese giovani. Soprattutto al sud. Un altro comparto è l’edilizia. Il credito d’imposta per le ristrutturazioni e l’ecobonus per l’efficienza energetica si è allargato al “sisma bonus”. Oggi per gli italiani, inclusi gli incapienti, è possibile recuperare sino all’85 per cento delle spese fatte per mettere in sicurezza la propria casa. L’anno scorso queste misure hanno prodotto 29 miliardi di investimenti e attivato 400mila posti di lavoro. C’è bisogno anche di un cambio di mentalità. Abbiamo discusso a lungo dell’IMU, che sulla prima casa valeva in media circa 210 euro. Fra una casa costruita bene e una costruita male passa una bolletta tra 1500 e 2000 euro. Ridurre questa bolletta significa risparmio per le famiglie, meno inquinamento e tanto lavoro.

In questa legislatura, con il governo Renzi, abbiamo fatto molte cose in questa direzione, ma forse non abbiamo colto appieno l’importanza di questa partita. È stata varata la legge di riordino della protezione civile, la riforma delle agenzie ambientali, le misure a salvaguardia dell’ambiente, sullo spreco alimentare, il piano Italia Sicura, la legge sugli ecoreati, attesa da anni per contrastare l’illegalità in campo ambientale.

Quello che, però, oggi serve al PD e all’Italia è recuperare una visione, una prospettiva. E questo si incrocia anche con il tema dell’identità. Perché l’Italia sta in piedi nel mondo se incrocia bellezza, natura, cultura, antichi saperi e innovazione. Diceva La Pira che solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio. Per affrontare le sfide che abbiamo davanti ci vuole un’Italia con la spina dorsale, ci vuole un Partito Democratico con la spina dorsale.

La forza di un Paese, la sua capacità di stare al mondo, si vede da come affronta le sfide difficili. Ne abbiamo tante. Ce n’è una in particolare che riguarda solo l’Italia, è quella del terremoto, delle oltre cinquantamila scosse che hanno colpito l’Appennino centrale. La maniera in cui le affronteremo ci dirà molto su come sarà l’Italia del futuro. Abbiamo un’ottima Protezione civile. Adesso, con la ricostruzione, dobbiamo dimostrare di saper parlare al futuro. Il terremoto ci chiede di pensare allo sviluppo delle aree interne, ad un’economia in cui banda larga, agricoltura di qualità, imprese che competono, si incrociano con comunità che tengono, con orgoglio, con dignità. Penso che il Partito Democratico debba dedicare alla questione del terremoto, non solo come atto di solidarietà, un’attenzione particolare per mobiliare energie, risorse, non solo economiche, ma emotive, tecnologiche, istituzionali, innovative. Quella è la sfida da cui si capisce se l’Italia c’è.

Nel marzo di cinque anni fa scompariva un grande cantautore e poeta, Lucio Dalla. Ha scritto canzoni bellissime. Da “Caruso” a “Come è profondo il mare”. Io preferisco “Itaca”. Ha un ritornello un po’ banale, ma le parole ben si adattano al ruolo che il PD deve avere. E per certi versi riassumono l’incontro del Lingotto che si è svolto qualche giorno fa. È una canzone in cui un marinaio guarda all’impresa di Ulisse con occhio distante, critico. È un po’ lo sguardo con cui ci vede tanta parte di Italia, un’Italia che dobbiamo ascoltare, a cui dobbiamo parlare e che dobbiamo riconquistare. Dice questo marinaio: “Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino” e termina dicendo: “Anche la paura in fondo mi da sempre un gusto strano, se ci fosse ancora mondo sono pronto, dove andiamo?”

Credo che ci sia ancora mondo per l’Italia, se ha spina dorsale, se è pronta a sfidare il futuro facendo l’Italia.

Lezioni olandesi. Verde è il colore per ridisegnare il futuro ultima modifica: 2017-03-17T15:46:57+00:00 da ERMETE REALACCI

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