Chi riempirà il vuoto della politica italiana

Le liste che fanno eco all'esperienza di Parma possono attrarre i fuoriusciti grillini, ma anche elettori di sinistra che hanno votato Grillo e ora sono delusi dal M5S. Sul "Corriere" una pagina pubblicitaria del suo editore, Cairo: è solo pubblicità?
di PATRIZIA RETTORI 20 marzo 2017

A guardarla con distacco, la politica italiana sembra assomigliare sempre di più a quella fase di decadenza dell’impero romano quando i pretoriani, dopo aver assassinato l’imperatore di turno, ne eleggevano un altro, altrettanto effimero ma capace, sul momento, di guadagnarsi la loro benevolenza con promesse tanto “populiste” quanto inutili per risolvere i problemi del momento. Come si sa, ci volle un lungo medioevo per arrivare, gradualmente, ad assetti più stabili. E qui ci fermiamo, perché la metafora ci porterebbe troppo lontano: allora il processo coinvolse l’intero mondo occidentale (forse anche adesso è così) e ci penseranno gli storici del futuro ad analizzare parallelismi e divergenze.

Guardando all’Italia, però, colpisce lo stato di decomposizione in cui versano forze politiche che dovrebbero essere ancora giovani e vigorose. Dunque: il berlusconismo dopo neanche venticinque anni dalla nascita è già in stato comatoso. Il suo fondatore, ormai ottantenne, ritiene di essere ancora la carta vincente, ma non riesce a mettere insieme i pezzi sparsi delle sue truppe, troppo avvelenati dal rancore reciproco. La sinistra, l’unica in questo panorama a vantare una lunga storia e anche un rispettabile patrimonio di idee, appare incapace di interpretare un mondo in rapido cambiamento e perde rapidamente terreno, rischiando l’estinzione: la lezione del voto olandese è illuminante. E il grillismo, unica novità politica di questa stagione, è già sull’orlo del baratro: continua a crescere nei sondaggi (ma sarà vero?) e contemporaneamente continua a perdere pezzi. Non riesce a darsi una fisionomia da forza di governo, e supplisce alla carenza accentuando i suoi tratti autoritari, come dimostra la vicenda genovese, dove la vincitrice delle “comunarie” è stata cacciata perché non piaceva al padre-padrone del MoVimento.

Come è noto, il vuoto non esiste, né in natura né in politica. Se si apre un vuoto, qualcuno lo occuperà. E l’Italia politica di oggi è un grande vuoto, una specie di brodo primordiale dal quale possono emergere nuove forme di vita. Resta da capire quanto tempo ci vorrà per ritrovare equilibrio è stabilità, ma che il processo sia in corso non ci sono dubbi. Vediamo.

A sinistra infuria la guerra fratricida. Nel Pd Renzi è ancora il favorito, ma appare già invecchiato ed estenuato. La tornata di nomine dei manager pubblici, al di là dal valore dei prescelti, gli ha definitivamente tolto l’appeal del rinnovatore, incoronandolo invece come sommo rappresentante della “casta”. Gli scissionisti non riescono a dare di sé altro che l’immagine dei rancorosi. In tutto questo chi cerca di ragionare pacatamente, come Andrea Orlando nel Pd o Giuliano Pisapia nel fronte contiguo, appare flebile e velleitario.

La novità potrebbe essere Pizzarotti. Già, perché il sindaco di Parma, molto apprezzato nella sua città, ha lanciato un esperimento politico interessante. La lista “effetto Parma” ha dato il via ad una serie di liste analoghe in molte altre città: per ora raccoglie i fuoriusciti grillini, ma poiché si colloca nell’area di centrosinistra, è potenzialmente in grado di pescare in un bacino elettorale piuttosto largo. Potrebbe attrarre gli elettori di sinistra che hanno votato Grillo e ora sono delusi dal M5S. E potrebbe convincere anche gli elettori del Pd che oggi si sentono orfani. Certo, bisognerà vedere se e in quali forme l’iniziativa prenderà corpo. Ma il potenziale c’è e sarà interessante osservarne gli sviluppi.

Poi c’è la destra, oggi lacerata tra i trumpiani-lepenisti Salvini e Meloni e un Berlusconi tornato al centro della scena eppure incapace di proporre altro che una vecchia e sbiadita immagine di se stesso. I “delfini” del Cavaliere, si sa, hanno fatto tutti una fine ingloriosa, compreso l’ultimo, Stefano Parisi, che avrebbe certamente meritato di più. Perciò, se qualcosa accadrà su questo fronte, deve essere fuori dai giochi e dalle trappole di un’area fin troppo affollata. Ci vuole qualcuno che riesca a rivolgersi agli elettori di centro destra con efficacia, scavalcando gli attori troppo consunti che occupano adesso il palcoscenico.

Bene. Che cosa voglia dire ancora non si sa, ma in parecchi hanno notato la pagina pubblicitaria che da qualche tempo compare sul Corriere della Sera con Urbano Cairo, proprietario di Rcs e de “la 7”, che punta l’indice della mano destra sul lettore, alla maniera dello zio Sam, perché, come recita la didascalia, “una persona può fare la differenza. Puoi essere tu”. Cerca agenti per la rete commerciale Rcs, come si legge in caratteri molto più piccoli, ma il punto è che questa campagna pubblicitaria appare sproporzionata rispetto all’obiettivo dichiarato, e invece assomiglia molto a quella che precedette la nascita di Forza Italia. E le affinità di Cairo con il Berlusconi d’antan saltano agli occhi: è un magnate dei media ed ha una forza economica di tutto rispetto, senza i debiti che all’epoca affliggevano il Cavaliere. Infatti c’è già qualche bene informato che pronostica il suo prossimo ingresso in politica. Per ora le sue opinioni in materia, come anche le sue ricette politiche, sono ignote ai più. Ma sicuramente il centro destra è un campo affollato di contendenti ma sguarnito di difese. Il patron di Rcs potrebbe esserne il conquistatore? Chi vivrà vedrà.

Chi riempirà il vuoto della politica italiana ultima modifica: 2017-03-20T16:30:02+00:00 da PATRIZIA RETTORI

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