Sinistra, centrosinistra, PD e DP: tante sigle poche idee e meno Europa?

Guida militante nell'effervescenza del mondo della "gauche sans phrases" all'italiana
scritto da NIKOLAJ BUCHARIN

Aldo Garzia, qualche settimana fa, in questa rivista ha notato, giustamente, come i nuovi soggetti sorti dalle recentissime scissioni, per non usare le categorie politiche della fine del secolo XIX e del XX – comunismo, socialismo, femminismo e ambientalismo -, risalgono alle categorie politiche general generiche della fine del secolo XVIII quali democrazia e progresso.

Garzia, con una buona dose d’indulgenza, ha segnalato il problema; chi scrive, invece, ritiene il fenomeno un fenomeno di subalternità politica frutto di un tornante storico: la sconfitta del movimento operaio e comunista continentale che ha portato con sé la rotta delle socialdemocrazie dei Brandt e dei Palme e la trasformazione in forze sostenitrici sine linea del modello liberale. Subalternità particolarmente significativa in Italia dove le culture politiche di trasformazione del capitalistico maturo hanno trovato tutte spazio negli anni Sessanta e Settanta, dalla teologia della liberazione all’operaismo, sia nelle lotte, sia nella rappresentanza politica. Sconfitte varie volte, da Wojtyla e dalla Marcia dei quarantamila negli anni Ottanta e, più di recente, nel 2000 dal WTO e dal G8 di Genova, queste tendenze andavano cancellate finanche nelle vestigia in primis dai protagonisti della sconfitta convertiti.

Il fenomeno, sommariamente descritto, somiglia molto più a uno suicidio politico di massa che al classico tradimento dei chierici. Un fenomeno, tuttavia, da ricordare per capire gli odierni falsi movimenti politici veri assestamenti di micropotere.

Massimo D’Alema (foto DIRE)

I neonati demoprogressisti si caratterizzano non per un’idea politica forte, men che meno per un programma “bandiera da piantare nella testa della gente”, ma per un toponimo politico: il centrosinistra. Il centrosinistra, guarda caso una collocazione nell’assise parlamentare, sarebbe la leva su cui ricostruire la società italiana mettendo, giustamente, in discussione le controriforme di Renzi dalla Buona Scuola al jobs act non sarebbe, tuttavia, lo strumento per definire un’altra idea di Europa, per aggiornare le categorie e gli strumenti per un governo socialista in Europa.

Roberto Speranza e Nicola Fratoianni al corteo di Locri

A dirigere MDP, per lo meno ora, e per lo meno in parlamento, non ci sono dirigenti forgiati sul ferro e sul fuoco delle battaglie politiche e sindacali come Guglielmo Epifani o Pier Luigi Bersani, né ex presidenti del consiglio dei ministri ma Francesco Laforgia, Arturo Scotto e Roberto Speranzapesciarielli ‘e cannuccia” sotto il controllo occhiuto e diuturno di Francesco Ciccio Ferrara. Ferrara è un uomo di stentato eloquio e di inconsistenti letture, ma un pratico cuciniere della politica al quale Franco Giordano, prima, poi Nichi Vendola delegarono rispettivamente la composizione delle liste di Sinistra Arcobaleno e di SEL. Ferrara, quanto pare, è l’ufficiale di raccordo con Giuliano Pisapia e svolgerà un ruolo decisivo per il risorgere del centrosinistra consegnando MDP a una coalizione col PD, per nulla derenzizzato, ma salvando le carriere parlamentari o comunque istituzionali di molti.

Giuliano Pisapia

Non a caso nulla si sa della collocazione politica europea del nuovo soggetto, salvo l’adesione al Partito del socialismo europeo, tra i protagonisti della stagione dell’austerità e del neoliberismo. Né si capisce su quale sponda del PSE MDP abbia intenzione di collocarsi: se su quella antiliberista di CorbynSánchez e Hammon oppure su quella di Schulz, Fico e del PSOE, volendo ridurre a due un dibattito con una pluralità di posizioni.

Passiamo a Sinistra Italiana che, per ora, potrebbe somigliare più che a un partito al Circolo di Pickwick di dickensiana memoria. SI è nata intorno ai Berty-boys cioè alla leva di dirigenti politici costruita da Fausto Bertinotti e protagonista nei Giovani Comunisti dei principali conflitti politici sulla precarietà e la pace negli anni a cavallo della fine degli anni Novanta al secondo governo Prodi.

Si tratta di un gruppo coeso, culturalmente di sinistra radicale, ma postcomunista, cresciuto a Roma nella foresteria del Partito – ex sede di Democrazia proletaria – in via Farini, capeggiato da Nicola Fratoianni, Peppe De Cristoforo, Betta Piccolotti e Celeste Costantino. Con questo gruppo si sono assimilati presto gli ex-disobbedienti e coprotagonisti a Genova 2001 Luca Casarini e Beppe Caccia.

Pippo Civati

La scissione verso MDP ha oggettivamente indebolito quello che avrebbe voluto essere il nuovo partito dell’intera sinistra italiana e, per ora, poco frutta l’accordo con Possibile, il partito personale di Pippo Civati. Sinistra Italiana ha, tuttavia, la dote della chiarezza politica: si presenta come l’alternativa di sinistra al PD e su questo ha aggregato personalità di ispirazione robustamente laburista come Stefano Fassina e Sergio Cofferati.

Permane la questione del modello di Europa e di partito europeo cui SI vorrebbe congiungersi. Le idee paiono, perora, abbastanza divaricate: da un neoeuropeismo antiliberista a una più radicale contrarietà all’Euro, passando per un’ipotesi mediana contraria ai trattati europei. La scelta di SI sui partiti europei pare in via di definizione sussistendo una maggioranza per l’adesione al Partito della Sinistra europea, con due opzioni minoritarie: il PSE, sponda Hammon, e i Verdi.

Paolo Ferrero

Finita la rassegna della sinistra senza aggettivi, va ricordata la sigla per peso elettorale più esile, ma con sostantivo e aggettivo impegnativi: Rifondazione comunista. I congressi locali hanno segnato la vittoria dell’opzione unitaria sostenuta da Paolo Ferrero 71 per cento contro l’opzione movimentista – filo De Magistris – sostenuta dall’eurodeputato Eleonora Forenza 29 per cento.

Eleonora Fiorenza

Qui la linea è piuttosto chiara: soggetto unitario e plurale della sinistra, con tutti i soggetti singoli e collettivi alternativi al PD e al PSE. Tanto chiara è la linea, quanto difficile da realizzare con MDP e l’aggregazione di Pisapia contrari. Il congresso nazionale è convocato per fine mese a Spoleto e vedrà, probabilmente, l’elezione a nuovo segretario di un abruzzese molto popolare, e votato, nel suo territorio: Maurizio Acerbo, già deputato, consigliere regionale e consigliere comunale di Pescara, ambientalista e benecomunista.

Maurizio Acerbo

 

Va ribadito che l’unico punto di forza del Rifondazione è la collocazione europea e il contributo al dibattito continentale. Nel sessantenario del Trattato di Roma il Partito della sinistra europea, di cui Ferrero è vicepresidente, organizza un dibattito con protagonisti i dirigenti politici europei di primo piano Gregor Gysi e Alexis Tsipras, da un lato, e, dall’altro, i riferimenti sociali della sinistra, come il segretario nazionale FIOM Maurizio Landini e la presidente nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci.

 

Sinistra, centrosinistra, PD e DP: tante sigle poche idee e meno Europa? ultima modifica: 2017-03-21T13:48:24+02:00 da NIKOLAJ BUCHARIN

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