A Venezia una nuova associazione: per vedere l’effetto che fa…

Nasce "Effetto Venezia" per rilanciare un dibattito sulle possibili alternative al monouso turistico, cominciando dall'autonomia normativa. E chiamando possibilmente a raccolta l'abbondanza associativa di cui gode la città lagunare.
scritto da ROBERTO ELLERO

È partito da Brema venerdì scorso, all’Ateneo Veneto, il viaggio di una nuova associazione: Effetto Venezia. Nessuna diretta parentela con le civiche di Pizzarotti e dei pentastellati dissidenti in giro per l’Italia. A ben vedere, però, il medesimo proposito di far valere i princìpi di cittadinanza attiva, a fronte di una politica povera di contenuti, non si dice poi di orizzonti, e di istituzioni ormai preda dei deliri autocratici del primo che arriva, di cui non se ne può più, prima ancora sul piano degli effetti pratici che per le ovvie ragioni di dovuta democrazia.

Obbiettivo dichiarato: rilanciare un dibattito sulle possibili alternative al monouso turistico della città, cominciando (o ricominciando, non è la prima volta che se ne parla) dall’autonomia normativa. E chiamando possibilmente a raccolta l’abbondanza associativa di cui Venezia gode: in battuta, quasi più circoli e comitati che residenti, segno di malessere diffuso ma anche, nel contempo, di persistente vitalità, una grande voglia di rimettesi collettivamente in gioco.

 

Fra le prossime tappe dell’associazione, non a caso, Barcellona: l’incontro con il geografo e attivista catalano Oriol Nel-lo, oggi visiting professor allo IUAV, che nel suo La città in movimento. Crisi sociale e risposta dei cittadini (Edicampus Edizioni) spiega come “costruire la propria vita, costruirla nella collettività, nonostante le circostanze avverse” sia ancora ben possibile. Alle ultime amministrative spagnole le civiche dei movimenti sociali urbani hanno conquistato la maggioranza a Barcellona, Madrid, Cadice, Saragozza e in altre importanti città di Spagna. Vincere (ed è già qualcosa) ma soprattutto, subito dopo, invertire nei fatti la rotta dei governi cittadini, in termini sia di merito che di metodo…

Brema, dicevamo, libera città-stato d’antico lignaggio anseatico, la cui autonomia, persino “indipendenza” è capitato di sentire, è oggi riconosciuta dallo status di land, molto più di una nostra regione a statuto speciale, con poteri e competenze di autogoverno in quasi tutte le materie di interesse locale. E con potestà legislativa, oltreché naturalmente fiscale.

All’ottimo relatore venuto da quella città per illustrarne il buon funzionamento (Matthias Fonger, direttore della Camera di Commercio e delegato del sindaco di Brema), è persino scappato un witz, o motto di spirito, quando ha ricordato come ad esclusivo appannaggio delle casse comunali rimangano le imposte sulla birra, non proprio marginali in terra germanica…

Insieme ad Amburgo e Berlino, Brema è una delle tre città-stato riconosciute dalla Repubblica Federale Tedesca, con rappresentanza nel Bundesrat (parlamento dei länder, organo costituzionale federale) al pari delle regioni più popolose. Una città-stato autonoma (700.000 abitanti, all’incirca la popolazione di Venezia metropolitana), articolata in due comuni per le specificità territoriali (il centro storico di Brema e la città portuale di Bremerhaven) e capacissima di interagire con il tessuto cittadino grazie alla buona creanza delle consultazioni permanenti con le categorie economiche e sociali interessate.

Brema (https://www.goethe.de/ins/de/it/kur/ort/bre.html)

Al critico sovvengono i ricordi dell’efferato Fassbinder di Bremer Freiheit, la libertà di Brema per l’appunto, pièce e poi film del 1972, dove si racconta di Geesche Gottfried, donna libera che per realizzare la propria indipendenza uccise nel giro di pochi anni quindici persone, finendo poi ghigliottinata nel 1831 in una pubblica piazza di Brema. Fatto storico autentico, per dire, con la forza evocatrice dell’immaginario, che neanche lì saranno sempre rose e fiori, o pranzi di gala. Ma sui miracoli dell’architettura istituzionale tedesca c’è poco da ridire, mentre dal sano pragmatismo luterano (l’etica weberiana della responsabilità, ricordate?) abbiamo sempre molto da imparare.

Fonger parlava di una autonomia che, perfettamente compatibile sia con lo stato tedesco, che certo debole non può dirsi, sia con le regole dell’Unione europea, sa affrontare i problemi adottando per tempo le soluzioni,“partecipate” oltretutto. Non bastassero il Mose e le grandi navi, qui da noi vengono in mente persino le arcate ostruite del ponte della Libertà, con la consueta inconcludenza del balletto di competenze a seguire. E allora riproviamoci, con l’autogoverno. Se non altro, direbbe il vecchio Jannacci, per vedere l’effetto che fa…

A Venezia una nuova associazione: per vedere l’effetto che fa… ultima modifica: 2017-04-03T16:31:18+00:00 da ROBERTO ELLERO

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