#BookPride La grande forza dei piccoli editori è fare sistema

Negli spazi dell’Ansaldo si è sentita davvero forte la comunione di intenti, fra tutti gli attori della filiera, affinchè le azioni per promuovere la lettura e la sua democratica diffusione siano sempre più incisive
scritto da CRISTINA GIUSSANI

Il sessanta per cento degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. La fascia di età in cui si legge di più è quella degli adolescenti: il dato è corretto, ma è inquinato dalla lettura dei libri di scuola. Nel resto dell’Europa le percentuali sono invertite, in media settanta per cento dei cittadini europei legge almeno un libro all’anno, con punte di oltre l’ottanta per cento nei paesi nordici.

È interessante osservare che nel nostro Paese nelle aree dove si legge di meno, si frequentano poco anche i musei, i teatri e i cinema.

Un dibattito al Book Pride

Eppure in Italia si pubblica tantissimo e si moltiplicano le fiere e le manifestazioni legate all’editoria. Quest’anno, tra fine marzo e metà maggio, si saranno svolte tre fiere a respiro nazionale, Book Pride e Tempo di Libri a Milano e la Fiera del libro di Torino, e una fiera internazionale con la Children’s Book Fair di Bologna.

Book Pride si è appena conclusa: la manifestazione accoglie gli editori indipendenti, cioè gli editori che non dipendono dai grandi gruppi editoriali e che spesso sono medi e piccoli. Arrivata alla terza edizione, gli editori presenti quest’anno erano 220, il doppio rispetto allo scorso anno e la manifestazione si è svolta a Base, spazio che in passato è stato dell’Ansaldo e che ospita anche Mudec, il Museo delle Culture della città di Milano, inaugurato nel 2014 e progettato da David Chipperfield.

Il fermento culturale che ispira un luogo come il Mudec, unito alla passione che si respirava fra gli stand degli editori, ha reso Book Pride molto stimolante per i lettori e il pubblico ha risposto bene sia nel visitare gli stand sia nella partecipazione agli incontri con gli autori e ai convegni organizzati.

Tutto bene dunque? Andrebbe tutto bene se, a fronte di manifestazioni così partecipate, il settore dell’editoria fosse florido come in altri Paesi, mentre da noi non è così. Tutta la filiera soffre del basso numero di lettori e del fatto che questo numero diminuisce di anno in anno, ormai sistematicamente da dieci anni. Meno lettori, meno libri venduti, meno prestiti nelle biblioteche. Sono in difficoltà gli editori, grandi e piccoli, sono in grave crisi le librerie, le più piccole, indipendenti, così come le catene. Perchè se le librerie indipendenti non riescono a stare la passo della concorrenza sui prezzi, le catene sostengono costi di gestione molto elevati, che ormai non vengono più adeguatamente ripagati dalle vendite.

Dopo anni di lavoro fra i vari attori della filiera e in raccordo con la politica, si sta affermando l’idea che sono necessarie nuove norme per la regolamentazione del settore, possibilmente analoghe a quelle adottate da paesi come la Francia o la Germania, che si fondano sul principio che l’eccessiva, se non completa, liberalizzazione di un settore come quello dell’editoria, porta all’eliminazione dal mercato dei più deboli e all’affermarsi di monopolisti. Il monopolio non dovrebbe essere accettato in nessun settore, meno che mai in quello della cultura. Il monopolio diventa una sorta di “dittatura” dove, chi detiene il potere economico, può ad esempio imporre un pensiero distribuendo solo certi autori o certi editori e facendolo solo in certi luoghi e a prezzi che potrebbero essere loro stessi discriminanti.

Il logo di Book Pride

Già oggi in Italia tredici milioni di cittadini vivono in città senza una libreria e la chiusura delle piccole librerie indipendenti ha l’aspetto di un’agonia lenta e inesorabile che vale circa sei per cento annuo di chiusure. Così altri italiani non avranno più la possibilità di scegliere dove andare ad acquistare un libro, non avranno più chi li consiglierà e soprattutto non avranno più la scelta di titoli, spesso pubblicati da editori medio piccoli, che rappresentano la vera democrazia culturale.

Perchè, come si è potuto vedere a Book Pride, la piccola editoria è quella che, con coraggio, pubblica ogni anno migliaia di novità, di autori esordienti o di scrittori stranieri tradotti in italiano, dando voce a idee, pensieri, storie, a volte provocazioni, ma sempre nella massima libertà espressiva.

Negli spazi dell’Ansaldo, si è sentita davvero forte la comunione di intenti, fra tutti gli attori della filiera, affinchè le azioni per promuovere la lettura e la sua democratica diffusione siano sempre più incisive. Ma più di tutto hanno colpito la collegialità e l’omogeneità di pensiero fra tutti, che in un paese dove vige sempre il campanilismo e la cultura del proprio orticello, è già un risultato che deve farci sentire più ottimisti.

#BookPride La grande forza dei piccoli editori è fare sistema ultima modifica: 2017-04-03T13:22:33+01:00 da CRISTINA GIUSSANI

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