Pd. La corsa per la leadership e il cammino tra la gente

L'intervento di un'esponente della mozione Renzi-Martina dopo il voto nei circoli. "Occorre andare nei luoghi dove le persone vivono la propria quotidianità. Come dirigenti del Partito Democratico é necessario diventare 'camminatori di comunità'".
scritto da ANNAMARIA PARENTE

Il Partito Democratico nello scorso fine settimana ha chiuso il voto nei circoli. Vince Renzi con il 66,73 per cento (176.657 voti) Orlando 25,25 per cento (66.842 voti) Emiliano 8,03 per cento (21.220 voti). Con una partecipazione al voto di 266.054 di iscritti pari al 59,08 per cento. Ci prepariamo ora alle primarie del 30 aprile.

A dieci anni dalla nascita il Pd fa rivivere l’esperienza di innovazione democratica dei partiti connaturata al suo spirito costituente.

Lo Statuto del partito infatti sancisce che due sono i soggetti della vita democratica interna: gli iscritti e gli elettori. Questi ultimi sono definiti come cittadine e cittadini che dichiarano di riconoscersi nella proposta politica del Partito e di accettare di essere registrati nell’Albo degli elettori per partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei candidati del partito.

Un’impostazione, questa, nuova nel panorama partitico italiano di dieci anni fa, ma lo è tuttora. Semmai è da capire come essa abbia funzionato. Di questo molti iscritti nei circoli hanno discusso nelle settimane passate.

Il Pd era nato per vivificare la democrazia italiana e superare anche le logiche strutturate dei partiti di provenienza novecentesca, basati sulle sezioni e sulle tessere. Mi ricordo che nella prima segreteria di Veltroni decidemmo di trasformare le sezioni in circoli e le tessere in attestati di partecipazione di socio fondatore.

L’intento era quello di costruire sedi con porte e finestre aperte, accoglienti per ascoltare le cittadine e i cittadini ed elaborare proposte politiche per iscritti e simpatizzanti. Si scelse di dare un nome a questo lavoro di aggregazione: forum tematici.

Credo siano strumentali le discussioni di questi giorni, anche mediatiche, sul calo degli iscritti al Pd e sulla partecipazione al congresso, al contrario dovremmo parlare di come il Pd possa costruire il futuro, soprattutto per la democrazia italiana, riprendendo lo spirito del nascente Partito.

La mozione Renzi/Martina, che personalmente sostengo, molto si avvicina alla ripresa di un cam-mino democratico vero e partecipativo.

D’altra parte, oggi la militanza tradizionale lascia spazio a un arcipelago di modalità diverse di partecipazione alla vita del Partito. Iscritti, elettori delle primarie e cittadini incrociano militanze e progettualità di carattere sia nazionale che territoriale, sia generali che settoriali, anche esterne al perimetro di Partito. Si rende quindi necessario innanzitutto riconoscerle, sperimentando anche nuove forme di adesione al PD, come la libera associazione su singole tematiche e/o la possibilità di raggruppare iscritti a circoli territoriali diversi per dar vita a nuove filiere di partecipazione.

Di qui l’esigenza di ridare slancio al dirigente del PD sul territorio, a partire dal segretario di circolo, come un “promotore e organizzatore di comunità”, ossia una figura che sappia rappresentare non solo il rapporto con la Federazione e la gestione degli iscritti, ma anche essere riferimento di asso-ciazioni, mondi vitali, elettori delle primarie e cittadini, e dunque organizzare periodicamente consultazioni tra questi mondi sui temi dell’iniziativa politica del Partito.

Francamente non è mistero per nessuno se diciamo che nei dieci anni che sono trascorsi la novità democratica del Pd abbia scricchiolato e che le discussioni nei circoli sono diventate spesso asfit-tiche, intrise di personalismi e di conta tra varie fazioni, che le decisioni sono nelle mani di pochi e non di molti. Denuncia che anche le donne del Pd, firmatarie dell’appello all’unità del partito hanno reso pubblica nei mesi scorsi.

Penso che per riprendere lo “spirito democratico” non solo nel Pd ma nel nostro Paese, proprio ora che spira un vento di populismo, di mera protesta e di finta democrazia diretta, bisogna, da una parte, stimolare ed organizzare la partecipazione dei cittadini in forme di democrazia deliberativa. E, nello stesso tempo, uscire dai perimetri delle sedi del Pd ed andare nei luoghi dove le persone vivono la propria quotidianità, in particolare i giovani, le imprese e i mondi organizzati, per riprendere quel contatto reale fatto di volti, sguardi e ascolto. Come dirigenti del Partito Democratico é necessario diventare “camminatori di comunità”.

Negli iscritti ha prevalso la mozione Renzi/ Martina che ha in sé gli elementi per affrontare il mondo nuovo, i cambiamenti globali e dei territori e rendere appassionante la democrazia. Il testimone passa adesso alle elettrici e agli elettori.

Pd. La corsa per la leadership e il cammino tra la gente ultima modifica: 2017-04-05T16:12:33+00:00 da ANNAMARIA PARENTE

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