La distruzione di Hillary. Il libro che fa discutere i democratici

In "The Destruction of Hillary Clinton" Susan Bordo critica il sessismo ancora presente nella politica americana e che avrebbe segnato anche la campagna di Bernie Sanders
scritto da MARCO MILINI

Sono passati cinque mesi dalla vittoria di Donald Trump e si continua a discutere dei motivi che hanno decretato la clamorosa sconfitta di Hillary Clinton. Una sconfitta dovuta anche al mancato sostegno necessario della sinistra americana, dei giovani e delle giovani femministe, che durante le primarie del Partito democratico si sono entusiasmati e compattati attorno al senatore Bernie Sanders?

Una risposta a questa domanda potrebbe darla un libro di recente pubblicazione, The destruction of Hillary Clinton, di cui The Guardian ha anticipato pochi giorni fa un estratto. Secondo Susan Bordo, filosofa femminista e autrice del libro, questa distruzione è iniziata prima della campagna di Donald Trump; è cominciata nel campo democratico, proprio ad opera di Sanders.

Susan Bordo

Uno dei momenti cruciali di questa distruzione è stata la spaccatura che si è venuta a creare all’interno del movimento femminista, una spaccatura tutta generazionale. Le giovani femministe, per una questione anagrafica, non hanno visto la Clinton alla luce della sua storia di impegno per l’uguaglianza dei generi. Bernie Sanders si è presentato invece, secondo la Bordo, come un nuovo eroe democratico (maschio) capace di sostenere gli argomenti che ai giovani erano più cari e di offrire alle giovani donne “indipendenza da uno stantio e defunto femminismo del passato”.

La grande colpa di Sanders è stata per la Bordo quella di “sabotare” il Partito democratico, e di avere dipinto Hillary Clinton come uno “strumento dell’establishment e una creatura di Wall Street”, identificandola con la corruzione che lui intendeva eliminare. Lo accusa di avere escluso la Clinton dal gruppo dei “buoni e puri”, privandola di una “patente di progressismo” che avrebbe invece tenuto per sé, arrogandosi il diritto di decidere ciò che è progressista e ciò che non lo è. La vita spesa dalla Clinton per il riconoscimento dei diritti delle donne non rientrava in questo ambito.

La Bordo dice di avere vissuto durante questa campagna un déjà-vu degli anni Sessanta, un decennio di contestazione, di grandi motivazioni e lotte politiche, di nuove libertà. E tuttavia anni profondamente sessisti, durante i quali in politica gli uomini hanno continuato a mantenere l’iniziativa relegando le donne al margine, costringendole spesso a sacrificare le loro rivendicazioni per il bene di cause ritenute più importanti.

La Bordo ritrae Sanders come il perfetto “rivoluzionario” capace di entusiasmare i giovani, e non solo: lei stessa afferma di essersi appassionata al suo discorso politico, all’inizio. Prima che “distruggesse” Hillary Clinton agli occhi di una generazione che così poco sapeva della sua storia e delle sue battaglie. La Bordo si occupa poi di ridimensionare questa figura rivoluzionaria di Bernie Sanders, criticandone l’apologia fatta nei discorsi dei suoi sostenitori.

L’articolo non è passato inosservato e dopo la sua pubblicazione sono apparsi alcuni post su Dailykos, la piattaforma di blogging militante. L’autrice del primo post ad essere uscito in risposta all’articolo apparso sul Guardian è sostanzialmente d’accordo con Susan Bordo. Sostiene che a Hillary Clinton non siano stati perdonati comportamenti politici che invece agli uomini generalmente lo sono. E difende la Clinton dalle accuse di essere parte del potere costituito, sostenendo che negli Stati Uniti per le donne è impossibile arrivare in posizioni di potere se non seguendo i canali dell’establishment, come appunto è il Partito democratico.

Un altro post s’intitola provocatoriamente “Non ho bisogno di leggere La distruzione di Hillary Clinton per sapere cosa ho visto di persona”. Vi si sostiene che il sessismo non è stato l’unica causa della sconfitta della Clinton, ma ha giocato un ruolo importante. Purtroppo, per l’autrice, nella sua esperienza della campagna elettorale di Sanders le è capitato spesso di testimoniare un linguaggio sessista e paternalistico nei confronti della Clinton.

Si parla di una serie di episodi capitati durante la campagna, del modo di Sanders di rapportarsi all’avversaria politica durante incontri e dibattiti, di alcune affermazioni e comportamenti del suo direttore di campagna. Tutto questo avrebbe fatto sì che alcuni sostenitori di Sanders attaccassero in maniera “misogina e sessista” la Clinton e le sue sostenitrici sui social media. La causa di ciò? Forse il fatto che nelle posizioni più alte del team che ha condotto la campagna elettorale di Bernie Sanders non ci fossero donne, a parte Jane O’Meara Sanders, sua moglie.

Di tutt’altro tenore il terzo post che critica fortemente l’impostazione del discorso di Susan Bordo, contestando molte sue affermazioni relative all’attività politica della Clinton e di Sanders. Critica il modo in cui Susan Bordo  sembra trattare i sostenitori di Bernie Sanders, soprattutto i più giovani: con tono paternalistico, come se non li considerasse capaci  di formarsi un’opinione matura e fare una scelta saggia tra i due candidati.

Secondo l’autore del post, il problema era molto semplice e prescindeva da questioni di genere e da ciò che si può trovare di ammirevole nella carriera di Hillary Clinton: per le elezioni del 2016, che erano sostanzialmente delle elezioni anti-establishment, lei ne era di fatto la candidata, e quindi la candidata sbagliata.

Due di questi post sono stati scritti da donne e uno da un uomo. I primi due a sostegno di alcune tesi della Bordo, e l’altro invece di aperta critica. Forse è un caso, forse no. Di certo rimane la sensazione che il dibattito sulle ragioni della vittoria di Trump sia ancora aperto, e che ad oggi nel campo progressista americano si debba continuare a lavorare per cercare in futuro di riunire tutte le diverse e legittime rivendicazioni dietro una sola candidata o candidato che sia. E il discorso è ancora più interessante se si presta fede alle voci che parlano di una possibile candidatura della stessa Clinton a sindaco di New York nelle elezioni che dovrebbero tenersi in novembre, allo scadere del mandato di Bill de Blasio.

La distruzione di Hillary. Il libro che fa discutere i democratici ultima modifica: 2017-04-06T21:33:52+00:00 da MARCO MILINI

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