Non passa lo straniero. Simenon nella provincia degli esclusi

scritto da ROBERTO ELLERO

Romanzi della provincia straniera era il titolo di una raccolta di Georges Simenon data alle stampe nel 1971 da Mondadori, quando il nome dell’autore era quasi esclusivamente noto al grande pubblico per le inchieste del commissario Maigret, di grande successo grazie al nostro Gino Cervi. Quattro serie e ben trentacinque puntate in prima serata televisiva dal 1964 al 1972, responsabile di produzione Andrea Camilleri, ancora lontano dall’odierna fama letteraria.

Provincia straniera per via delle ambientazioni extra confinarie (Belgio, Olanda) dei titoli selezionati (La casa del canale, L’ospite di riguardo, L’assassino, Il borgomastro di Furnes, Delitto senza castigo, La pallina nera) ma forse già intuendo il carattere topico di quella categoria, scenario narrativo ricorrente se assunto nella più vasta dimensione del microcosmo chiuso a se stesso e in se stesso, sorta di huis clos, venato di pregiudizi, rancori, tentazioni malsane e spesso ferali accadimenti dietro la patina della soltanto apparente bonomia provinciale.

Ora che di Simenon si è assai più letto e conosciuto, specie sul versante dell’autorialità non seriale, esemplarmente offerta in ottima curatela dall’editore Adelphi, il topos della provincia straniera assurge a motivo di paradigmatica universalità e persino di perdurante attualità nel romanzo La casa dei Krull (Chez Krull), pubblicato nel 1939 e adesso per la prima volta in edizione italiana (traduzione di Simona Mambrini, Biblioteca Adelphi, 2017).

In epoca coeva alla prima pubblicazione, la famiglia del titolo vive ai margini di un paesotto della provincia francese campando dei magri guadagni di uno spaccio frequentato quasi esclusivamente dai marinai del vicino porto fluviale. Gli altri, les citoyens bien-pensants, si guardano bene dal metterci piede, perché nulla vogliono avere a che fare con quella famiglia di “crucchi”, tedeschi trapiantati e mai davvero integrati.

A far precipitare un equilibrio di per sé già instabile, dove tutto ruota intorno alla monotonia su uno sfondo di estraneità, l’arrivo dalla Germania del cugino Hans, fuoriuscito per ragioni politiche (dice lui), più probabilmente un estroverso ragazzotto senza scrupoli e quattrini, facile alla bugia e dal fare seduttivo, l’esatto opposto di Joseph, l’ombroso ragazzo di famiglia che passa le sue giornate in cameretta, su una tesi di laurea in medicina di ostico completamento.

Se Joseph cerca di farsi invisibile, Hans appare sin troppo: seduce la cugina Liesbeth, corteggia le ragazze del paese, s’indebita raccontando frottole, vive spavaldamente la sua giovinezza facendosi notare in ogni occasione. Cosicché, quando sul bordo del fiume, a due passi dalla casa dei Krull, viene rinvenuto il corpo esanime di una ragazza, violata e soffocata, ai più non par vero di potersela prendere con i “crucchi”: tutti stranieri, tutti diversi e tutti in qualche modo “colpevoli”.

Pare che al forestiero, nell’antica Grecia, l’accoglienza fosse dovuta, forse per bontà d’animo, certo per convenienza: “per l’uomo che ha anche solo un po’ di senno, l’ospite supplice è come un fratello” leggiamo nell’Odissea. S’erano costruiti, si sa, un Olimpo di divinità antropomorfe, specchio dell’umano, di cui condividevano pregi e difetti, vizi e virtù. E dunque anche il mascheramento, lo scherzo, la simulazione: sia mai un qualche dio quello straniero? Con le verità rivelate le cose andranno diversamente, sino ai giorni nostri.

L’altro, il diverso, lo straniero mettono paura perché svelano le fragilità dell’io. Il diavolo o l’infedele piuttosto che il divino, anche a costo di occultare ciò che di benevolo viene pur detto a proposito del prossimo, chiunque esso sia. E merita leggere e rileggere più volte le pagine in cui Simenon – al solito asciutto, poco letterario, incredibilmente visivo – descrive in maniera fenomenica il montare della canea nei riguardi della famiglia Krull, i singoli che si fanno folla inferocita: pagine di falsi incalzanti, di fake diremmo oggi, non fosse che sono state scritte ottant’anni fa. Sappiamo che cosa produssero quegli anni Trenta del secolo scorso entro cui si colloca La casa dei Krull. Sappiamo ma spesso dimentichiamo, tanto la colpa, per l’appunto, è sempre degli altri.

Non passa lo straniero. Simenon nella provincia degli esclusi ultima modifica: 2017-04-07T20:36:25+00:00 da ROBERTO ELLERO

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