Elsa Osorio torna in libreria. Con un “poliziesco”. L’abbiamo intervistata

In "Doppio fondo” il presente e il passato s’intrecciano per far luce non solo sull’omicidio di un'ex guerrigliera che ha deciso di collaborare con i suoi aguzzini per salvarsi, ma anche sulla repressione dell’Argentina dei generali
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

A distanza di cinque anni da “La miliziana”, il romanzo pubblicato da Guanda in Italia, la scrittrice argentina Elsa Osorio torna in libreria a maggio con il suo ultimo lavoro intitolato “Doppio fondo”. Anche questa volta, con i ritmi di un racconto poliziesco, il presente e il passato s’intrecciano per far luce non solo sull’omicidio di Marie Le Boullec, ex guerrigliera montonera che ha deciso di collaborare con i suoi aguzzini per salvarsi, ma anche sulla repressione dell’Argentina dei generali.

Conosciuta sul finire degli anni ‘90 in Italia per “I vent’anni di Luz”, il romanzo che ha costituito il livre de chevet di un’intera generazione, Osorio dal 2006 ha fatto ritorno a Buenos Aires dove vive in una casa piena di libri che mostra con fierezza. Come prova del legame che, dopo quindici anni passati in Spagna, le impediscono di allontanarsi a lungo dalla sua città natale. E attivamente partecipa, filo rosso della sua intera esistenza, ai movimenti a difesa dei diritti umani del suo paese.

Dalla home page del blog di Elsa Osorio http://www.elsaosorio.com/blog/

Perché “Doppio fondo” esce prima in Italia e non nella tua lingua originale?
Sono stata in Italia a presentare il libro di conversazioni con me scritto da Cristina Guarnieri “All’improvviso la verità”, e con il direttore di Guanda, la casa editrice che ha pubblicato i miei libri, mi sono impegnata a farlo uscire. Per quanto riguarda la lingua spagnola, se ne occupa il mio agente. Comunque il mio ultimo romanzo è stato presentato a tutti gli editori allo stesso tempo ed è uscito prima in Germania. Ti posso dire che il fatto che esca prima in Italia piuttosto che nella mia lingua, si spiega con la fiducia che ripongo nel mio editore italiano. Con lui accade la stessa cosa che accade con il mio editore francese. Mi sento nella stessa barca.

Protagonista di “Doppio fondo” è Muriel, una giovane giornalista. Perché protagoniste dei tuoi romanzi sono sempre donne combattenti?
Quella che è combattente nel mio romanzo è la donna che all’inizio viene uccisa, che corrisponde al profilo di una ex guerrigliera montonera. Non credo che ciò abbia a che vedere con una posizione femminista quanto storica. Dovuta al fatto che nel mio paese le resistenti sono state le madri di Plaza de Mayo, le nonne. Ciò non significa che non ci siano stati uomini molto importanti nei movimenti a difesa dei diritti umani ai quali ho sempre partecipato. Suppongo che abbia a che vedere col fatto che sono una donna, anche se nei romanzi i personaggi maschili non mancano.

Elsa Osorio, Cristina Guarnieri e Tamara Bartolini alla presentazione di “All’improvviso, la verità. Conversazione con Elsa Osorio” a cura di Cristina Guarnieri alla Casa Argentina, Roma, 13 settembre 2016

Il tuo ultimo romanzo è un racconto poliziesco. Perché hai scelto questo genere letterario?
Non volevo che fosse un romanzo poliziesco, anche se inizia con un assassinio. In realtà quello che a me interessava raccontare era la storia di quella che viene uccisa. Una storia molto delicata che riguarda una donna che stava in detenzione clandestina e che stabilisce una relazione con un militare della marina sulla base di quella che non potrei definire una sindrome di Stoccolma.

Quando scrivo un libro non pretendo di dimostrare nulla ai miei lettori. Scrivo una storia perché sento il bisogno di raccontarla. Il mio obiettivo in questo romanzo era raccontare la storia del “Centro Piloto” di Parigi su cui erano anni che cercavo di fare luce, sul quale c’erano molto silenzio e molto segreto. Poi ho focalizzato la vicenda difficile di questa donna che deve sopravvivere. Nel suo caso ho inventato un personaggio che però si basa su molte storie che ho conosciuto di donne che sono state portate lì. Le mie prime letture sono state i racconti polizieschi di una collana che si chiamava “El Séptimo Círculo” diretta da Borges e Bioy Casares. Erano libri che divoravo. Il fatto che all’inizio non volessi che “Doppio fondo” fosse un poliziesco ammetto che era una sciocchezza da parte mia, perché un romanzo che inizia con un assassinio non può che essere tale, anche se lo potrei definire una mescolanza di stili letterari.

Pensi che l’aggressione del passato del tuo paese sia ancora così presente? Provi ancora paura quando scrivi?
Ho impiegato quattro anni a scrivere “Doppio fondo”. Quando cominciai a scriverlo, la situazione in Argentina era molto differente da quella che si vive ora. Solo per farti capire, l’altro giorno c’è stata una manifestazione, di cui c’è un video, in cui una donna afferma che nel mio paese sparirono quelli che dovevano sparire. Quasi un’apologia del delitto. Solo due anni fa avrei pensato che una simile realtà era stata assolutamente superata. Non voglio dire che siamo in una dittatura, la nostra è una democrazia che ha un governo eletto dal popolo. Ma se prima c’erano persone, come la donna dell’esempio, che solo si permettevano di pensare quello da lei detto, ora molti trovano l’occasione per manifestarlo pubblicamente. Non credo che la storia si ripeta e non ho paura. E penso di sapere bene dove mi trovo.

Elsa Osorio partecipa come invitata d’onore al Día nacional de la memoria por la verdad y la justicia, 24 marzo 2015 in una scuola del Chaco

Quanto c’è di Elsa Osorio nei tuoi romanzi?
È impossibile per uno scrittore non essere in quello che scrive. È normale distanziarsi da sé stessi per non raccontare sempre della tua vita, ma è altrettanto chiaro che uno non smette di parlare di sé, fosse solo a livello di inconscio. Il personaggio dell’ex guerrigliera montonera che diventa una spia della Marina è tipico di una generazione. A me per fortuna questo non successe, e nemmeno di essere catturata. Tuttavia la coscienza di essere una sopravissuta ce l’ho. Quando la settimana scorsa ho ripassato il romanzo, ho notato che c’era qualcosa legata alla mia vita, ma è un elemento biografico e non desidero parlare di questo. Rimane che nella scrittura è impossibile non mettere in luce qualcosa di tuo. Quanto al personaggio che ho scelto, esso potrebbe essere molto criticato dagli stessi montoneros. È un fenomeno strano. Quando ti metti dentro a un personaggio, vanno apparendo cose che da fuori non puoi vedere. Le vai scoprendo. Per questo mi piace la fiction per raccontare la storia. Mi sorprendo quando mi metto dentro al marinaio, che è un assassino, che allo stesso tempo è innamorato di questa donna, che ha torturato. Il quale quello che desidera è convertirla nel modello di donna al quale è abituato, ovvero una moglie sottomessa. È un mondo di valori che mi è totalmente estraneo. Oggi, della storia del nostro paese alcune cose si sono riproposte, si sono rifatte presente. Ma ogni anno c’è sempre più gente che ricorda e scende in piazza il 24 marzo che è l’anniversario del golpe. La memoria ha trionfato. Per questo mi è impossibile digerire questo tornare indietro.

In “I vent’anni di Luz” il tuo stile era molto complesso e vicino al lunfardo porteño. Ora usi uno spagnolo piano, quasi universale.
Circa al linguaggio, “Doppio fondo” è pieno di regole interne, ci sono vari registri linguistici. In “I vent’anni di Luz” parlava una ragazza di provincia, semplice. E non potevo farla parlare come la persona che non era.

Che libro c’è ora sul tuo comodino?
Ho appena letto “Cada noche, cada noche” della spagnola Lola López Mondéjar, che mi ha affascinato. Un omaggio a “Lolita” di Nabokov. Sto leggendo Inés Fernández Moreno della quale non avevo letto l’ultimo libro di racconti. E sto rileggendo José Manuel Fajardo. Uno spagnolo con un’anima vicina all’America Latina.

Elsa Osorio firma l’opuscolo La Memoria hace escuela nel Giorno nazionale della memoria per la verità e la giustizia in una scuola del Chaco, settembre 2015

So che parli un poco l’italiano. Hai letto le traduzioni dei tuoi libri?
No, non le ho lette e da poco sto seguendo delle lezioni d’italiano. Ho instaurato una relazione interessante con Roberta Bovaia, che ha tradotto tutti i miei libri. All’inizio non mi chiedeva nulla. Ma io con i traduttori cerco di stabilire una relazione più stretta possibile perché questo va a beneficio dei miei libri.

Torniamo all’Argentina di Mauricio Macri.
Mi è difficile parlarne e non posso credere a quello che sta succedendo. Comunque non so se a vincere è stato Mauricio Macri oppure l’odio contro Cristina Kirchner. Quel che più mi fa male di questa situazione è la crepa che si è prodotta e che si sta approfondendo sempre più. Io voglio difendere la mia possibilità di cittadina di dire questo mi piace e questo no. Ho appoggiato molte scelte del governo di Kirchner perché era un modello distributivo mentre Mauricio Macri governa per i pochi. E l’appoggio di cui ancora gode questo governo, nonostante tutte le misure impopolari e il forte indebitamento, io me lo spiego con l’odio per il governo precedente.

Desaparecidos

Papa Francesco ha in passato dichiarato che avrebbe fatto pubblicare l’archivio vaticano di quando, ai tempi della dittatura, era nunzio apostolico in Argentina Pio Laghi. Che opinione ti sei fatta di Bergoglio? Pensi sempre che come appartenente alla gerarchia cattolica fosse in qualche modo complice?
Ho cambiato di molto la mia opinione. Io ho avuto una formazione cattolica. Papa Francesco negli ultimi tempi ha detto cose che mi hanno reso molto contenta, come quella che è un peccato far pagare nella Chiesa.

Sai che si dice di lui in Italia? Che è l’unico uomo di sinistra che rimane nel paese.
[Scoppia a ridere] All’inizio uno dice: “che lo Spirito Santo lo illumini”, ma senza troppo crederci. Poi, le cose che ha detto sono meravigliose anche per quanto riguarda la religione. Per questo ti ho detto che ho una formazione cattolica. Qui quando fu eletto al soglio pontificio, accadde qualcosa di frivolo e la gente diceva che avevamo una regina in Olanda e un Papa in Italia. Però quando Francesco ha cominciato a parlare, hanno cominciato a contestarlo, perché c’è molta gente cattolica che non desidera che il pontefice si metta in politica. Quanto agli archivi non sono ancora aperti, e sinceramente mi auguro che lo faccia perché riusciremo a venire a sapere a sufficienza sul destino dei bambini desaparecidos. Se ciò avviene divento una fan del Papa.

Che programmi letterari hai per il futuro?
Ho in mente di scrivere qualcosa sul furto dei bambini in Spagna, che è una cosa molto diversa da quello che è accaduto in Argentina. E riguarda il periodo franchista e gli anni della transizione, essendo in stretta relazione con una legge sull’adozione che in pratica si basava su un patto tra privati. Ho raccolto abbastanza materiale. Anche se ancora non so se questo sarà il mio prossimo libro, o se invece ne scriverò uno di racconti. In tutto questo tempo, parallelamente ai romanzi, sto scrivendo racconti. Sto anche preparando un’antologia di racconti che si riferiscono alla letteratura.

Elsa Osorio torna in libreria. Con un “poliziesco”. L’abbiamo intervistata ultima modifica: 2017-04-09T21:14:12+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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