Museo di Doccia. Mobilitarsi è servito

Sarà acquisita dallo Stato la preziosa raccolta di maioliche e ceramiche nata dal genio di Carlo Ginori nel 1754. L'ha annunciato il ministro dei Beni culturali, raccogliendo insistenti appelli da più parti, una mobilitazione di cui si è fatta più volte portavoce anche la nostra ytali.
scritto da GIORGIO FRASCA POLARA
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Verrà acquisito dallo Stato il Museo di Doccia, la preziosa raccolta di maioliche e ceramiche nata dal genio di Carlo Ginori nel 1754. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, raccogliendo gli insistenti appelli lanciati da associazioni culturali, dalla Regione Toscana, dal comune di Sesto Fiorentino (dove insiste tutto il complesso della Richard Ginori, chiuso da tempo e in stato di forte degrado) e di cui si è fatta più volte portavoce anche la nostra ytali.

La decisione sana una situazione estremamente preoccupante dal momento che per ben due volte il giudice fallimentare di Firenze aveva preso atto del fallimento dell’asta che comprendeva, oltre al Museo, anche la storica manifattura e tutti gli immobili annessi. La seconda asta era stata bandita alla fine di febbraio e, quando si è trattato di fissare la data dell’asta-ter, il magistrato ha preso tempo, e giustamente, rinviando ogni decisione “in attesa – aveva spiegato Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto – degli sviluppi delle iniziative messe in campo da associazioni e istituzioni”. Ed aveva aggiunto:

Se non vogliamo perdere per sempre opere di straordinario valore storico e artistico, è necessario che nel giro di poche settimane si arrivi ad una decisione necessariamente politica e di buona politica.

Ed il critico Tomaso Montanari, consigliere per le politiche culturali del comune di Sesto: “Lo stato del Museo non permette ulteriori attese: se vogliamo salvarlo, il tempo di agire è adesso”. E puntualmente Franceschini ha raccolto l’appello.

D’altra parte c’era già stata una premessa positiva, una sorta di anticipazione di un intervento dello Stato. In una nota del ministero era stato sottolineato che la importante collezione (quasi tre secoli di preziosi reperti), come la stessa manifattura, rappresentavano “un complesso di eccezionale interesse storico e artistico”, e Franceschini aveva assicurato all’Associazione Amici di Doccia che la questione era all’attenzione del ministero.

Che cosa accadrà ora? La prospettiva era stata indicata qualche settimana addietro dalla presidente dell’Associazione, Livia Frescobaldi Malenchini. Acquisito il Museo dallo Stato, esso potrebbe essere conferito ad una Fondazione pubblico-privata nella quale sarebbe grandemente auspicabile che partecipassero come soci fondatori la Regione Toscana e il comune di Sesto. E d’altra parte a questo punto si consentirebbe, a chi volesse contribuire con una donazione, di beneficiare delle riduzioni fiscali previste dell’Art Bonus.

L’eredità culturale del Museo di Doccia è un insieme di valori tangibili e intangibili, conoscenze, saper fare, tradizioni -aveva sottolineato la presidente dell’Associazione –

questa realtà può essere trasformata in una risorsa strategica che vada a beneficio del territorio e di tutti coloro che sono interessati alla salvezza e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Tra i primi a mobilitarsi (anche nella fase più precaria del fallimento e dell’abbandono) c’è stata e continuerà ad esserci la Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Livia Frescobaldi Malenchini ha rivolto un caloroso ringraziamento al ministro Franceschini, alla Fondazione Cassa e anche a Confindustria-Firenze per aver promosso l’attività di raccolta di fondi a favore del Museo in occasione del G7 della cultura svoltosi proprio a Firenze nei giorni scorsi.

Per avere una idea del patrimonio che rischiava di finire in malora, e che comunque è sotto il vincolo della Sovrintendenza ai beni culturali della Toscana, bastano alcune cifre relative a quel che è conservato nel Museo: ottomila opere in ceramica, porcellana e maiolica, modelli in terracotta, piombo e cera; altri milleduecento modelli in gesso; tremilacinquecento lastre di metallo incise; tremilaquattrocento pietre cromolitografiche; cinquemila disegni, oltre ad una biblioteca storica, una biblioteca moderna, una fototeca e un vasto campionario di terre usate nei manufatti. Si badi: le prime opere conservate in teche risalgono alla metà del ‘700, e poi la straordinaria produzione si è susseguita lungo l’arco di due secoli sino ai giorni d’oggi: sono conservate per esempio una originale ceramica di Giò Ponti ed opere di altri artisti contemporanei.

Museo di Doccia. Mobilitarsi è servito ultima modifica: 2017-04-10T15:52:49+02:00 da GIORGIO FRASCA POLARA

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