Tennis. “Ljubo” e la seconda vita di Federer

Ivan Ljubičić, il nuovo allenatore del campione svizzero che l’ha aiutato a reinventarsi. E Roger sembra ringiovanito di dieci anni
scritto da EUGENIO PENDOLINI

Il 23 ottobre del 2010 Ivan Ljubičić, detto Ljubo, incontra per l’ultima volta Roger Federer da avversario. La partita vale l’accesso alle finali del torneo ATP di Stoccolma. Il primo set è combattuto: lo svizzero la spunta 7-6. Il secondo invece è a senso unico e, con un netto 6-2, spalanca le porte della finale a Roger. L’ennesima della sua carriera.

È sempre stato complicato giocare contro di te. Eri uno dei giocatori più fisici in circolazione, con un servizio potente. Data la stazza, cercavo di farti correre a destra e sinistra. Però cercavo di evitare il tuo rovescio, che era molto pericoloso.

Questa la confessione del campione svizzero a Ljubičić, in un’intervista rilasciata allo stesso tennista croato. È il 2014. A distanza di poco più di un anno, Ljubo diventa il suo allenatore, prendendo il posto di Stefan Edberg.

Ivan Ljubičić e Roger Federer in finale al masters 1000 di Miami, 2006

Eppure, complice una serie di infortuni che ne influenzano il rendimento, la prima stagione targata Ljubičić è la peggiore della carriera per Federer. A inizio anno l’intervento al menisco condiziona il suo rendimento, a maggio annuncia il forfait al Roland Garros per problemi alla schiena. Decide allora di prepararsi al meglio per l’appuntamento estivo delle Olimpiadi di Rio, ma all’ultimo getta la spugna. A fine anno esce dalla top 10. Non gli accadeva da 14 anni.

Sembra il tramonto per uno dei giocatori più forti della storia del tennis, detentore di ben 91 titoli in carriera. Tuttavia, a quasi trentasei anni, Roger ha ancora cartucce da sparare. Eccome. A inizio anno, sei mesi dopo l’ultimo match ufficiale, Federer riappare nel circuito internazionale. Il seguito è cronaca: 19 vittorie in venti partite, vince il suo quinto Australian Open, il suo quinto Indian Wells, il suo terzo Masters 1000 di Miami sconfiggendo (per la terza volta da inizio anno) lo storico rivale Rafael Nadal. Il miglior inizio di stagione da dieci anni a questa parte. C’è chi dice che questa sia la migliore versione di sempre del tennista svizzero. Di questa rinascita, Ljubo vanta i meriti maggiori.

Il croato, ex numero 3 al mondo, inizia la sua carriera da professionista nel 1998. La sua alta statura lo rende un giocatore dalle caratteristiche anomale: un gioco fisico e offensivo – il servizio e il rovescio a una mano i suoi colpi più incisivi – per ovviare alla scarsa mobilità laterale, suo punto debole. È però dalla stagione 2004 che il suo nome inizia a finire stabilmente nelle parti più alte dei tabelloni. Vince la medaglia di bronzo alle olimpiadi di Atene nel doppio, conquista negli anni svariati piazzamenti di livello (semifinale al Roland Garros, quarto turno a Wimbledon, titolo a Indian Wells). Il periodo d’oro della sua carriera, tuttavia, è annebbiato dalla consacrazione di Federer, che monopolizza i tornei dello slam e lascia agli altri (tra cui gente come Nadal) solo le briciole.

Federer mentre festeggia il titolo degli Australian Open 2017 sulle Alpi Svizzere

Nel 2015 i due si riuniscono e Roger si affida alla sua guida tecnica. La notizia è accolta con scetticismo: cosa mai potrà aggiungere a un campione ormai in decadenza, che va per i 36? Ivan – che prima di diventare suo allenatore è stato collega, amico, confidente, estimatore, appassionato – smentisce le critiche e compie una piccola rivoluzione tecnica. Un lavoro minuzioso nei sei mesi di pausa agonistica. E convince Roger a cambiare l’approccio tattico alle sua partite: il suo gioco ne guadagna di efficienza e imprevedibilità. L’esempio più evidente sta nell’uso del rovescio, dal difensivo back a un sempre più aggressivo top spin. Una delle armi più efficaci dello stesso Ljubo.

Questa continua voglia di innovarsi, unita a un talento unico, sembra aver ringiovanito Federer di dieci anni. E non è un caso se dopo il primo trionfo stagionale in Australia, a fine premiazione Roger ha consegnato pubblicamente la coppa a Ivan Ljubičić, detto Ljubo.

Tennis. “Ljubo” e la seconda vita di Federer ultima modifica: 2017-04-11T00:07:58+02:00 da EUGENIO PENDOLINI

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