#Présidentielle. Il Front National e l’arte della seduzione politica

Possibile che Marine Le Pen sia la prossima presidente della repubblica? Come è potuto avvenire lo sdoganamento dell'estrema destra? I frutti della mutazione profonda dell'elettorato francese.
scritto da MARCO MICHIELI

[PARIGI]
Contro la destra e la sinistra dei soldi, io sono la candidata del popolo”. Marine Le Pen lo ripete incessantemente a ogni incontro pubblico. E continua a riempire sale e piazze. Anche se spesso le immagini che i media offrono mostrano una marea di teste bianche e grigie che applaudono e inneggiano alla leader del Front National, in realtà il suo elettorato sembra essere molto più ampio e variegato.

Un discorso pubblico che seduce francesi di varia estrazione sociale e culturale. Persone che condividono l’idea che queste elezioni presidenziali siano “una scelta di civiltà” per trovare risposte alla mondializzazione senza regole che “i nostri dirigenti volevano felice ma che si è rivelata orrenda”. Perché per Marine Le Pen la divisione non è più tra sinistra e destra ma tra patrioti e mondialisti: “in quest’elezione presidenziale, noi rappresentiamo il campo dei patrioti” ribatte ogni volta che può.

Il Front National è il primo partito di Francia, pressoché dal 2014. E il suo elettorato fa parte ormai degli elettorati tradizionali francesi. Marine Le Pen viene sistematicamente data al secondo turno delle elezioni presidenziali: non si era mai verificata una situazione simile. E il valore aggiunto che ha dato al suo partito è innegabile. Dal 2011, quando è diventata presidente del partito succedendo al padre e fondatore, il Front National ha aumentato il numero di iscritti e di voti. Soprattutto è cambiato il sentimento dell’opinione pubblica all’idea che il Front National possa arrivare al governo. Oggi spaventa meno cittadini di un tempo. Che cosa è accaduto?

UN ELETTORATO ETEROGENEO

Si tratta di dinamiche cominciate ben prima dell’avvento di Marine Le Pen alla testa del Front National, ma che hanno subito un’accelerazione negli ultimi anni. Numerose ricerche l’hanno descritto. All’indomani del risultato elettorale delle presidenziali del 1995, l’elettore tipo del Front National è uomo, commerciante/artigiano/imprenditore o operaio. In gran parte dipendenti del settore privato, questi elettori vivono nelle grandi città e nelle banlieue. Cittadini che votano il Front National essenzialmente per due temi: immigrazione e sicurezza. Un voto di protesta, non consolidato.

Le barriere elettorali che il partito incontra sono nell’elettorato femminile, tra i cattolici praticanti, nel mondo rurale, tra coloro che hanno un titolo di studio elevato. Per quanto nasca in quegli anni il termine “gaucho-lepenisme”, per descrivere il sostegno di una parte dell’elettorato di sinistra a Jean-Marie Le Pen, anche l’identificazione con valori di sinistra rende la penetrazione elettorale del Front National difficile.

E tuttavia si tratta di barriere fragili, di fronte a fenomeni sociali quali la diminuzione della pratica religiosa, l’espansione della città a scapito della campagna, la crisi della scuola, la crisi economica, il discredito nei confronti della politica, il sentimento anti-europeo.

Con Marine Le Pen, i confini dell’elettorato che il Front National può raggiungere si ampliano. Viene re-impostato il discorso pubblico. Ad esempio, quello relativo al Leitmotiv dell’immigrazione: “Ancora una volta…. Non odio gli stranieri, non sono razzista. Dico solo che l’immigrazione è un problema economico”. Non cambia il contenuto, quanto la retorica. Marine Le Pen trasforma quel discorso pubblico, rendendolo più accettabile. E l’elettorato diventa più ricettivo, anche alle altre proposte del Front National.

A differenza di qualche anno fa, oggi il Front National dispone di un elettorato molto fedele e ben radicato nella società francese. Lo stereotipo dell’elettore del FN anziano e nostalgico di Vichy non funziona più, se mai ha funzionato.

Più permeabili e con uno sguardo diverso rispetto ai problemi, sempre di più i giovani votano Front National: le rilevazioni da tempo danno Marine Le Pen in testa tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. L’idea di rivoltare il sistema seduce sempre. Si tratta per lo più di giovani in stage di apprendimento o nelle turbolenze del mercato del lavoro o, ancora, disoccupati.

Disoccupati di tutte le età in ogni caso, per i quali Marine Le Pen è di gran lunga la prima scelta. Nelle numerose indagini sul suo elettorato Marine Le Pen raccoglie circa il quaranta per cento delle intenzioni di voto tra gli operai e il trenta per cento tra i lavoratori dipendenti, soprattutto del settore privato.

Il Front National rimane il vettore principale di espressione di tutti coloro che si sentono spaesati di fronte ai cambiamenti. E che non hanno, talvolta, i mezzi finanziari per farvi fronte. Guadagnano meno di 1250 euro e una buona parte vive nelle case popolari.

Un partito ormai interclassista. Inizialmente il bastione di voti era costituito dalla piccola e media borghesia indipendente, dal mondo del lavoro indipendente, del commercio, dell’artigianato, della piccola – e piccolissima – impresa. Oggi Marine Le Pen parla dell’alleanza tra “le monde de la boutique” e “le monde de l’atelier”, tra il mondo della piccola e media borghesia indipendente e il mondo degli ambienti popolari, operai e dei lavoratori dipendenti. Si tratta di un elettorato che proviene dalle grandi concentrazioni urbane e dove sono anche presenti grandi concentrazioni di popolazione straniera. Coincide con la mappa dell’aumento della piccola e media delinquenza, è la mappa della inquietudini urbane. E della destrutturazione industriale degli anni ’70 e ’80.

Cosa è accaduto? L’apertura ideologica ha aumentato l’accettabilità del Front National, rompendo le frontiere che non gli permettevano di espandersi. La percezione della pericolosità si è così ridotta: se agli inizi degli anno 2000 il settanta per cento dei francesi pensava che il Front National fosse un pericolo per la democrazia, oggi solo il 56 per cento lo crede. E con questo nuovo sentimento, avanza anche l’idea delle alleanze con il Front National: un cardine della politica della destra neogollista, il rifiuto di alleanze col la destra estrema, comincia a vacillare

Il ri-posizionamento del Front National è stato straordinario sulle questioni economiche. Da posizioni liberali, si è sposato sulle tematiche più associate alla sinistra, come la difesa del modello di sicurezza sociale francese. La preferenza nazionale, l’idea di riservare più diritti ai francesi piuttosto che agli stranieri, assume pertanto un valore diverso, lontano dai discorsi pubblici razzisti di Jean-Marie Le Pen.

E i partiti tradizionali fanno difficoltà a resistere.

Innanzi tutto la destra neo-gollista. Sono lontani i tempi in cui Nicola Sarkozy riusciva a convincere gli elettori del Front National, sposandone alcune delle tematiche chiave. Oggi Fillon, il candidato della destra, è in una posizione di estrema difficoltà. Non riesce a attirare i voti delle categorie sociali spaventate dalle conseguenze della mondializzazione e che cercano protezione. E rischia di perdere parte della propria base elettorale: gli over 65 resistono più di altri alle sirene del FN e si tratta di una categoria che vota più degli altri. La vera (e unica) forza di Fillon. Ma le sue proposte in tema di riforma della “Securité Sociale” (nda, il sistema di sicurezza sociale francese) hanno spaventato. E Marine Le Pen potrebbe ampliare la propria base elettorale.

Se la crescita del Front National si appoggia soprattutto sull’elettorato di destra, si osserva da tempo tuttavia che molte persone che votano abitualmente a sinistra sono oggi tentate a votare per il Front National. Si tratta di una strategia perseguita coscientemente dal Front National. Strategia che ha un padre: Florian Philippot, deputato europeo e vice di Marine Le Pen.

PHILIPPOT, L’EMISFERO SINISTRO DI MARINE

A vederlo Florian Philippot non trasmette quel potere che in realtà esercita. Rappresenta la nuova classe dirigente del Front National: omosessuale, laico e liberale. Spesso contraddittorio. Ha trasformato il movimento in un partito anti-élite ma viene da una grande scuola francese. Ha sostenuto posizioni sovraniste sia da destra sia da sinistra. Il suo modello è Charles De Gaulle, ma nel 2005 si avvicina a Mélenchon in occasione della campagna per il “No” sul Trattato Costituzionale Europeo.

Florian Philippot

Aderisce tardi al FN, nel 2011, ma in breve tempo diventa il numero due del partito (e rivale della nipote di Marine Le Pen, Marion Marechal-Le Pen, l’emisfero destro). Dirige la comunicazione del partito e soprattutto il nuovo organo del partito incaricato di studiare i programmi politici della sinistra radicale europea come Syriza o Podemos. Nasce in questi anni il detto “se Marine presiede il Front National, Florian lo dirige”. Non è amato dal suo partito, soprattutto da Jean- Marie Le Pen che gli imputa la sua sospensione dal Front National. E forse Le Pen padre ha ragione. Il gesto più difficile probabilmente per Marine Le Pen ma il risultato di una strategia precisa.

Perché Philippot è l’architetto della “dédiabolisation” (de-demonizzazione) del Front National. Le sue idee sono chiare e semplici: se l’obiettivo è quello di vincere le elezioni allora si deve trovare una maggioranza. Sotto il Front National dovrebbe riunirsi pertanto tutto l’elettorato che si è espresso per il no al referendum sulla Costituzione Europea del 2005. Un elettorato trasversale a tutte le sensibilità politiche, contro l’Europa sovranazionale, l’euro, le élite del sistema politico, mediatico, finanziario ed economico.

Se la base elettorale di estrema destra è ormai un dato consolidato, il Front National deve espandersi verso parte dell’elettorato di destra neogollista, parte dell’elettorato protezionista della sinistra e verso l’elettorato non allineato, quello che si astiene, che cambia facilmente il proprio voto, che guarda alle élite politiche con disprezzo e ostilità. Per vincere si deve cambiare il proprio discorso sui temi sociali ed economici. E mettere la museruola al proprio partito sui temi che riguardano i valori e la società, sui quali Le Pen padre aveva una certa difficoltà a tacere. Questa è l’ambizione di Florian Philippot. A oggi ha funzionato.

Nel 2012 il FN aveva un programma politico liberale e anti-fisco. Oggi il programma economico di Marine Le Pen prevede ancora l’uscita dall’euro e dall’Unione. Ma le argomentazioni sono diventate “razionali”. L’immigrazione? La posizione di fondo non è cambiata, ma oggi viene rifiutata su basi economiche. Lo stato? Da ripensare come sia come attore economico sia come regolatore.

E poi molto marketing. Micro-targeting lo chiamano: si scelgono alcuni territori o alcune categorie sociali e professionali per espandere la propria base elettorale. E si cuce l’abito su misura. La problematica dell’urbanizzazione? Il risultato dell’abbondano dei territori rurali da parte delle élite politiche. Il mancato rinnovo del contratto di lavoro dei ferrovieri? Frutto di una scelta liberista di chi governa. E funziona: il sostegno ai lavoratori delle ferrovie durante gli scioperi del 2013 mette il Front National sotto una luce diversa. Anche a sinistra.

DA SINISTRA A DESTRA?

L’idea che l’ascensore sociale si sia bloccato e che precarietà e disoccupazione siano condizioni normali nella vita delle persone è molto diffusa. Tra i francesi esiste un sentimento d’insicurezza generale e di declino. Spesso dettato dalla paura di essere stretti tra gli immigrati, iper-protetti a loro dire, e la classe politica, già al riparo e privilegiata. Il fatto che queste idee siano diffuse, non significa tuttavia che la collocazione degli elettori a destra e a sinistra non conti nell’espressione del voto. Termine molto contestato (viene coniato in occasione delle presidenziali del 1995), si parla di “gaucho-lepenisme” per indicare quella parte dell’elettorato tradizionale socialista e comunista che ha iniziato a votare per il Front National negli anni’80-’90. Difficile dire che sia un fenomeno generalizzato. Tuttavia vale la pena di osservare alcune dinamiche che interessano alcune parti della Francia. Il caso esemplare è la regione Hauts-de-France, l’antico Nord-Pas de Calais, la regione di Lille, dell’industria “pesante” francese e delle miniere di carbone. Questo territorio è stato oggetto di un profondo radicamento del FN ed ha alimentato la retorica di Marine Le Pen sulla capacità generale di attrazione di parte dell’elettorato di sinistra.

Non è un fenomeno solo francese, ma riguarda l’insieme delle economie sviluppate: il successo di Trump nasce nella “Rust Belt”, le antiche regioni industriali americane oggi in declino e tradizionalmente democratiche. Si tratta di quei territori in cui negli anniOttanta comincia un processo di de-industrializzazione, con ripercussioni notevoli in termini di diminuzione dell’occupazione nei settori industriali, diminuzione del contributo di questi settori al PIL nazionale e forte crescita del settore dei servizi.

C’è un elettorato popolare, importante demograficamente, che votava a sinistra fino a vent’anni fa. Un elettorato colpito da questo processo. Un elettorato che nel tempo si è radicalizzato verso il Front National. E Marine Le Pen gioca bene le sue carte. Le sue insistenze sulla precarietà, sui salari, sulle ingiustizie. Le responsabilità attribuite all’Europa, all’immigrazione. Alla destra e alla sinistra, al sistema politico-finanziario-economico.

In fondo è quello che ricercano Le Pen e Philippot. “Non crediamo al clivage destra-sinistra, noi crediamo nel clivage tra coloro che credono nella nazione e coloro che non ci credono” ama ripetere Philippot. E in questa lotta tra la “Francia dei dimenticati” e gli ultraliberali della mondializzazione felice, “noi vogliamo essere alla testa di questo movimento mondiale: chi credeva nella Brexit e nella vittoria di Trump?”.

#Présidentielle. Il Front National e l’arte della seduzione politica ultima modifica: 2017-04-13T16:57:41+02:00 da MARCO MICHIELI

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