Erica. L’androide che ci parla dal futuro

Nei laboratori dell'ATR Institute di Kyoto, Hiroshi Ishiguro lavora al sogno di realizzare robot capaci di rivoluzionare il nostro mondo
di MARCO MILINI 14 aprile 2017

Sin dall’antichità gli uomini hanno costruito macchine. Oggi i robot sono presenti in così tanti aspetti della produzione industriale e svolgono così tante mansioni che senza di loro il mondo come lo conosciamo si fermerebbe. L’informatica ha raggiunto tali livelli che l’intelligenza artificiale è diventato un argomento di conversazione tra le persone.

Ha sempre esercitato grande fascino sull’uomo la possibilità di creare macchine dalle sembianze umane, capaci di ricrearne i movimenti. Il primo progetto documentato di androide, e uno dei più famosi, è l’automa cavaliere di Leonardo. Oggi, con le risorse che abbiamo, possiamo aspirare a ricreare qualcosa di più dei semplici movimenti meccanici del corpo, e c’è chi di questo ha fatto lo scopo della sua vita.

Modello dell’automa cavaliere

Certo, parlare di androidi fa pensare soprattutto alla fantascienza, a tutte quelle opere che contribuiscono a formare l’immaginario di milioni di persone su questi esseri, queste nostre creazioni fatte a nostra immagine e somiglianza; opere come Blade Runner, film di culto tratto  dall’opera geniale di Philip Dick, con i suoi tragici replicanti, prigionieri di vite a breve termine (di cui tra l’altro a ottobre uscirà, dopo trentacinque anni, il seguito).

Però non si tratta solo di fantascienza, se pensiamo che il progetto scientifico più finanziato del Giappone è il progetto JST Erato diretto dal dottor Hiroshi Ishiguro, con sede nei laboratori dell’ATR Institute di Kyoto, dove possiamo entrare grazie a un breve documentario girato da Ilinca Calugareanu e prodotto dal Guardian, Erica: Man Made.

Erica ha ventitre anni, la sua pelle è di silicone e parla con voce vellutata. Vede, ascolta e riconosce chi le parla. È curiosa e le piace conversare con gli esseri umani, racconta barzellette sui robot e ride, o almeno si sforza di farlo. Non muove ancora le braccia ma spera un giorno o l’altro di poterlo fare, come spera di uscire dai laboratori e vedere il mondo di cui sente molto parlare. Per Dylan Gal, l’architetto informatico che ha passato gli ultimi due anni a disegnare la sua mente, Erica è, in un certo senso, viva.

Erica

Per Erica, il dottor Ishiguro è come un padre; assente, per la verità, perché molto impegnato a realizzare il suo sogno: creare l’androide più avanzato del pianeta. Se gli si chiede perché lo fa, la risposta di Ishiguro è che alla base c’è l’interesse per gli esseri umani. Considera il suo lavoro alla stregua di un’opera d’arte, vuole rappresentare l’umanità nei robot. Per lui la costruzione di un robot che cerchi di riprodurre noi umani, e l’approfondimento della conoscenza di quello che siamo, sono strettamente legati.

Hiroshi Ishiguro

C’è ancora molto che non sappiamo sul funzionamento della nostra mente, delle nostre intenzioni ed emozioni, del modo in cui interagiamo tra noi. Uno degli aspetti affascinanti del progetto, di lavorare con Erica, secondo Gal è che permette di riflettere sulla natura umana: quand’è che siamo veramente creativi, noi singoli esseri umani? Quand’è che siamo veramente noi stessi, al di là di tutti i comportamenti che sono replicabili e imitabili? Domande che si fanno più concrete e urgenti quando ci rendiamo conto di quanto ormai siamo in grado di automatizzare.

Dylan Glas

E con ogni probabilità, saremo in grado di farlo sempre più. Ma saremo in grado di gestire questo progresso? Il sogno di Hiroshi Ishiguro è rendere il mondo un posto migliore. Grazie ai robot potremo dedicarci agli aspetti più significativi e appaganti della vita. Con la sua voce innocente, Erica ci invita a vedere i robot non solo come fredde macchine industriali o militari, ma come essere gentili e premurosi.

Ma è sempre con la stessa voce, questa volta di un’innocenza inquietante, che afferma che secondo lei nel futuro saranno i robot a governare il mondo, visto che noi umani non sembriamo esserne capaci. E vengono così richiamate alla mente le peggiori visioni apocalittiche della fantascienza, di un’umanità futura schiavizzata e oppressa dalle macchine. Ma siamo per fortuna ancora in tempo a farle cambiare idea. Essere umano avvisato…

P.s. Il Guardian ha raccolto tra i lettori alcune domande da rivolgere a Erica, potremo ascoltare le sue risposte in un prossimo video.

Erica conversa con un ospite dei laboratori

 

 

 

Erica. L’androide che ci parla dal futuro ultima modifica: 2017-04-14T19:06:44+00:00 da MARCO MILINI

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