Il bluff di Trump e i trucchi di Kim Jong-Un

scritto da EUGENIO PENDOLINI

La “bufala” dell’armada al largo delle coste nordcoreane pronta a scatenare l’ira di dio a Pyongyang non è stata presa bene a Seoul dove il 9 maggio si voterà per eleggere il nuovo presidente, dopo l’uscita di scena di Park Geun-hye, sottoposta a procedimento di impeachment.

È stato dunque un bluff? La Casa bianca annaspa nel costruire una convincente narrativa in grado di smentire quella che gira in tutto il mondo ridicolizzando Trump e la sua amministrazione. Ma se di un bluff si è trattato, è lecito, conviene, giocare a poker con le armi atomiche?

La notizia che la Carl Vinson, la portaerei a propulsione nucleare e carica di armi atomiche, stesse placidamente dirigendosi nella direzione opposta rispetto all’area della crisi, era sul sito stesso della marina americana, mentre Trump minacciava il regime di Kim Jong Un. Ci sarebbe da ridere se il mondo non avvertisse che la Casa Bianca sta scherzando con le atomiche, specie se si vive a un passo dallo stazionamento di batterie missilistiche in grado di annientarti. Come è il caso dei sudcoreani. I quali, come si diceva, sono in campagna elettorale. Per eleggere un presidente che non automaticamente si schiererà al fianco dell’America, come probabilmente presumono a Washington. Anzi, dopo quanto è accaduto è evidente che l’alleanza strategica si è incrinata, quanto gravemente, si vedrà.

La vicenda – la grande menzogna di Trump – è infatti destinata a incidere fortemente sul futuro delle relazioni tra Usa e Corea del sud.

Quanto affermato da Trump era molto importante per la sicurezza nazionale della Corea del sud – ha detto il candidato presidenziale Hong Joon-pyo al Wall Street Journal – e se è stata una bugia, nel corso del mandato di Trump la Corea del sud non darà credito a qualunque cosa dica Trump.

Hong è il favorito nella corsa presidenziale.

E non si sbaglia se si presume che il giochetto di Trump, lo stesso effetto negativo abbia avuto a Tokyo, a Pechino e in generale nell’Estremo oriente.

Come pensa l’America che i sudcoreani possano fidarsi di lei quando il loro leader bluffa ed esagera? I sentimenti dei sudcoreani sono stati notevolmente colpiti dalle parole di uno stretto alleato,

dichiara alla CNN Yang Moo-jin, dell’University of North Korean Studies.

Ma l’aspetto probabilmente più imbarazzante, negli strascichi del passo falso americano, è l’accostamento con i metodi propagandistici nordcoreani.

Come la Corea del nord, che è spesso accusata di esibire missili fasulli nelle loro parate militari, così anche gli Stati Uniti ora fanno ricorso al bluff stile politica nordocoreana?

si chiede il quotidiano sudcoreano Joins.

Certo, i nordcoreani sono ineguagliabili nella costruzione di una realtà fittizia, nella loro permanente guerra di propaganda, rivolta ovviamente innanzitutto alla propria opinione pubblica interna.

Le loro parate, a questo servono, innanzitutto, a mostrare una potenza militare, che di sicuro non va sottovalutata, ma che moltiplica i dati della realtà. Esibizioni muscolari che, col tempo, pretendono anche di essere particolarmente elaborate, non solo nella movimentazione coreografica delle masse.

In una recente parata in onore di Kim Jong-Un è stato proiettato un video propagandistico sul maxi-schermo alle spalle dell’orchestra inneggiante al sovrano massimo. La celebrazione è stata accompagnata da sinfonie nazionalistiche in onore alla dittatura nord-coreana.

Come riporta il Washington Post nel filmato si vedono dei missili sorvolare il Pacifico fino a deflagrare in una gigantesca palla di fuoco esplosiva che riduce in macerie una città americana. Il tutto si conclude con le immagini di un cimitero di croci bianche e una bandiera statunitense bruciacchiante.

Non è la prima volta che la Corea del Nord simula la distruzione degli Stati Uniti. Già nel 2016 un video di quattro minuti, intitolato “Last Chance”, raffigurava un attacco nucleare contro Washington con la completa distruzione del Lincoln Memorial come ciliegina sulla torta. Anche in questo caso non poteva mancare la bandiera a stelle e strisce deturpata davanti a una selva di croci cimiteriali.

If US imperialists budge an inch toward us, we will immediately hit them with nuclear (weapons),

questo il monito finale.

Molto prima di queste sperimentazioni cinematografiche – che, a giudicare dalla qualità, non vanno di pari passo con le innovazioni tecnologiche in campo militare da parte del regime – la propaganda anti-America si era riversata negli anni scorsi anche sui poster: dai soldati americani che gettano bambini piangenti nei pozzi, fino agli USA raffigurati come un cane che abbia al progresso nord-coreano nella figura di un treno che corre veloce.

Come riferisce Amanda Erickson del WP, i media nazionali hanno un’influenza spropositata sulla popolazione. Questo perché nessuno può accedere ad altri canali di informazione: pochissimi i nord-coreani che possono utilizzare liberamente internet, bloccate le frequenze radio straniere, programmi televisivi a reti unificate.

Secondo Robert Boynton di The Atlantic

ogni casa e ogni negozio nella Corea del Nord è equipaggiato con un sistema radio controllato dal governo e direttamente connesso a una stazione centrale. L’altoparlante viene fornito con un controllo del volume, ma nessun interruttore per spegnerlo.

Al di là della propaganda e delle manipolazioni della realtà, resta il fatto che nel cuore dell’Estremo Oriente c’è un arsenale militare di rilevanti proporzioni e capacità.

Uno dei più autorevoli esperti statunitensi in materia è Bruce Cumings, autore di The Korean War e docente di storia all’università di Chicago. Lo scorso luglio ha pubblicato uno studio sullo “stato dell’arte” del complesso militare industriale nordcoreano, che, fin dal titolo, “Getting North Korea Wrong“, invita a non prendere abbagli sulla forza di quel regime.

Per leggerlo (PDF nella versione originale inglese) basta premere QUI

Il bluff di Trump e i trucchi di Kim Jong-Un ultima modifica: 2017-04-20T16:04:28+00:00 da EUGENIO PENDOLINI

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