Avvenire e Grillo. La Chiesa pensa all’eterno ma non è fuori della realtà

La mossa del giornale dei vescovi - l'intervista al leader del M5S - certifica un passaggio politico di un certo rilievo che pure molti politici di professione faticano a realizzare: dopo oltre vent'anni anni il bipolarismo non c'è più.
scritto da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

Se c’è qualcuno che può davvero dire “nulla di nuovo sotto il sole” quella è certamente la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che di cose ne ha viste passare in secoli, e dunque che volete che sia la briciola di tempo di una legislatura…

E tuttavia, mentre – in molti si sono abituati ma non è certo usuale – due Papi sono in vita, uno festeggia novanta anni con una birra e l’altro richiama il mondo a doveri che non vengono più sentiti nemmeno “per finta”: la pace, la fratellanza, l’accoglienza (e di questo sia comunicatori di professione che teologi dovrebbero ragionare, magari anche sull’efficacia di un papato così interventista ed evenemenziale nella pastorale) la Chiesa italiana vive un momento di appannamento, sia mediatico sia culturale.
In parte provvidenziale e ricercato perché sono ormai lontani gli anni ruiniani in cui la Cei cercò di supplire alla grande crisi politica istituzionale del 1992-1994 e alla scomparsa degli interlocutori politici del dopoguerra, in primis la Democrazia cristiana, mentre per altra parte ciò è anche dovuto a un’oggettiva crisi di ruolo rispetto a un papato forte e meno condizionato, ormai da tre mandati consecutivi con Papi “stranieri”, dalle vicende politiche italiane.

Fatto è che la Cei negli ultimi anni ha “volato molto alto” limitandosi – e non è poca cosa – a ricordare il ruolo del volontariato e del terzo settore ma senza un forte sostegno da parte del laicato cattolico che partecipa, come il resto della società italiana, a una crisi che oltre che economica è crisi anche di impegno civile e soprattutto politico-partitica.

Passati gli anni del Caf e di Ruini impegnato nella sostituzione della componente moderata della Dc magari chiudendo un occhio, e pure due talvolta, con Berlusconi, c’è sempre stata una grande prudenza nei rapporti coi partiti politici, e, diremmo, quasi un’avversione nei confronti dei “cattolici adulti” alla Prodi che, come per tutta la storia della sinistra Dc, sono sempre stati considerati quasi peggio degli avversari politici della Chiesa, volendosi occupare di riforme di cui la Chiesa ritiene possa fare a meno, se non altro nelle forme della democrazia che pur attuando pienamente il Concilio Vaticano secondo, richiederebbero cambiamenti così radicali che solo un Papa può tentare (e stando alle contestazioni sotterranee di cui gode Papa Francesco, delle volte nemmeno un Papa…).

Per questo ha suscitato un certo stupore “l’uno-due” con cui Marco Tarquinio, buon giornalista scevro da posizioni politiche pre definite e prudentissimo direttore di Avvenire, ha “sdoganato” Grillo, e il Movimento cinque stelle di cui egli è padre e padrone. [l’intervista di Grillo a Avvenire e l’intervista di Tarquinio al Corsera]

Tuttavia, proprio le qualità umane e professionali di Tarquinio non possono trarre in inganno e nessuno può realisticamente pensare che il direttore di Avvenire si sia improvvisamente convertito sulla via di Genova. Segno evidente che il fatto che tutti i sondaggi danno in testa M5s oppure al peggio alla pari con il Pd e che la Raggi governa Roma, ha fatto ritenere nei dintorni della Cei che una missione diplomatica di lunga gittata per un potenziale partito di governo dovesse essere tentata.

D’altronde con il di più di proporzionale che il referendum del 4 dicembre inevitabilmente ci ha consegnato è giocoforza che il presidente della repubblica , qualora il movimento cinque stelle abbia anche un solo voto di maggioranza, dovrà incaricare il designando leader di quel partito-movimento e dunque, se così avviene in campo laico, perché la Cei non avrebbe dovuto andare a vedere le carte del loro vero leader?

Sull’intervista a Grillo e sulle dichiarazioni di Marco Tarquinio al Corriere della Sera il giorno dopo, poi, si può dire di tutto: le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, ma sono esattamente la fotografia dell’esistente.

La fotografia, da un lato, di un movimento contro la casta che pratica una democrazia su internet al ritmo di mere decine di voti per candidato sindaco – il caso Cassimatis a Genova è evidente – con il rischio concreto di mettere la scelta in mano alla magistratura che poi deve intervenire; di un movimento radicale nei modi e nelle affermazioni di base, e paternalista e familista in quelle di Giuseppe Grillo.

Ma anche in quelle di un mondo cattolico che cerca di convincere sulla via dei cosiddetti “principi non negoziabili” un leader appeso ai referendum gridati via social e dunque poco incline alla mediazione politica e culturale della “pancia” cattolica.

Come sia possibile mettere assieme queste esigenze se non attraverso un qualunquistico “embrassons nous” che dimentichi i contrasti sui temi dell’immigrazione, dell’Europa, dell’economia sociale e della cultura tipica della mediazione e delle alleanze che in oltre cent’anni hanno caratterizzato i movimenti cattolici in politica, resta per ora un mistero.

Quello che è da rimarcare è che questo fatto segna però una svolta sugli umori di oltreTevere circa Matteo Renzi, che evidentemente non appare più essere l’unico punto di riferimento per una svolta politica nel Paese.

Il proporzionale è una brutta bestia. Da gestire e addomesticare. Soprattutto nelle forme in cui torna a manifestarsi accanto a un leaderismo e una personalizzazione della politica e dei partiti mai vista prima d’ora.
In un Paese laico nei fatti (nei confronti comportamenti privati, direi purtroppo) più che nei proclami ufficiali stile Francia, non ci si può stupire se gli italiani in tonaca siano in ambasce quanto quelli che non frequentano la Curia, la Cei o persino le chiese.

Finora sembra manifestarsi solo un interesse generico verso ciò che si muove nell’aria nel momento in cui, un lato, la destra è uno “spezzatino” e il centrosinistra non ha al momento leader federatori. Quel che è certo è che la mossa di Avvenire (e dunque della Cei indirettamente) certifica un passaggio politico di un certo rilievo che pure molti politici di professione faticano a realizzare: dopo oltre vent’anni anni il bipolarismo non c’é più.

Quale che sia la legge elettorale il tripolarismo è una realtà. E la Chiesa cattolica pensa all’eterno, ma mai in oltre duemila anni, ha vissuto fuori della realtà .

Avvenire e Grillo. La Chiesa pensa all’eterno ma non è fuori della realtà ultima modifica: 2017-04-21T23:27:57+02:00 da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO

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