Gentiloni-Trump. The Donald sorride ma non scherza

scritto da GUIDO MOLTEDO

Donald Trump chiede fondamentalmente e fermamente una cosa al governo Gentiloni: il raddoppio del contributo italiano al budget della NATO, tale da raggiungere il livello previsto del due per cento del prodotto interno lordo. Attualmente l’Italia dà poco più dell’uno per cento. Tradotto in dollari significa passare dagli attuali 23 miliardi di dollari a 43 miliardi di dollari. Su questo Trump è stato estremamente chiaro. Al giornalista che poneva la domanda al presidente del consiglio italiano, il presidente statunitense ha aggiunto una sua notazione personale: “I love the question you asked the prime minister,” “I look forward to his answer. Because I’m going to ask him very soon.” [Mi piace la domanda che ha posto al primo ministro. Aspetto la sua risposta, perché tra poco è quello che gli chiederò anch’io”].

Trump non ha cambiato di una virgola il copione che ha scritto ed enunciato durante la campagna elettorale. I commentatori si fanno sedurre dai suoi sorrisi, dalle frasi zuccherose, che pure al nostro Paolo e all’Italia ha riservato nel corso del cordiale incontro. Le buone maniere sono meglio della cattiva educazione. Non è cambiato nulla. Trump chiede esattamente questo all’Europa, e dunque all’Italia: amici sì, ok alla Nato, disposto anche a ritirare quanto detto (“obsoleta”), ma a condizione di un ripensamento completo della ripartizione delle spese di difesa comune. Il Leitmotiv della sua campagna elettorale.

A proposito del commercio, un altro chiodo fisso di Trump, il presidente ha poi scandito lettera per lettera l’aggettivo “R-E-C-I-P-R-O-C-A-L”.

Con l’Italia l’interscambio è abbastanza equilibrato, rispetto ad altri grandi partner degli Usa, ma è con Gentiloni che il presidente è stato molto netto nel dirlo. Trump spesso straparla, ma non su quei pochi punti che ripete ossessivamente, il suo mantra.

Non saranno rose e fiori i rapporti tra Stati Uniti e Italia, checché si dica. Per il semplice fatto che The Donald non è cambiato, e non cambierà musica, rispetto allo spartito conosciuto. Nessun cambio di passo.

Anche sulla Libia è stato irremovibile: affari vostri. Dal suo punto di vista può anche essere considerato un regalone all’Italia. Pensateci voi, e tenetevi il petrolio. Non penserete mica, amici italiani, che paghiamo noi americani la vostra presenza in Libia?

Paolo Gentiloni è sembrato a tratti spiazzato, positivamente, forse, dall’affabilità dell’ospite, ma ancora di più dalla fermezza che traspariva con evidenza nelle sue posizioni.

Il presidente del consiglio può però giocarsi qualche carta, per essere agli occhi della nuova Casa Bianca un interlocutore prezioso.

Trump desidera incontrare il papa nel corso del suo viaggio in Italia a fine maggio, in occasione del G7 di Taormina. L’ha detto in conferenza stampa, rispondendo alla domanda della giornalista di Sky. Finora il programma non lo prevedeva, e già si osservava che sarebbe stato il primo presidente degli Stati Uniti, da Franklin D. Roosevelt in poi, a compiere il suo primo viaggio in Italia senza vedere il papa. Gentiloni potrà adoperarsi perché l’incontro si realizzi.

L’Italia può anche lavorare per riavvicinare Washington e Mosca dopo l’inizio burrascoso della presidenza Trump, che avrebbe dovuto prendere la direzione del dialogo, e anche più, ed è invece andata sull’altro versante. Si sa che l’Italia è forse il paese che più riesce a interagire con la Russia.

Gentiloni presiede un governo debole, non è che non lo sappiano anche a Washington. Sanno anche però che, da ministro degli esteri, ha fatto bene, sa muoversi, e finché è in carica potrà avere un ruolo di tessitore, compito che pochi in questo momento sembrano in grado di svolgere.

Certo è che il conto da pagare resta comunque salato, per avere un rapporto di mutuo rispetto con un tipo come Trump. Potrà anche essere concesso uno “sconto” a un paese alle prese con un deficit pauroso, nel senso di una gradualità del raggiungimento dell’obiettivo del due per cento ribadito con fermezza da Trump. Questo spera Gentiloni, che sembrava un po’ rannicchiarsi in se stesso quando gli è stata posta la domanda sul contributo italiano alla Nato.

Resta evidente, comunque, lo scarto tra l’ultima visita di Matteo Renzi, con il ricevimento ufficiale alla Casa Bianca, e l’incontro del suo successore con il nuovo presidente.

Per l’Italia adesso è dura, immaginare di avere una relazione transatlantica che abbia almeno la parvenza di un rapporto, se non paritario, tra alleati che si rispettano e si sostengono reciprocamente, anche sul piano di una visione del mondo condivisa.

Il dilemma che incombe sul governo attuale sembra quello se tornare ad essere l’Italia di sempre, subalterna acriticamente dell’America, anche se la guerra fredda è finita da un pezzo, o finire nell’irrilevanza, lasciato al suo destino, solo a combattere con i suoi problemi.

Con Trump è più facile s’avveri la seconda ipotesi, anche se in Italia i sostenitori del vecchio ordine, ancora molto numerosi e rumorosi, non vedono l’ora di rinverdire i vecchi tempi dell’Italia Bulgaria della Nato.

Gentiloni-Trump. The Donald sorride ma non scherza ultima modifica: 2017-04-21T18:10:06+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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