Macron vince, ma la sinistra è a pezzi

scritto da ALDO GARZIA

Macron contro Le Pen è un ballottaggio in terra di Francia che dà molte chance di vittoria al primo. Vedremo tra quindici giorni. C’è stato il rischio, per fortuna scongiurato, di uno spareggio Fillon-Le Pen tutto giocato a destra come avvenne in quello Chirac-Le Pen (padre) di qualche anno fa. Tuttavia la Francia conferma alcune inquietanti tendenze della politica internazionale ed europea.

La Francia si sposta a destra. L’ondata di destra torna a essere fenomeno mondiale. L’elezione di Trump alla Casa Bianca l’ha solo confermato e consolidato. Terrorismo e migrazioni senza controllo come effetto delle guerre destabilizzanti in Africa e Medio Oriente sono le molle che generano la nuova destra non più semplicemente liberista come ai tempi di Reagan e Thatcher: protezionismo economico e chiusura delle frontiere sono le idee-forza da Washington a Parigi, condite da risorgente razzismo ed egoismo sociale.

Gli attentati e i morti a Parigi e Nizza hanno provocato l’impennata di consensi alla priorità del tema sicurezza che si trascina con sé tutti gli altri, oltre all’appannarsi del progetto di unità politica dell’Europa di cui nel 1992 fu un inascoltato campanello d’allarme proprio la bocciatura del Trattato di Maastricht nel referendum che si tenne in Francia. Da quel momento non si è corretto alcunché nelle politiche di austerità e bilancio.

I partiti tradizionali sono spiazzati e inadeguati. In Francia è praticamente scomparso in queste presidenziali il Partito socialista, quello glorioso di Mitterrand. Il tema è particolarmente drammatico a sinistra ma avvolge pure la destra, come dimostra proprio la crisi del partito gaullista in Francia. Socialisti e laburisti sono a rischio pure in Spagna, Gran Bretagna e in altre realtà mentre in Italia “socialista” è parola impronunciabile sia nel Pd sia nelle sinistre di recente formazione. Sorgono inoltre dappertutto nuove aggregazioni (come da noi i grillini) che occupano lo spazio lasciato vuoto dai vecchi soggetti della politica e dalle identità storiche (vedi i fenomeni Macron e Mélenchon in Francia o quelli di Podemos e Linke in Spagna e Germania)

Moderati o conservatori contro socialisti o progressisti non è dunque più lo schema risolutivo per comprendere i conflitti politici ed elettorali nella vecchia Europa. Le singole società sfuggono alla semplificazione destra/sinistra e i sistemi politici (vedi non solo Spagna e Italia) tendono a diventare tripolari. Ecco così che Macron risulta il classico coniglio uscito dal cilindro: 39 anni, né di sinistra e né di destra, poca storia e poca esperienza alle spalle (ha fatto il ministro dell’economia per Hollande), più banchiere-economista che politico, ma proprio per questo candidato buono per l’Eliseo: gli elettori hanno infatti bisogno di novità purchessia. Macron assomiglia alla “novità” Renzi di tre anni fa. Difficile dire ora quale governo potrà formare Macron, se vincerà. La sua vittoria potrebbe comunque salvare l’Europa dalla debacle definitiva.

Se le cose stanno almeno un po’ così, a poco servono richiami all’ortodossia tradita e nostalgie del passato (intendiamoci: senza storia e memoria non si va però da nessuna parte). Cosa sarà la sinistra degli anni a venire è difficile intuirlo. Quando è andata troppo al “centro”, come Blair o il Pd, ha mietuto qualche successo rivelatosi alla lunga effimero. Quando ha solo resistito, pur in un ruolo nobile di difesa dei diritti sociali acquisiti, si è votata alla marginalità politica. Il rompicapo resta perciò tutto intero, acuito dal voto francese e dalle sue prospettive. Riflettere sulla Francia è perciò molto utile.

Macron vince, ma la sinistra è a pezzi ultima modifica: 2017-04-24T11:45:10+02:00 da ALDO GARZIA

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