Perché al Cairo hanno scandito “viva il papa, viva il papa”?

scritto da RICCARDO CRISTIANO

Come mai nella sala strapiena dell’Università di al Azhar tanti si sono alzati a scandire, quasi si fosse allo stadio di calcio in occasione del derby Ahli-Zamalek, “viva il papa, viva il papa”?

La domanda potrebbero farsela tanti, anche quell’illustre gesuita egiziano che proprio nelle ore dell’arrivo di papa Francesco al Cairo ha definito, in un’intervista radiofonica, gli “autocrati” al Sisi e Assad “il male minore” per il mondo arabo. Era quasi un disperato tentativo di riportare indietro le lancette della storia vaticana. E infatti davanti all’autocrate, i cui metodi quotidiani sono stati chiariti anche per noi dallo straziante caso Regeni, il papa ha detto che la storia non perdona chi predica la giustizia e pratica l’ingiustizia.

È stato in quel momento che papa Francesco ha stabilito una nuova sintonia con milioni e milioni di egiziani, che lui ha definito idealmente presenti nella sala dove parlava; una sintonia impossibile per i suoi critici. E come mai? Perché lui non aveva “lectio magistralis” da pronunciare, non aveva portato da Roma un registro con tutte le insufficienze pur giuste e meritate dai suoi interlocutori in teologia, filosofia, ermeneutica e così via.

No, Bergoglio non ha ritenuto di salire in cattedra, forte di una oggettiva o presunta superiorità culturale; ma non perché non possa, bensì perché ha capito una cosa molto semplice: chi ha un grandioso passato e un disperante presente ha anche un problema, e va aiutato a liberarsi dai propri complessi… E lui lo ha fatto, con semplice e affabile fratellanza. Parlando più volte della grandezza della storia e del “popolo” egiziano, non lasciando trasparire di ritenere che ferocia e bastone siano il solo registro che loro ormai possano capire; no. Proprio no, anzi, guardando dritto negli occhi il presidente al Sisi Bergoglio ha detto: “lei mi ha detto che Dio è Dio di libertà e questo è certamente vero.”

È questo il papa che fa sentire capiti i suoi interlocutori e riesce così a farsi applaudire su terrorismo, violenza, rispetto dell’altro, arretratezza, carenze politiche, religiose e culturali. È così che il dramma dei copti diviene davvero il dramma di tutti, cioè di un popolo intero. È così che la malattia dell’odio viene raggiunta dove origina.

A volte rinunciare alle cattedre consente di chiedere di più, non di meno. Ecco come Bergoglio senza mai parlare di teologia ha reso un vero servizio anche a chi lo critica.

Perché al Cairo hanno scandito “viva il papa, viva il papa”? ultima modifica: 2017-04-29T13:36:20+00:00 da RICCARDO CRISTIANO

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