L’anno gramsciano entra nel vivo

Alla Camera dei Deputati fino al 7 giugno i “Quaderni” e i libri del carcere di Antonio Gramsci
scritto da ANNALISA BOTTANI

Non c’è attività umana da cui si possa escludere ogni intervento intellettuale,
non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens.
Antonio Gramsci

L ’anno gramsciano è entrato nel vivo.
Dopo il successo dell’esposizione “Antonio Gramsci e la Grande Guerra” presso l’Archivio Centrale dello Stato, la nuova mostra “Gramsci. I Quaderni e i Libri del carcere”, allestita alla Camera dei Deputati, darà a tutti la possibilità, fino al 7 giugno, di ammirare – per la prima volta insieme – gli originali dei trentatré “Quaderni del carcere” e alcuni dei volumi – circa cento, tra libri e fascicoli di riviste – che Gramsci aveva con sé durante la detenzione.

Realizzata dalla Fondazione Gramsci, con il contributo del Banco di Napoli, e inaugurata il giorno della ricorrenza della morte dell’intellettuale sardo, scomparso ottant’anni fa (27 aprile 1937), alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, del Presidente Emerito Giorgio Napolitano e del Presidente della Fondazione Gramsci Silvio Pons, l’esposizione, situata nel corridoio dei Busti di Montecitorio, prevede anche un’altra novità: accanto alle teche in cui sono custoditi i “Quaderni” e i volumi, è possibile “sfogliare” integralmente la versione digitale dei manoscritti grazie ad installazioni touch screen. Le immagini dei volumi sono accompagnate da “brevi giudizi” tratti dalle “Lettere” e dai “Quaderni”.

Un “contatto” prezioso con il patrimonio dell’intellettuale sardo cui fu consentito di scrivere solo nel gennaio del 1929, durante la reclusione nella casa penale di Turi di Bari, a seguito dell’arresto dell’8 novembre 1926 e della condanna – pronunciata il 4 giugno 1928 da parte del Tribunale speciale per la difesa dello Stato – ad oltre 20 anni di carcere.
Già nel 1928, in una lettera alla cognata Tania del 27 giugno, lamentava l’impossibilità di comunicare:

[…] Scrivi tu una lettera a mia madre, spiegandole che io posso adesso scrivere pochissimo, solo una volta ogni 15 giorni, e che devo distribuire le due lettere mensili tra lei e te. Posso invece ricevere lettere senza limiti: mia madre crede invece che ci sia un limite anche per la recezione.

Altrettanto preziosa è l’opportunità di osservare “da vicino” i libri che Nino leggeva durante la detenzione. Dei quasi seicento volumi citati nei “Quaderni”, il “Fondo librario Antonio Gramsci” ne conserva oltre duecento. Particolarmente interessante è il percorso dei testi custoditi dalla cognata Tania e dal fratello Carlo che, a seguito della morte di Nino, furono inviati in Unione Sovietica. La maggior parte dei volumi, riportata in Italia nel marzo del 1950, è conservata presso la Fondazione Gramsci. Alcuni volumi furono custoditi dalla sua famiglia di origine in Sardegna e dalla moglie e dai figli a Mosca. Altri furono, invece, donati alla Fondazione dal figlio di Gramsci Giuliano e ricollocati nel Fondo cui si accennava in precedenza che annovera 765 libri e 76 periodici con circa 1000 fascicoli.

Sono 291, in particolare, i testi contrassegnati dal timbro delle carceri di Milano, di Roma e della casa penale di Turi. Sono, in gran parte, pubblicazioni richieste alla libreria Sperling & Kupfer di Milano, presso la quale Piero Sraffa aveva aperto un conto illimitato a favore di Nino.

I libri privi di contrassegni carcerari (numero di matricola, nome del detenuto, timbro del carcere e la firma del Direttore) appartenevano a Gramsci prima del suo arresto o dopo il mese di novembre del 1933 quando arrivò alla clinica Cusumano di Formia.

Dei libri e delle riviste che lo accompagnarono durante la detenzione parla anche Gramsci, in una lettera alla moglie Giulia del 19 novembre 1928, dicendo di leggere “molto, libri e riviste; molto, relativamente alla vita intellettuale che si può condurre in una reclusione […].”

Durante questa mostra sarà possibile partecipare anche ad altre iniziative. Nel mese di maggio, infatti, prenderà il via, sempre a Palazzo Montecitorio, “Gramsci. Le idee e l’eredità”, un ciclo di lezioni che prevede l’intervento il 10 maggio di Silvio Pons sul tema “Gramsci e la Rivoluzione russa”. Il 17 maggio toccherà a Claudia Mancina approfondire la tematica “Gramsci e la cultura del Novecento”, mentre il 24 maggio Gianni Francioni illustrerà “Come sono stati scritti i ‘Quaderni del carcere’”. Il 7 giugno chiuderà il ciclo di lezioni il Direttore della Fondazione Gramsci Francesco Giasi, affrontando il tema “Gramsci e i suoi editori”.

Dal 18 al 20 maggio, inoltre, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, si terrà il Convegno internazionale di studi “Egemonia e Modernità. Il pensiero di Gramsci in Italia e nella cultura internazionale.”

Tornando all’esposizione “Gramsci. I Quaderni e i Libri del carcere”, perché è così significativa a ottant’anni dalla scomparsa di Antonio Gramsci?

Secondo la Presidente Boldrini, grata alla Fondazione Gramsci per aver scelto quale sede della mostra la Camera dei Deputati, questa iniziativa, “caratterizzata da un indubbio valore storico e dal significato politico”, dimostra che “il regime fascista fallì nel suo obiettivo”, ossia quello di “impedire al cervello” di Gramsci di “funzionare” per 20 anni, riprendendo le parole pronunciate nel 1928 dal Pubblico Ministero al termine della sua requisitoria.

Per fortuna non riuscirono ad annientarlo, come dimostrano la sua “produzione letteraria e scientifica” e la creazione con i “Quaderni” di “una delle pietre miliari della cultura italiana ed europea.” Una pietra miliare grazie alla quale, malgrado la reclusione, fu possibile per Gramsci “indagare liberamente sulla storia italiana, sul ruolo degli intellettuali, sulla questione meridionale, sulla natura del partito politico, sui grandi autori della letteratura, del teatro, del pensiero filosofico.”

Ma tra i punti più importanti sottolineati dalla Presidente Boldrini rientra la trasversalità del pensiero gramsciano, dimostrata il 28 aprile 1947 quando “l’Assemblea Costituente commemorò Gramsci a dieci anni dalla morte”, decidendo di “collocare in sua memoria un busto che ancora oggi ne ricorda la figura.” In quella occasione “intervennero rappresentanti di diversi gruppi politici, anche dei più distanti dalle sue idee.”

Tra i diversi interventi la Presidente ricorda quello di Giovanni Gronchi, che sarebbe diventato in seguito Presidente della Repubblica. A nome della Democrazia Cristiana, Gronchi affermò che

per noi, ogni combattente per un ideale di libertà e di giustizia è degno di omaggio, al di sopra di ogni dissenso. Ma quando un combattente ha la statura morale e intellettuale di Gramsci… raggiunge un’altezza che può per noi rappresentare la incarnazione di quel principio di devozione alla propria fede, che è a fondamento del nostro pensiero e delle nostre idealità.

Al concetto di trasversalità del suo pensiero, rievocato dalla Presidente Boldrini, si affianca per il Presidente Emerito Giorgio Napolitano, “toccato dall’emozione profonda che suscita la mostra”, quello di “internazionalizzazione”. Un fenomeno “crescente, ormai da alcuni decenni” che ha coinvolto la figura di Gramsci, la sua storia e il suo pensiero.

Partendo “da quel che rappresentò fin dall’inizio l’apparire in Italia, qualche anno dopo la Liberazione, di pubblicazioni che resero disponibili via via gli scritti gramsciani” e ripercorrendo l’evoluzione delle pubblicazioni delle sue opere, il Presidente Napolitano ricorda, inoltre, “l’ampia, elevata, emozionante recensione di Benedetto Croce nei suoi ‘Quaderni della Critica’ già nel mese di luglio: esprimendo ‘reverenza e affetto’ per la sua lotta contro il fascismo e per il martirio subìto, egli definì Gramsci come uomo di pensiero, ‘uno dei nostri’. In tutti i sensi, cioè, il patrimonio di quelle ‘Lettere dal Carcere’ – scrisse Croce – ‘appartiene anche a chi è di altro od opposto partito politico’”.

Una “ventata di aria fresca”, questo fu l’impatto per il Presidente Napolitano della prima edizione dei suoi scritti sulla sua generazione politica e intellettuale e “sull’evoluzione del contesto politico e culturale italiano attorno alla metà del Novecento.” Una ventata che toccò, dapprima, “gli studiosi e i militanti, specialmente giovani, della sinistra di ispirazione marxista”, influenzando, “il processo di selezione dei gruppi dirigenti e di formazione e orientamento di massa nel più forte partito della sinistra, il Partito Comunista Italiano”. E questa influenza si declinò “in senso antidottrinario e antidogmatico, allontanandolo nettamente dalla ortodossia ideologica di provenienza sovietica che dominava negli altri partiti comunisti in Europa occidentale.” Nel contempo, il suo pensiero ebbe un impatto anche su “studiosi di formazione completamente diversa da quella del marxismo e dell’area politica di sinistra.”

Napolitano ricorda che anche all’estero alcuni “fecero propria la lezione gramsciana”. E cita Eric Hobsbawm, storico britannico marxista, e Piero Sraffa, che lasciò l’Italia nel 1926 per trasferirsi a Cambridge, al Trinity College. Sraffa, amico fidato che rimase sempre accanto a Gramsci, fin dai tempi dell’Ordine Nuovo, “aprì così le porte dell’universo gramsciano ad un allievo e collaboratore di geniale talento come Amartya Sen, economista Premio Nobel e studioso pluridisciplinare, che raccolse e trasmise molto degli insegnamenti di Gramsci nell’esercizio del suo magistero in tutto il mondo.”

E parlando di diffusione del pensiero gramsciano, sono preziose le parole del Presidente della Fondazione Gramsci Prof. Silvio Pons che considera il 4 aprile 1974 la data simbolica della “genesi della prima globalizzazione” di Gramsci. Hobsbawm, quel giorno, scrisse sulla New York Review of Books il saggio “The Great Gramsci”, in occasione della pubblicazione in inglese della “prima corposa antologia” di scritti tratta dai “Quaderni del carcere”.

Finalmente possiamo vedere Gramsci come un uomo in carne e ossa e non più come un fantasma – scriveva Hobsbawm – osservando che sino ad allora la lettura di Gramsci e la conoscenza del suo pensiero erano state confinate al pubblico italiano e persino sottoposta a censura nel mondo del comunismo internazionale.

Non si tratta solo del “tramite linguistico”, che non si limitava solo all’inglese, ma anche delle diverse interpretazioni e degli approcci al suo pensiero determinati dai cambiamenti culturali e politici “prodotti dal lungo Sessantotto” e dalla “nuova coscienza delle interdipendenze globali che metteva a nudo la crisi della Guerra fredda come sistema di valori e come ordine mondiale”. Per Hobsbawm Gramsci era stato “un teorico della politica, forse il solo tra i grandi pensatori marxisti che possa essere così definito e che proprio in questo risiedeva la sua originalità”, togliendogli definitivamente “l’etichetta di un intellettuale dal profilo strettamente nazionale che gli era stata cucita addosso, pur nel riconoscimento della sua statura.”

Pons ricorda, tuttavia, che nell’ultimo decennio della Guerra fredda si verificò, però, “un fenomeno paradossale”: l’internazionalizzazione di Gramsci fu accompagnata, infatti, in Italia da un declino dell’interesse nei suoi confronti. Ben presto fu possibile, tuttavia, assistere ad una nuova fase. Il crollo del comunismo ha “travolto molte certezze ideologiche”, ma non ha travolto Gramsci: dopo il 1989, infatti, si è verificata “una seconda globalizzazione” di Gramsci che ha dato impulso alla traduzione dei suoi scritti nelle principali lingue del mondo e a numerosi studi caratterizzati dall’uso delle sue categorie in diverse discipline del sapere.

È divenuta ormai una legittima consuetudine affermare che Gramsci, lungi dall’essere marginale, sia entrato a far parte del panorama delle culture globali del nostro tempo.

Sperando che l’anno gramsciano possa contribuire a rivitalizzare il dibattito culturale e politico del nostro Paese, si ricorda, come disse Nino, che

[…] Ogni uomo all’infuori della sua professione esplica una qualche attività intellettuale, è cioè un ‘filosofo’, un artista, un uomo di gusto, partecipa di una concezione del mondo, ha una consapevole linea di condotta morale, quindi contribuisce a sostenere o a modificare una concezione del mondo, cioè a suscitare nuovi modi di pensare.

Ed è proprio questo il nostro auspicio.

Finito di redigere in data 30 aprile, alle ore 18

L’anno gramsciano entra nel vivo ultima modifica: 2017-05-02T12:22:27+01:00 da ANNALISA BOTTANI

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