Scritto&Parlato

Oggi che se ne è andato, si comprende con tristezza quanto Valentino Parlato, morto a Roma a 86 anni, abbia saputo trasmettere alla sinistra italiana e a un folto gruppo di ragazze e ragazzi (oggi in molte e molti pensionati, altre e altri ormai sopra i cinquanta) con il suo sobrio pragmatismo e con una non comune fierezza etica.
scritto da ANDREA BIANCHI

Ironico, capace di ascoltare, aperto e curioso, serio e solido nelle argomentazioni ma mai serioso, comunista per tutta la vita. Oggi che se ne è andato, si comprende con tristezza quanto Valentino Parlato, morto a Roma a 86 anni, abbia saputo trasmettere alla sinistra italiana e a un folto gruppo di ragazze e ragazzi (oggi in molte e molti pensionati, altre e altri ormai sopra i cinquanta) con il suo sobrio pragmatismo e con una non comune fierezza etica.

L’infanzia e l’adolescenza a Tripoli, l’espulsione dalla Libia decisa dal Protettorato inglese nel ’51 (Parlato aveva vent’anni), il funzionariato nel Pci, il settimanale Rinascita e il manifesto, la radiazione dal Pci e la trasformazione della rivista in quotidiano – anzi il “quotidiano comunista” nato il 28 aprile di 46 anni fa – di cui fu direttore per quattro volte.

Nella storia di Valentino Parlato c’è tutto questo ma anche le lacerazioni e le divisioni fino a quella dolorosissima che lo vide allontanarsi pochi anni fa dalla testata di cui – insieme a Rossanda, Pintor, Natoli, Magri, Castellina e Milani – era stato fondatore e che per tanti anni aveva salvato dal fallimento. E non soltanto per l’inesauribile capacità di trovare finanziamenti, un aspetto della personalità di Parlato tanto importante (soprattutto per il manifesto) quanto conosciuto; piuttosto per la caparbietà con la quale, anche nei momenti di scontro più duri all’interno del giornale, cercava di ricucire fratture che sembravano insanabili tra le diverse generazioni e spesso anche tra i fondatori.

Tra le doti, qualcuna non andrebbe rimossa. Intanto il non serbare rancore e il non considerarsi il centro del centro del mondo, il saper prendere il lato buono della vita, magari in compagnia, magari fumando e bevendo un bicchiere in più (whisky, rum e vino) e mangiando un boccone in meno. Ma, soprattutto, Valentino Parlato ha saputo trasmettere punti di vista non scontati, spesso lungimiranti, senza alcuna supponenza. I supponenti non rientravano nel novero delle persone a lui più simpatiche (e più affini).

 

Forse per questo, risalendo indietro di qualche anno, un ritratto dai contorni particolarmente nitidi di Parlato non si ritrova in un libro politico-biografico – l’impegnativa prova sulla quale si sono cimentati in questi ultimi decenni le grandi personalità della sinistra comunista (Rossanda, Magri, Ingrao) – ma in un Dvd realizzato da Marina Catucci, Matteo Parlato e Roberto Salinas. Una biografia capace fin dal titolo di restituire colui che si racconta ed è raccontato dagli autori: “Vita e avventure del signore di Bric a Brac, breve biografia di Valentino Parlato”. Economista di vaglia, aveva però la capacità di captare nella società anche discussioni che alcuni avrebbero giudicato (sbagliando) frivole. Come quando alla fine del secolo scorso con una sua risposta nella rubrica delle lettere del manifesto – “Scritto&Parlato”- scatenò un interminabile dibattito sulle collaborazioni domestiche. In un titolo il riassunto della querelle: “Avere in casa la colf è di sinistra?”

Parlato, infine, sapeva (virtù rara) sorridere bonariamente degli errori. Una volta al manifesto, quando un giovane redattore si cospargeva il capo di cenere per un titolo fuorviante (anzi, del tutto sbagliato), Valentino – direttore del quotidiano – rispose così: “Ricordati che di brutte figure non è mai morto nessuno”. Una risposta che aiuta a comprendere quanto si attagli a lui la definizione di maestro.

Ps. Un piccolo episodio, questo personalissimo, per completare il mosaico dei ricordi. Dieci anni fa, Valentino accettò di celebrare il matrimonio di due (ex) giovani, (ex) del manifesto, grazie anche all’aiuto di Delfina. Aprì così la cerimonia: “È la prima volta per tutti e tre”. E la concluse in maniera ancor più folgorante: “Avete da questo momento un diritto che vi era negato fino al sì di pochi minuti fa: quello di poter divorziare”.

Scritto&Parlato ultima modifica: 2017-05-02T19:17:57+00:00 da ANDREA BIANCHI

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