Balcani. La Nato gioca in “stile Facebook”

L'acquisizione del piccolo Montenegro non ha alcun valore militare o strategico ma è stata intesa come provocazione, e Mosca risponde cancellando tutti i rapporti economici con Podgorica
scritto da GIUSEPPE ZACCARIA

Lunedì scorso 46 deputati del Montenegro su 81 (l’opposizione aveva abbandonato l’aula) hanno deciso di ratificare l’ingresso del loro Paese nell’Alleanza Atlantica, che da quel momento ha aumentato la sua forza militare di ben 2.080 soldati ed i suoi bilanci addirittura di 450mila euro l’anno.

Il contributo avrebbe dovuto essere più alto ma i bilanci del Paese non lo consentono, così il Montenegro deve rassegnarsi ad essere preceduto in questa classifica dal Lichtenstein, che versa un contributo di cinque volte più alto. Ma le stranezze della storia non si fermano certo qua.

Alla Nato si comportano come chi vuole acquisire un nuovo amico su Facebook e per questo si sente più importante – è il commento di un diplomatico serbo di lungo corso – e pur di raggiungere questo obiettivo misero non si è peritata di spaccare in due tutto un Paese, innescando una situazione che non si sa a cosa potrò condurre.

Le opposizioni già minacciano nuovi sfracelli e giurano che non appena prenderanno il potere questa decisione sarà rovesciata. Uno dei leader contestatori, Ranko Krivokapić accusa la maggioranza di avere “le mani lorde del sangue delle nostre vittime”: durante la famosa campagna di bombardamenti, pur tentando di evitare la repubblichetta adriatica, la Nato uccise sei civili, per non contare le tremila vittime serbe. Per giunta Milo Đukanović, da venticinque anni al potere quasi ininterotto e adesso in posizione di padre della patria, tocca un altro incredibile primato: è il solo leader politico del mondo con il quale la Nato abbia fatto prima la guerra e poi la pace, anche se entrambe le mosse mancano di ratifica.

A Cetinje c’è già stata una protesta nella quale hanno bruciato le bandiere dell’Alleanza e anche se la Nato volesse installare nel Paese una batteria missilistica, una piccola centrale radar o assicurare un approdo alle sue navi, prima di farlo le converrà aspettare: le cose potrebbero rovesciarsi da un momento all’altro.

Tutto ciò detto, resta da capire come mai si siamo spese tante energie e si stiano correndo così tanti rischi per una delle acquisizioni militari e politiche più inutili nella storia dell’Alleanza. Poiché, tanto per rimanere all’esempio di Facebook, l’ingresso del nuovo amico virtuale non è stato seguito da alcun “mi piace”.

Qualche fine stratega ha sostenuto che facendo di Podgorica il proprio ventinovesimo aderente la Nato “ha chiuso il cerchio sull’Adriatico”, peraltro già presidiato sulle due sponde da Italia, Slovenia, Croazia e Albania, però la tesi ha poco senso, posto che nessuna grande forza navale si avventurerebbe in un mare così stretto. e allo stato delle cose l’Armata montenegrina potrebbe prendere parte a eventuali operazioni belliche solo organizzando un nutrito lancio di sassi dalla costa.

Dunque,

si tratta solo di una mossa simbolica – come ha spiegato Karl-Heinz Kamp, dell’Accademia tedesca per la politica di sicurezza – di un messaggio politico mandato alla Russia per dire che la Nato non accetta veti nella scelta delle sue alleanze.

Ma a parte il terrore che sicuramente si è diffuso nelle stanze del Cremlino dopo un simile annuncio, la questione di fondo ritorna a galla: valeva la pena di provocare tanti sconquassi per acquisire un alleato così insignificante? Lo studioso russo di politica estera Gevorg Mirzayan sostiene che

anche in un caso apparentemente minimo come quello dell’inclusione del Montenegro, se Mosca rimane in silenzio questo sarà visto come un cambiamento di posizione circa l’espansione della Nato nei Paesi ex sovietici, e dunque in questo strano balletto sia la Nato che Mosca saggiano a vicenda i limiti del proprio coraggio.

Mettiamo anche che qualcuno creda a tutto questo, e che il fantasma del Montenegro stia agitando i piani strategici di Mosca quanto una mosca che sia andata a posarsi al centro di una mappa. Ma, per la terza volta: valeva davvero la pena di mettere in piedi questo teatrino proprio nel momento in cui l’Occidente più ha bisogno della collaborazione di Mosca per districarsi dal ginepraio siriano e uscire da altre “guerre congelate” come quelle di Ucraina o di Georgia? In questa fase storica più volte si è avuta l’impressione che l’organizzazione diretta da Jens Stoltenberg persegua una sua politica non soltanto autonoma, ma a tratti divergente da quella del suo maggiore azionista, gli Stati Uniti d’America, e del presidente che li guida da tre mesi. Ecco un tema da tenere d’occhio nei prossimi mesi.

Quanto al piccolo Montenegro, adesso sono problemi suoi. Forse con questa mossa un Paese di seicentomila abitanti che ha adottato l’euro pur mantenendo redditi da terzo mondo spera di agganciarsi prima all’Unione Europea, ma per il momento la cosa più probabile è che vedrà scomparire del tutto il supporto economico russo.

Nonostante la crisi del rublo e dei rapporti politici, il 22 per cento del turismo nella repubblica adriatica è ancora rappresentato da russi, i resort di lusso hanno prevalentemente clientela russa, le poche industrie contano su investimenti russi. E il destino da adesso in poi pare segnato, posto che il ministro degli esteri moscovita Sergei Lavrov ha appena dichiarato:

Visto che il Montenegro ha dovuto soccombere all’ultimatum Russia o Nato, con questo ha deciso di ignorare gli aspetti economici e di sacrificare le relazioni con noi: credo che questa decisione peserà sulle loro coscienze.

Quel giochino di nuove amicizie stile Facebook insomma ha finito col riscuotere soltanto un “non mi piace”, ed è una posizione che peserà sull’intero Paese.

Balcani. La Nato gioca in “stile Facebook” ultima modifica: 2017-05-04T15:41:52+02:00 da GIUSEPPE ZACCARIA

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