Tacopina Magic Dust

In due anni la nuova società guidata dall’avvocato newyorkese è riuscita nell’impresa di tornare a vincere. La squadra è stata promossa in serie B. Ma questo, promettono, è solo l’inizio.
scritto da MARCO MILINI

Nell’ottobre del 2015 trecentocinquanta giornalisti provenienti da tutto il mondo presero parte alla conferenza stampa in cui si presentava al pubblico la nuova società Venezia Football Club, sorta come l’araba fenice dalle ceneri del Football Club Unione Venezia. Non male, per una società che ripartiva dalla serie D dopo il fallimento e anni di fortune alterne, sempre comunque lontano dal calcio che conta. Quali le ragioni di questo interesse? La prima, sotto gli occhi di tutti ma che potrebbe passare inosservata, è che c’è solo una Venezia al mondo.

La seconda ragione è che il presidente della nuova società è Joseph Tacopina, detto Joe. Che dell’unicità di Venezia è ben cosciente. Nel 2015, Tacopina viene da una breve esperienza come presidente del Bologna, che ha contribuito a riportare in serie A. Ma per disaccordi con il socio canadese Joey Saputo lascia la società e comincia a guardarsi attorno, nel panorama calcistico italiano, in cerca di un’altra piazza dove investire per costruire una squadra che risponda ai suoi canoni: vincente sul campo ed economicamente fruttuosa.

Joe Tacopina

Si guarda attorno, Joe Tacopina, finché non vede qualcosa che, a suo dire, gli sembrava impossibile nessuno avesse notato fino a quel momento. Ecco lì Venezia, adagiata nella sua laguna, con le sue gondole e i suoi canali, la sua storia e la sua bellezza, la sua fama che abbraccia il globo intero e attira ogni anno milioni di turisti. E con una squadra di calcio a pezzi. Ci ha pensato su, si è convinto che si trattava dell’occasione che stava aspettando, e poi si è mosso.

Joe Tacopina sbarca a Venezia deciso a realizzare un sogno: riportare la squadra di calcio in serie A. Le ambizioni sono grandi. Forse esagerate, se si guarda agli anni passati e ai trascorsi della squadra. Risale a quindici anni fa l’ultima partita giocata nella massima divisione e poi un balletto di retrocessioni, fallimenti, cambi di società. Ma ora qualcosa è cambiato, c’è chi comincia a credere in questo sogno, e per il momento la realtà sembra dargli ragione.

La squadra ha guadagnato la serie B con quattro giornate d’anticipo, dominando il proprio campionato e realizzando il secondo salto di categoria in due anni. Non è un’impresa da poco: ci sono tante squadre blasonate che impiegano anni per uscire dai gironi infernali della Lega Pro, quattro posti in serie B per sessanta squadre. Ma il Venezia ce l’ha fatta. E ha da poco vinto un altro trofeo, la Coppa Italia di Lega Pro. Con un pizzico di fortuna in finale, forse, ma nel calcio come nella vita serve anche quella.

La squadra festeggia la vittoria della Coppa Italia Lega Pro

Ma di certo per ottenere questi risultati non basta la fortuna. Forse tutto è stato possibile anche grazie a una spolverata di “polvere magica di Tacopina”, la Tacopina Magic Dust come la chiama John Goldman, membro della nuova dirigenza del club. Si tratta della passione, della convinzione che Tacopina mette in quello che fa e lo rende, apparentemente, possibile. In questi giorni, Joe Tacopina appare come quello che potremmo definire “l’uomo del miracolo”.

Mascella quadrata, spalle larghe, una vaga somiglianza con Steven Segal, anche Tacopina ha una certa reputazione nel mandare ko i suoi avversari. È considerato uno degli avvocati penalisti più tosti degli Stati Uniti. Sulla home page del sito dello studio Tacopina & Seigel c’è una sfilza di citazioni a confermare questa fama. Tacopina è famoso, un tipo da servizi di sei pagine su GQ. È un avvocato di successo, che sa quello che vuole e come comunicare, non per niente è stato spesso commentatore per i maggiori canali televisivi statunitensi, in qualità di esperto legale.

È un uomo che, come si dice, si è fatto da solo. La madre e il padre sono semplici impiegati che lo fanno studiare nelle scuole migliori che possono permettersi con i loro sacrifici. Cresce a New York, a Brooklyn, dove non sempre i quartieri sono facili e forse è proprio lì, dove capita di doversi sbrogliare in situazioni complicate, che comincia a sviluppare quel mix di capacità oratoria e convinzione energica poi alla base del suo successo. Un esempio di questa sua energia in aula: per provare l’innocenza del suo assistito, Tacopina mostra un filmato e punta il dito contro lo schermo con tale foga che sembra sul punto di spaccarlo.

La sua avventura nel calcio comincia a Roma, all’Olimpico, come spettatore. Un’esperienza unica che lo convince a far parte della cordata americana che acquisterà la società. Due le cose che lo convincono: l’emozione provata durante il derby è a suo dire unica, nessun grande evento sportivo americano, neanche il Super Bowl, è paragonabile. E poi c’è la constatazione che l’evento, commercialmente, non è sfruttato se non in minima parte: Tacopina allo stadio vuole comprare da mangiare ma non ci riesce, vuole comprare le magliette per i figli ma non le trova. Com’è possibile? Con queste cose, in America, si guadagna bene. Allora perché non farlo in Italia?

Questo accadeva circa dieci anni fa. Ora, dopo Roma e Bologna, Joe Tacopina è approdato a Venezia. Questa volta è socio di maggioranza, quindi ha più libertà d’azione. Il piano è applicare un modello di business americano alla nuova società, sfruttando le potenzialità e l’attrattiva legate al nome di Venezia. Gestire la società in modo che possa fruttare economicamente, vincendo sul campo, costruendo un brand.

Ma se si vuole vincere, bisogna costruire una squadra. Tacopina ha le idee chiare e coinvolge subito un direttore sportivo del calibro di Giorgio Perinetti. Di grande esperienza, quasi un mito nel settore, sono tante le squadre con cui ha lavorato nella sua lunga carriera, tra cui il Napoli di Maradona. Perinetti si convince del progetto di Tacopina e accetta la sfida. Per lui, dopo un periodo personalmente difficile, durante il quale si è allontanato dall’ambiente, è una sfida, un modo per rimettersi in gioco.

Giorgio Perinetti con Joe Tacopina

Insieme, Tacopina e Perinetti mettono su una squadra a tempo di record. Praticamente in una settimana completano la rosa: i giocatori accorrono, quando sanno che c’è di mezzo Perinetti. E dopo i giocatori, è il turno dell’allenatore. Tacopina non crede a ciò che sente quando Perinetti lo avverte che Filippo Inzaghi è disposto ad allenare la squadra: è un altro nome di peso nel calcio, che rafforza il progetto. Per Inzaghi, reduce dall’esperienza deludente con il Milan, il neonato Venezia Football Club è, come per Perinetti, un modo per ricominciare daccapo, una sfida.

La grinta di Inzaghi in panchina

Dopo due anni, le scelte fatte sembrano avere dato i loro frutti. Eppure è proprio adesso che, nonostante i risultati ottenuti, sarà da vedere se il progetto di Tacopina sarà all’altezza delle proprie ambizioni. La serie B è stata conquistata, e questo è un ottimo risultato. Anzi, il massimo ottenibile. La serie B è l’orizzonte verso il quale puntava tutto il lavoro fatto. Economicamente, la società in questi due anni era in perdita, perché guadagnare in serie D è quasi impossibile, ed è molto difficile farlo in Lega Pro. Ma già in serie B le cose cambiano.

Lo stadio Pier Luigi Penzo

E tuttavia, ci sono molti nodi da sciogliere. Tanto per cominciare, bisogna vedere se Inzaghi rinnoverà il contratto, ma questo è il meno. Ora si riapre la questione dello stadio. Il Pier Luigi Penzo è di sicuro uno degli stadi più suggestivi al mondo, circondato com’è dalla laguna, ma è vecchio e non offre molti margini di sviluppo. E poi uno stadio di proprietà è una delle priorità di una società intesa come la intende Tacopina. Si ripropone insomma la vecchia questione dello stadio in terraferma. Riuscirà Tacopina dove Zamparini e i russi si sono arenati? Al momento appare fiducioso, sembra avere l’appoggio del sindaco, si vocifera addirittura di coperture in vetro di Murano e girano già dei rendering dello studio Rossetti di Detroit.

Il progetto del nuovo stadio di Tessera

Ma poi, forse non è neanche lo stadio la questione centrale. Perché uno stadio bisogna riempirlo. Nelle parole di Tacopina, una squadra di calcio non è una fabbrica: appartiene alla comunità. Non può esistere senza i tifosi, senza una passione che la sostenga, senza una città che la sostenga. E da questo punto di vista le cose non vanno proprio benissimo: manca una corposa partecipazione di gente allo stadio. C’è uno zoccolo duro di tifosi, ma non bastano. Per Tacopina, se si tifa Venezia, adesso è il momento di andare allo stadio.

In quanti risponderanno, di quelli che vivono a Venezia, Mestre e in tutto il territorio del veneziano? Perché uno stadio non si può riempire di turisti, anche se comunque, quella di portare i turisti allo stadio, per vendergli anche questa esperienza, è una delle idee di Tacopina. Ma è probabile che non ci saranno per il momento frotte di turisti ansiosi di vedere partite di serie B, e se ci saranno, non potranno fare la parte del leone. Se i leoni devono ricominciare a ruggire, per usare uno degli slogan del nuovo Venezia, devono essere quelli che a Venezia ci vivono.

Per il momento, l’entusiasmo intorno alla squadra è cresciuto, ma dall’anno prossimo capiremo se questo progetto sarà capace di sostenersi e vedremo se Venezia e il suo territorio sono una comunità capace di sostenere questa squadra. Vedremo se questo nuovo progetto, che ha suscitato non poco interesse anche fuori dall’Italia, sarà capace di riaccendere il tifo. O se invece Tacopina dovrà ammettere di avere fatto un errore di valutazione, di avere puntato sulla fama di Venezia nel mondo, senza fare i conti con un territorio poco coeso o disamorato.

Tutto questo si vedrà. Per il momento, gli appassionati e i tifosi del Venezia possono godersi i risultati di due annate entusiasmanti che saranno comunque memorabili. E complimenti a tutti quelli che hanno guadagnato giorno dopo giorno sul campo i punti necessari a scalare la classifica, correndo dietro a un pallone, sudando e faticando, soffrendo e gioendo, facendo penare ed esultare chi stava a guardare. In poche parole, giocando a calcio.

Tacopina Magic Dust ultima modifica: 2017-05-06T16:18:42+00:00 da MARCO MILINI

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