L’apprendista macellaio

Martin McGuinness, il più grande leader militare e politico della storia dell'Irlanda del Nord, artefice degli accordi di pace tra IRA e Regno Unito nel 1998 dopo cinquecento anni di guerre, è mancato alla fine di marzo. Lo ricordiamo per non dimenticare come la pace sia la priorità dell’Unione Europea.
scritto da LUCIANA DE MELLO

La Commissione Europea ha recentemente chiarito che uno dei tre punti che il governo inglese dovrà al più presto definire prima di iniziare a parlare del futuro della Brexit riguarda il confine tra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord che è parte del Regno Unito. Per i lettori di ytali. presentiamo, quindi, la traduzione a cura di Alessandro Pastore del bell’articolo della giornalista e scrittrice argentina Luciana De Mello in ricordo di Martin McGuiness che era stato artefice degli accordi di pace tra IRA e Regno Unito nel 1998 dopo 500 anni di guerre e che è mancato alla fine di marzo. Un modo per non dimenticare come la pace sia la priorità dell’Unione Europea.

Una delle strette di mano più scomode della storia avvenne l’anno scorso tra la regina Elisabetta II d’Inghilterra e Martin McGuinness, ex capo dell’IRA, allora vice primo ministro dell’Irlanda del Nord. La Regina, obiettivo preferito dell’esercito Repubblicano Irlandese, sopravvisse a innumerevoli tentativi di assassinarla fino a quando, proprio grazie a McGuinness, si giunse alla firma degli accordi di pace nella Pasqua del 1998.

Quando McGuinness la accolse nel suo ufficio e le chiese come stava la Regina, che aveva appena compiuto novant’anni, rispose con un sorriso beffardo: “Sono ancora viva”.

Alla fine della riunione a porte chiuse, a McGuinness fu chiesto come fosse stato l’incontro con la Regina. “È andato molto bene, in ogni caso io resto ancora repubblicano”, rispose lui. Questo incontro, inimmaginabile fino a poco tempo prima, dimostrava quanto fosse stata in salita la strada della riconciliazione tra le due comunità, in guerra da quasi cinquecento anni.

Ho incontrato Martin McGuinness, il più grande leader militare e politico della storia dell’Irlanda del Nord, un anno fa, nella città di Derry. Sono andata a quell’incontro con l’audacia permessa dall’ignoranza: senza il limite dei pregiudizio o la prudenza dettata dall’ammirazione. Parlammo per ore. Mi ero appuntata le domande e alcuni fatti storici rilevanti: gli anni come capo dell’IRA, il suo ruolo di promotore e mediatore di una pace che per secoli si era pensata impossibile e la carriera politica che lo vide prima Ministro dell’Istruzione e poi vice primo ministro dell’Irlanda del Nord.

Solo un paio di ore più tardi, finita l’intervista, ho capito fino in fondo la grandezza di quell’incontro. Mai allora, così come adesso, ebbi la certezza di essere stata di fronte a un grande uomo, uno degli ultimi uomini sulla soglia del nuovo secolo (cfr. al racconto di Louis Borges “L’uomo sulla soglia” della raccolta L’Aleph, N.d.T.)

Martin McGuinness

Martin McGuinness nacque in un paese in cui essere cattolici significava essere dalla parte di chi si ribellava. Tuttavia, non fu allora, né lo è oggi una questione di differenze dogmatiche a dividere l’Irlanda in due. La lotta armata tra la comunità cattolica e quella protestante in Irlanda del Nord, che ha avuto il suo periodo di picco massimo durante gli anni ’70 e ’80, passati alla storia come The Troubles, è stata una lotta politica per l’identità e i diritti civili. Certamente, i cattolici combattevano per tornare una sola nazione, con un solo governo per il Nord e il Sud, ma erano altre le parole d’ordine a essere più importanti: l’uguaglianza di fronte alla legge, l’ottenimento di diritti civili fondamentali quali il voto, l’accesso al lavoro, alla casa, agli studi universitari. A loro volta, i protestanti combattevano per rimanere una provincia britannica e poter mantenere quegli stessi diritti che nei secoli si erano trasformati in privilegi economici.

McGuinness era cresciuto nel ghetto di Bogside, uno dei quartieri di Derry con una lunga storia di resistenza alle forze di sicurezza. Aveva vissuto con i genitori e sei fratelli in una casa per quattro persone con il bagno esterno. Tutti i giorni andava a messa e recitava il rosario prima di andare a dormire. A quattordici anni terminò le scuole tecniche e iniziò a cercare lavoro. Ma veniva continuamente respinto a causa della comunità da cui proveniva.

Non gli rimase che il lavoro che nessun protestante voleva fare: all’età di 19 anni divenne apprendista macellaio. Ma lui sapeva bene che la vera macelleria era quella che stava accadendo nelle strade. In quei giorni, le forze di sicurezza avevano ucciso a bastonate un suo vicino di casa mentre ritornava da una marcia per i diritti civili. Quando McGuinness vide come trascinarono via il corpo insanguinato di quel ragazzo che aveva solo quindici anni, abbracciò la strada della lotta armata. Dopo solo due anni divenne il secondo comandante in capo dell’IRA.

McGuinness stringe la mano alla regina

Durante il nostro incontro mi raccontò di aver vissuto per oltre dieci anni in clandestinità e che, durante quel periodo, i momenti migliori erano stati gli incontri con il suo sacerdote confessore e le poesie di Seamus Heaney, di cui era molto amico: “Il suo lavoro ha influenzato la mia vita in modo decisivo” mi disse, chiedendomi se avessi mai letto la sua poesia preferita: A constable calls. Quando dissi di no, cominciò a recitarmela: un bambino ricorda la visita di un ufficiale inglese venuto a controllare le coltivazioni del padre, per essere sicuro che paghi le tasse dovute. Il padre nasconde parte del raccolto e il bambino sente il pericolo nell’aria. Alla fine il poliziotto riparte sulla sua bicicletta mentre il bambino ascolta il suono che fa la catena mentre si allontana: tic-tic-tic.

L’ingiustizia impartita da uno Stato sarà sempre una bomba ad orologeria.

Quando gli chiesi del sacerdote, l’uomo che lo conosceva da quando era un ragazzino, mi disse che quelli incontri non erano facili, perché, sebbene fosse d’accordo con lui sulla legittimità della lotta, gli rimproverava l’uso della violenza per raggiungere i suoi obiettivi. Quei colloqui, o confessioni, finivano sempre in disaccordo.

Fino a che, all’inizio del 1990, McGuinness decise che era venuto il momento di porre fine alla lotta armata:

Iniziai a leggere un sacco di rapporti dei generali britannici, e tutti giungevano alla stessa conclusione, che non avrebbero mai potuto sconfiggere l’IRA. Ovviamente sia i membri dell’IRA che le persone che ci sostenevano erano molto contenti di questo fatto. Però, a me, metteva una pulce nell’orecchio: se questo è ciò che pensa l’esercito britannico, che cosa pensa l’IRA? Ossia, potevamo pensare di poterli definitivamente sconfiggere? Se la risposta fosse stata la stessa che loro si davano, allora eravamo in un circolo vizioso di violenze che sarebbe durato ancora per lungo tempo.

All’epoca Martin McGuinness era l’unico uomo dell’organizzazione ad avere la statura e il peso per convincere gli altri membri dell’IRA. Alcuni dei suoi lo accusarono di vigliaccheria e arrivarono a dire che era un agente al soldo della corona.

Con il sostegno degli irlandesi repubblicani che risiedevano negli Stati Uniti e la mediazione di Bill Clinton con il governo inglese, l’attuazione del processo di pace iniziò con la firma degli accordi del Venerdì Santo della Pasqua del 1998.

Non gli chiesi cosa realmente lo avesse portato a fermare la macchina militare e proporre la via della riconciliazione, perché sapevo che non avrei ottenuto un risposta diversa da quelle note. McGuinness aveva uno sguardo attento e allo stesso tempo caldo. Da come si vestiva fino al tono della voce, tutto denotava una grande umiltà ed era chiaro che per anni aveva pensato a ciascuna delle sue risposte.

Quando l’intervista si concluse, uscimmo in strada e la sua vecchia auto attirò la mia attenzione. Prima di partire gli chiesi una foto davanti agli uffici del partito, ma mi disse che preferiva un altro sfondo. In cima alla collina voleva che si vedesse alle sue spalle il campanile della cattedrale di Santa Colomba. È stato proprio in quella chiesa che il 23 marzo scorso una folla in silenzio ha accompagnato la sua bara coperta con la bandiera tricolore.

El aprendiz  de carnicero

traduzione di Alessandro Pastore

L’apprendista macellaio ultima modifica: 2017-05-09T17:00:14+02:00 da LUCIANA DE MELLO

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