Macron, una buona notizia per l’Italia. Anzi, no

scritto da FRANCESCO MOROSINI

Con l’elezione di Emmanuel Macron a presidente della Quinta Repubblica di Francia il collasso dell’Eurozona, e forse pure dell’Unione europea (area di 28 paesi di cui solo 19 utilizzano l’euro come valuta), sarà, almeno nel breve, scongiurato. Il sospiro di sollievo tirato a Bruxelles per la vittoria di Macron è apparso plateale.

D’altronde, per la signora Le Pen l’aver mancato il traguardo dell’Eliseo, oltre ad averle evitato di infilare la testa nella ghigliottina dell’euro No, le ha comunque dato larga rappresentanza della “voce” della Francia occidentale e mediterranea; la qualcosa le consentirà di mettere il dito nella piaga dei limiti dell’ideologia europeista. Che, invero, sono molti e destinati a pesare nell’agenda di Macron, a cui merito va ascritto che, pur ben conoscendoli essendo stato ministro delle finanze con il suo predecessore Hollande, ha nella sua corsa elettorale lanciato il cuore oltre l’ostacolo.

Pertanto, la domanda ora è: la vittoria di questi – ecco il punto rilevante delle presidenziali d’oltralpe – sarà solo nel segno di continuità col quinquennio presidenziale ora trascorso (una sorta di Hollande più giovane ma presto destinato a logorarsi assieme al suo europeismo)? Oppure, Macron imprimerà un’accelerazione alla politica europea francese col rischio che l’Italia abbia il destino del vaso di coccio tra vasi di ferro (Parigi e Berlino)?

Il pericolo c’è; però va aggiunto che la partita è tutta da giocare. Detto più chiaramente: dipende anche dall’Italia e dalla sua capacità di imporsi al tavolo di gioco diplomatico degli Stati partecipanti all’Unione europea e all’Eurozona. Una cosa è certa: l’asse franco-germanico, oltre a essere riconfermato, con tutta probabilità sarà rilanciato e dinamizzato. E questo, inevitabilmente, produrrà qualche rischio di marginalità per il Belpaese.

Infatti, la tendenza di Parigi e Berlino sarà quella di porsi come guide politiche del processo di creazione di forme di confederazione europea (il processo di costruzione europeo, invece che federale, resterà una catena di comando politico centrata sugli Stati e sui loro rapporti di forza) al fine di stabilizzare, via Europa, le reciproche sfere d’influenza.

Certo, nulla sarà semplice, anche perché questo reciproco consolidamento geopolitico – della Germania nell’Est Europa e della Francia anche in Africa (sarebbe l’area post-coloniale della Francafrique, sostenuta da tutti i presidenti francesi e alla quale difficilmente Macron si sottrarrà) presenta divergenze; ma pure consonanze. Come il fatto, ad esempio, che nella Francafrique esistono aree valutarie che si richiamano a una valuta, il Franco africano il cui tasso di cambio, importante per l’import di materie prime, era gestito prima dalla Banca di Francia e ora a Francoforte dalla BCE (chissà, forse l’euro No della Le Pen indica il desiderio di riportare sotto la sola Banca di Francia questa valuta).

Pertanto, è proprio in questo quadro del rinsaldarsi del rapporto tra Parigi e Berlino che l’Italia qualche rischio, appunto di vaso di coccio, potrebbe correrlo. Tra i motivi l’attuale debolezza del suo sistema politico post referendum costituzionale.

Un punto deve essere chiaro: dopo l’elezione di Macron, ma pure dopo il Brexit, il voto in Europa sarà un referendum su quest’ultima, ricomponendo le divisioni politiche di un paese (siano territoriali, di classe, di partecipazione al carico fiscale ed al welfare, persino le religiose) su di una nuova faglia che separa chi vuole in Europa il “liberi tutti” e chi, all’opposto, ritiene che un filo confederale che tenga insieme gli Stati dell’Unione europea, o almeno quelli dell’Eurozona, sia un’opportunità di potere geopolitico globale da evitare di sprecare.

Il problema dell’Italia è che arriva a questa possibile ridefinizione del vertice franco-tedesco della catena di comando europea con un sistema politico estremamente fragile. Inoltre, senza una legge elettorale capace di garantire un minimo di governabilità; e con un dibattito euro Si/ euro No, Europa Sì / Europa No, più retorico-demagogico che analitico; dunque poco utile nella partita che si giocherà a Bruxelles. Attenzione, perché la “novità Macron” potrà risultare difficilmente digeribile dagli antieuropeisti nostrani, come pure dagli europeisti.

La Tribuna

Macron, una buona notizia per l’Italia. Anzi, no ultima modifica: 2017-05-10T17:16:48+00:00 da FRANCESCO MOROSINI

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