Basket. Il folletto dei Boston Celtics

di MARCO MILINI 14 maggio 2017

I Boston Celtics sono una delle squadre più importanti della NBA, il campionato di basket più famoso al mondo. Nella loro storia, hanno vinto la competizione ben diciassette volte, seguiti a breve distanza dai Los Angeles Lakers, a quota sedici. Ma i Celtics vantano anche il record di otto vittorie consecutive del torneo, realizzato a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. I simboli della squadra provengono dalla tradizione irlandese: il trifoglio e un leprechaun, una specie di folletto.

Isaiah Thomas, in questa stagione, è il leprechaun dei Celtics. Quando pensiamo al basket, ci immaginiamo dei giocatori alti, dei giganti, ma le cose non stanno sempre così: ci sono delle eccezioni, e Isaiah Thomas è una di queste. Per strada nessuno farebbe caso alla sua altezza, ma sul campo di basket sì: con il suo metro e settantacinque di altezza, è attualmente il giocatore più basso della NBA.

Non è il giocatore più basso di sempre, nella graduatoria occupa il ventiquattresimo posto. Il primo spetta a Muggsy Bogues, un metro e sessanta, che vanta anche il record di aver giocato affianco a uno dei due giocatori più alti della storia, Manute Bol. Tra i due c’erano ben settantuno centimetri di differenza.

Isaiah Thomas

Ma Isaiah non è solo basso, in rapporto ai compagni, è anche bravo. Molto bravo. Addirittura inarrestabile. Quest’anno sta trascinando la squadra a suon di canestri, realizzando medie da capogiro per partita, destabilizzando le difese avversarie e ispirando i compagni. Dà il meglio di sé durante l’ultimo quarto delle partite, quando si scatena. Prima di dare il via alle danze, fa un gesto che ormai è suo distintivo: si tocca il polso, come a indicare l’orologio. Significa: ok, adesso è il mio momento.

I Celtics quest’anno sono una squadra ancora in costruzione, all’inizio di stagione non aveva grandi aspettative, e senza i punti del loro playmaker, del loro folletto, non sarebbero dove sono, cioè in lizza per vincere i Play Off. Con Thomas in panchina non ci sarebbe storia, ma il fatto è che questo ventottenne con la faccia da ragazzino non ama restare in panchina, è un combattente nato. Nella prima partita contro i Washington Wizards, in seguito a una gomitata accidentale, Thomas ha perso un dente: si è limitato a raccoglierlo, portarlo in panchina e poi ha continuato a giocare.

Ma gli è successo ben di peggio, nell’ultimo mese. Lo scorso 15 aprile la sorella, di soli ventitré anni, è morta in un incidente stradale. Il giorno dopo, lui era in campo. I Celtics hanno perso quel giorno, ma lui ha fatto una grande partita. E ne ha fatta una ancora più grande, stratosferica, qualche giorno dopo, il 2 maggio, compleanno della sorella, realizzando ben cinquantatré punti: un record.

Isaiah Thomas sta facendo impazzire tutta Boston, eppure non era un predestinato. Quando ha cominciato a giocare, nessuno si immaginava che sarebbe potuto diventare la stella dei Celtics, uno dei migliori giocatori della NBA. La prima squadra che lo aveva ingaggiato nel 2011, i Sacramento Kings, lo aveva preso come sessantesimo giocatore: l’ultima scelta. Ecco perché adesso il motto di Isaiah Thomas è: Pick Me Last Again. Sceglietemi ancora per ultimo.

Assicura Isaiah Thomas che in tutta la sua vita è sempre andato contro ogni pronostico ma la cosa non lo fermerà, lo spinge invece a lavorare più duro, per dimostrare che sono gli altri a sbagliarsi. Non rischiano invece di sbagliarsi gli appassionati che vorranno seguirlo: sul campo da gioco, sarà facile riconoscerlo. È il più piccolo di tutti, e quello che fa più punti.

Basket. Il folletto dei Boston Celtics ultima modifica: 2017-05-14T17:30:15+00:00 da MARCO MILINI

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