Scontri e previsioni, cosa nasconde la querelle sulla legge elettorale

di ALDO GARZIA 14 maggio 2017

Come finirà il tormentone sulla legge elettorale? Lo scontro, all’ingrosso, è tra fautori della proporzionale pura e chi la vorrebbe almeno correggere. Ma non si capisce l’oggetto del contendere se non si fa qualche simulazione politica.

Le prossime elezioni saranno un duello all’arma bianca tra Pd e Cinque stelle. Le avvisaglie le vediamo tutti i giorni. Gli altri partiti in campo sono finora comprimari dello scontro centrale. Ecco perché Pd e Cinque stelle tentano un accordo innanzitutto tra loro sulle regole del gioco: premio alla lista che raggiunge almeno il 37 per cento o eventuale secondo turno di ballottaggio tra le due liste in pole position (intervista di Grillo al  Corriere della Sera di domenica scorsa).

A questo meccanismo ritenuto principale sono subordinate le altre scelte: mix tra proporzionale e maggioritario per l’assegnazione dei seggi (il Pd propone cinquanta per cento e cinquanta per cento), capilista bloccati in parte o no, soglia di sbarramento per accedere in Parliaments da fissare al tre o quattro per cento sia per Montecitorio sia per Palazzo Madama.

Forza Italia (Berlusconi in primis) opta per ora soprattutto a favore di un premio di governabilità per la coalizione vincente e non per il partito, sperando così di convincere Lega e Fratelli d’Italia a mitigare il loro “lepenismo” estremista in modo da rendere credibile una alleanza di centrodestra, la più larga possibile. I centristi (Alleanza popolare e frattaglie) stanno a guardare misurando i pro e i contro delle varie ipotesi. Sinistra italiana, ritenendo impossibile e perfino dannosa la formazione di un nuovo centrosinistra, è per la soluzione più proporzionale possibile in modo da avere mani libere per il presente e per il futuro. Pisapia e il suo Campo progressista invocano invece un inedito centrosinistra di cui però non si intravedono i contorni realistici, a cui per primi Renzi e il Pd (a parte Cuperlo, Orlando, Emiliano) non sembrano credere e fornire appigli. Più nebulosa la posizione di Articolo Uno di D’Alema, Bersani e Speranza: non dicono no alla proposta di Pisapia, pur non credendoci molto, e auspicano di conseguenza più proporzionale possibile.

Tutto questo significa che Pd e Cinque stelle pensano di potercela fare a governare da soli, se il loro compromesso sulla legge elettorale dovesse prendere forma? I grillini puntano a un governo monocolore sostenuto dall’esterno dall’astensione di Lega o chissà di chi. Per il Pd la scommessa è ancora più ardua: con chi allearsi, vista l’incomunicabilità a sinistra e i rapporti inesistenti con gli scissionisti che hanno abbandonato la casa madre? Saranno i crudi numeri a dirci se dopo la prova delle urne, tra pochi mesi o tra un anno, l’unica opzione possibile sarà un governo di “larghe intese” con baricentro il forzoso incontro tra Pd e Forza Italia.

Chi non ha preoccupazioni di governo, e quindi per il “dopo”, è la sinistra radicale. Deve tuttavia badare con accortezza alla propria sopravvivenza. Campo progressista e Articolo Uno possono trovare facilmente un accordo per comuni liste elettorali.

Meno scontato l’accordo pure con Sinistra italiana. Ma l’emergenza può fare il miracolo di vedere intorno allo stesso tavolo in una lista unica Fratoianni, D’Alema, Pisapia & company. I sondaggi, per quello che valgono, dicono che due liste divise faticherebbero entrambe a raggiungere il quorum.

Il disordine sotto il cielo resta perciò il tratto dominante della politica italiana. E la situazione non è affatto eccellente, malgrado la sconfitta di Renzi nel referendum dello scorso 4 dicembre. Anzi.

Scontri e previsioni, cosa nasconde la querelle sulla legge elettorale ultima modifica: 2017-05-14T20:52:57+00:00 da ALDO GARZIA

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