Legge elettorale. Pd e sinistra, ripicche tra sordi

scritto da ALDO GARZIA

Si fa fatica a seguire i funambolismi del dibattito nei dintorni della sinistra e del centrosinistra. Proviamoci. D’Alema alla conferenza programmatica di Articolo 1 a Milano:

Occorre avere una sinistra che sia capace di avere come modello ideale un nuovo umanesimo, perché solo una nuova visione umanista può cambiare una globalizzazione che altrimenti produce conflitto.

Di qui l’invito a seguire l’insegnamento di papa Francesco. Prima di questa affermazione impegnativa, l’ex premier aveva polemizzato con Renzi:

A me sembra che una certa intesa fra Renzi e Berlusconi ci sia sempre stata. Un’intesa che sostanzialmente ha caratterizzato tutta la politica renziana fin da quando Renzi andò a trovare Berlusconi ad Arcore.

Un po’ forte e un po’ esagerato. Chi voleva addirittura costituzionalizzare Forza Italia e la nuova destra non era forse proprio D’Alema che andò a presiedere una Bicamerale per riscrivere la Carta? Tra quella pomposa Bicamerale dalemiana e il più modesto “Patto del Nazareno” renziano c’è invero qualche affinità in tema di voglia di scrittura comune delle regole. E come dimenticare la visita di D’Alema del 1996 non ad Arcore bensì negli stabilimenti Mediaset in cui rassicurò Berlusconi e i suoi dipendenti che un governo di centrosinistra non avrebbe penalizzato l’impresa e non avrebbe fatto una legge punitiva sul conflitto di interessi? I due ex premier, in quanto a berlusconismo, hanno qualche responsabilità da dividersi.

Sempre a Milano, dichiara Bersani:

Mi state chiedendo se sono d’accordo nel fare la coalizione di centrosinistra con un simbolo, con primarie per il candidato premier? Col Pd sì, non con Renzi.

L’ex segretario avrebbe dovuto aggiungere: non vorrei Renzi, faremo delle primarie per decidere il candidato premier.

In quel caso sarebbe stata una posizione legittima, ma pensare che si possa fare un centrosinistra senza Renzi che ha vinto il congresso del Pd con quasi il settanta per cento è una freddura nonsense in puro stile bersaniano. Infatti, Pisapia – che molti individuano e vorrebbero nel ruolo di federatore del nuovo centrosinistra – non mette paletti verso destra (Renzi) o verso sinistra (Fratoianni). Chi li mette è il ritrovato tandem Sinistra italiana-Rifondazione comunista (col Pd nessun accordo, né oggi né mai) e lo stesso Renzi che ritiene impossibile un link con i cosiddetti “scissionisti”.

Ecco così che per ora l’attenzione si concentra sulla legge elettorale proposta dal Pd (cinquanta per cento di proporzionale, cinquanta per cento di collegi maggioritari più sbarramento al cinque per cento).

Per Prodi e Pisapia se ne può discutere, è una base non indecente. La pensa allo stesso modo Berlusconi (Il Messaggero), che in cambio di concessioni è disposto a concordare con Renzi perfino il voto anticipato in autunno. Bersani però ha un giudizio differente:

Quello è un maggioritario a geometrie variabili. Se si vuole fare sul serio, si prenda il Mattarellum. Vuol dire: coalizione, simbolo e programma uguali in tutta Italia. L’altro si chiama trasformismo.

D’Alema è come sempre più sferzante:

Questa legge elettorale permette il massimo dell’arbitrarietà e del trasformismo. Il Mattarrellum è un’altra cosa.

È un parlare tra sordi. Quando ci sarà la nuova legge elettorale, la musica dovrà cambiare, non fosse altro che per necessità. Bersani-Pisapia-Fratoianni faranno un listone insieme per evitare che qualcuno rimanga fuori dal Parlamento? Renzi e Pd andranno davvero alle elezioni da soli?

Legge elettorale. Pd e sinistra, ripicche tra sordi ultima modifica: 2017-05-21T14:01:37+00:00 da ALDO GARZIA

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